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Pagamento del gas russo in rubli, anche l’Italia si piega a Putin: cosa ha svelato Draghi

L’Italia non è pronta a dire addio al gas russo. L’ha detto a chiare lettere il presidente del consiglio Mario Draghi in conferenza stampa, dicendo che il nostro Paese è disposto ad aderire alla richiesta di Mosca di pagare con il conto in rubli parallelo a quello in euro. Durante la conferenza stampa all’ambasciata italiana di Washington, Draghi ha chiarito che i versamenti dovuti continueranno: «Non c’è nessuna dichiarazione ufficiale che i pagamenti violino le sanzioni, quindi» quella del pagamento in rubli «è una zona grigia». Il premier si è detto “fiducioso”, osservando anche come «il più grande importatore, la Germania, ha già pagato in rubli e la maggior parte degli importatori di gas hanno già aperto dei conti in rubli».

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Pagamento del gas russo in rubli, anche l’Italia si piega a Putin: cosa ha svelato Draghi

Nell’incontro con il presidente degli Stati Uniti, è stato affrontato anche il tema relativo all’energia e in particolare al gas. «A Biden ho presentato e descritto anche l’esigenza di prendere decisioni e provvedimenti per affrontare il problema dei prezzi dell’energia, che è iniziato prima della guerra e poi si è acuito. La cosa fondamentale è che si è venuta ad aggravare un anno e mezzo prima della guerra. È una situazione che va affrontata insieme, l’Italia è molto attiva nel diminuire la dipendenza da gas», ha spiegato Draghi.

«Ho ricordato a Biden il tema della possibilità di introdurre un tetto a prezzo del gas, ipotesi accolta con favore anche se l’amministrazione Usa sta riflettendo più su un tetto al prezzo del petrolio che del gas, si è deciso che ne riparleremo presto insieme», ha detto sempre il premier in conferenza stampa a Washington.

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La situazione dell’Italia

Intanto, come rivela Vanessa Ricciardi su «Domani», il gestore della rete di trasporto gas ucraina Gas Tso of Ukraine, ha anticipato martedì pomeriggio che «come conseguenza delle azioni degli occupanti russi» sarebbe stato interrotto il flusso di gas russo al punto di ingresso di Sokhranivka, da cui transita circa un terzo del gas russo diretto in Europa attraverso la rotta di Kiev. Ci sarebbero poi «prelievi di gas non autorizzati dai flussi di transito del gas» che «hanno messo in pericolo la stabilità e la sicurezza dell’intero sistema di trasporto del gas ucraino».

Lo stop del gas ha avuto effetti nel nostro Paese: come scrive «Staffetta Quotidiana» i flussi in ingresso a Tarvisio, da dove passa il metano, si sono ridotti da martedì pomeriggio e poi dopo sono scesi ancora. Non si può parlare di emergenza, anche se le risorse che arriveranno dall’Algeria, circa 2-3 miliardi di metri cubi di gas aggiuntivi, sappiamo che non basteranno. Leggi anche l’articolo —> Guerra in Ucraina, rivelati gli obiettivi di Vladimir Putin: così si fermerà

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