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Giacomo Sartori, cosa ha fatto nelle ultime ore di vita: la testimonianza del datore di lavoro

Nella puntata di ieri, mercoledì 29 settembre 2021, di “Chi l’ha visto?” ampio spazio al caso di Giacomo Sartori, l’informatico scomparso a Milano e ritrovato impiccato nelle campagne del Pavese circa una settimana dopo. Perché il ragazzo si è allontanato in città per recarsi a Casorate Primo, un luogo in cui non pare non fosse mai stato prima? Era forse sulle tracce dei rapinatori del suo zaino contenente due pc e il telefono aziendale? Cosa si nasconde dietro il gesto estremo di togliersi la vita? Il racconto del padre del giovane e la testimonianza del suo datore di lavoro aggiungono due tasselli importanti ad un caso che presenta ancora troppi punti oscuri.

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Giacomo Sartori, cosa ha fatto nelle ultime ore di vita: la testimonianza del datore di lavoro

Giacomo Sartori non aveva mai dato segni di turbamento: “Era contento e sereno. Era molto soddisfatto a lavoro: aveva iniziato a lavorare come tecnico informatico in questa azienda a marzo”, ha spiegato il padre in un intervento fatto alla trasmissione di Rai 3 prima che venisse rinvenuto il corpo del giovane. Il furto dello zaino quell’ultima sera in cui è stato visto vivo in compagnia degli amici aveva turbato Giacomo e non era la prima volta che accadeva, come riporta anche “Fanpage”: gli era stata scassinata anche l’automobile. Il 29enne era tranquillo quel venerdì: «È arrivato per bere qualcosa. Era di ottimo umore, splendido. Un po’ stanco perché aveva lavorato fino a tardi, ma era sereno», ha spiegato a “Chi l’ha visto?” un amico. Secondo il datore di lavoro dell’azienda per la quale lavorava Giacomo Sartori, il ragazzo “avrebbe provato a fare l’accesso ai sistemi e provato a localizzare l’apparecchio aziendale. Questa è la nostra ipotesi”.

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I genitori non credono all’ipotesi del suicidio

“Quella sera ha cercato più volte di localizzare il computer aziendale”, ha detto il datore di lavoro a Chi l’ha visto?, il programma condotto da Federica Sciarelli su Rai tre. E ancora: “Aveva il suo telefono personale. Da questo ha fatto accesso ai sistemi e ha cercato di localizzare” il dispositivo rubato. Poi ha specificato: “Ci sono una serie di accessi molto fitti”. Parole che lascerebbero cadere l’ipotesi del suicidio, a cui non credono neppure i genitori del 29enne. L’ultima volta che i familiari lo hanno sentito è stato venerdì, giorno in cui Giacomo ha poi fatto perdere le sue tracce. I primi esami dell’autopsia hanno stabilito che la causa della morte è il soffocamento. A determinarlo pare sia stato il cavo elettrico attorno alla gola del giovane appeso al ramo di un’enorme quercia, a pochi passi da un agriturismo. Leggi anche l’articolo —> Giacomo Sartori, inviato di “Storie Italiane” rivela: “Trovata impronta digitale repertata dai Ris”

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