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Giorgia Meloni e il ricordo della Shoah, “predicare bene e razzolare male”

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni questa mattina ha pubblicato sul suo profilo Twitter un messaggio in occasione della giornata della memoria. Tutto normale, direte. Lo fanno tutti i politici il 27 gennaio di ogni anno, da quando il ricordo dell’Olocausto del popolo Ebreo è diventato un evento mediatico di enorme portata.

Tutto bene? No, niente affatto. Perché se da un lato è apprezzabile che la leader di un partito che flirta con l’ultra-destra (inclusa quella dichiaratamente neo-fascista) di mezzo mondo come la Meloni aderisca al ricordo della Shoah, dall’altro il suo messaggio presta il fianco a numerose e comprensibili critiche.

“Ricordare per onorare. Per contrastare l’antisemitismo in ogni sua forma, affinché gli orrori del passato non tornino mai più. Nella #Giornatadellamemoria un pensiero commosso alle vittime della Shoah e a chi porta nell’anima i segni di quelle atrocità”. Così ha twittato questa mattina Giorgia Meloni.

E come era lecito aspettarsi, sono comparsi centinaia di commenti critici. Già, perché è piuttosto singolare (per essere educati) denunciare l’orrore della Shoah, ma poi riconoscersi a livello internazionale nell’alleanza con il Rassemblement National di Marine Le Pen, con il Fidesz del leader sovranista ungherese Viktor Orban e con l’ex guru dell’ultradestra mondiale, Steve Bannon. Tutti espressione di un antisemitismo congenito. Basta ricordare qualche fatto, evidentemente sfuggito a Giorgia Meloni.

Viktor Orban. Il leader ungherese ha portato al successo il suo movimento politico soffiando sui sentimenti razzisti e antisemiti sopiti da tempo nel suo paese. Se volete approfondire, c’è questa bella inchiesta di Limes che risale (sic!) a ben 20 anni fa. Giorgia Meloni forse dimentica la violenta campagna a colpi di manifesti diffamatori scatenata da Orban contro il finanziere George Soros, americano ma nato in Ungheria, ebreo che sfuggì per poco all’Olocausto nel 1944, “reo” (per Orban) di fomentare l’opposizione a Fidesz attraverso il suo Istituto universitario fondato a Budapest.

Marine Le Pen. Dopo essersi affrettata a prendere le distanze con le posizioni antisemite del padre, la leader dell’allora Front National durante la campagna per le presidenziali del 2017 dichiarava il suo “no a ebrei francesi con doppia cittadinanza”, facendo indignare mezza Europa. Del resto, da una “pensatrice” che ha dichiarato “Con l’Europa non si afferma un’idea di pace, ma di guerra”, era difficile attendersi qualcosa di diverso.

Steve Bannon non ha mai nascosto il suo antisemitismo, anche se (ironia della sorte) al debutto della collaborazione con l’ex presidente americano Trump finirà col collaborare con un ultrà ebraico come Stephen Miller per scrivere le misure per la messa al bando degli immigrati da sette stati islamici, quelle appena cancellate da Joe Biden. Bannon non voleva che le figlie frequentassero una scuola con ragazze ebree. Bannon è un “coltivatore” dell’odio razzista. “Il suo sito, Breitbart News, si è inventato che una folla di oltre un migliaio di musulmani ha messo a ferro e fuoco la notte di Capodanno Dortmund”, ricorda Roberto Festa in un pezzo assolutamente da leggere pubblicato ormai 4 anni fa su Il Fatto Quotidiano. Sì, Bannon, quello che Giorgia Meloni abbracciava nel 2018 ad Atreju la festa nazionale di Fratelli d’Italia.

Ma non è tutto. Perché in Fratelli d’Italia le nostalgie fasciste sono tutt’altro che archiviate. E se gli Ebrei non sono più tanto citati, lo sono tutte quelle categorie bersaglio tipico dei movimenti neofascisti: dai “negri” ai diversi in generale. Tutte parole uscite dalla bocca di esponenti di Fratelli d’Italia, che evidentemente Giorgia Meloni “non ricorda”.

Ecco perché non sorprende il tenore dei commenti comparsi sotto al tweet di oggi della Meloni. “Non seminare odio ogni giorno contro ogni diverso potrebbe giovare. Oggi sembri una catechista ma la falsità non ti fa onore”, le scrive un’utente a nome 7Marj. “27 gen. : Contrastare l’antisemitismo in ogni forma. Tutto il resto dell’anno: intitolare strada ad Almirante”, commenta ironico Alessandro. E ancora. “Giá, ricordiamo a Giorgia dove faceva il redattore capo, Almirante”, scrive vicoZAnetti pubblicando una foto del periodico fascista “La difesa della razza”. “Per tutto ciò doveva votare la Commissione Segre contro il razzismo e non lo ha fatto! Un’altra occasione persa x dimostrarlo seriamente!” fa notare Tango13.

Potremmo andare avanti ancora per molto, perché i commenti negativi sono davvero tanti. Insomma, cara Giorgia: predicare bene e razzolare male non può che danneggiare la sua reputazione politica. E sono i suoi stessi seguaci, più o meno convinti delle sue idee, a ricordarglielo.

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