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Immigrati, Lamorgese contro Salvini: i porti non sono mai stati chiusi

No, i porti non sono mai stati chiusi. Nonostante il tentativo di Matteo Salvini e più in generale della destra di puntare il dito contro il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il governo Conte bis per averli riaperti, una volta per tutte bisogna dirlo: quella della Lega è sola e pura propaganda. Come ha spiegato ieri sera Lamorgese a Otto e Mezzo, la trasmissione condotta da Lilli Gruber, “i porti non sono mai stati chiusi, perché è vero che c’era il divieto di sbarco, ma poi regolarmente sbarcavano su indicazione della magistratura”. Insomma: erano più che altro chiacchiere. E ora, grazie a Salvini e al suo decreto Sicurezza, l’esecutivo si trova a dover affrontare un numero di immigrati irregolari che sì, prima non c’era, ma solamente perché non venivano etichettati come tali.

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Porti aperti: sono aumentati gli sbarchi degli immigrati con il Conte bis?

Con Salvini si può dire che i porti erano chiusi solamente per le ONG, ma rimanevano aperti per tutti gli altri. Con il Conte bis e la “riapertura dei porti”, quindi, alle ONG, il numero degli sbarchi a partire da settembre è aumentato, questo è vero e Matteo Salvini non ha mai evitato di sottolinearlo. Il motivo, però, ieri sera Lamorgese l’ha spiegato per l’ennesima volta: i migranti non sono arrivati grazie alle ONG, ma “la maggior parte veniva dalla Tunisia, dove non c’era un governo e quindi una situazione di instabilità, e quasi nessuno dalla Libia. Non sapendo con chi prendere accordi, in quanto mancava il ministro dell’Interno tunisino e ancora adesso non c’è un governo in Tunia, questo va a incidere sulla situazione generale dei flussi migratori”.

Più semplicemente: sono immigrati che sarebbero arrivati in Italia anche con i rinomati porti chiusi di Matteo Salvini. Non sono arrivati tramiti le ONG, e quindi non sarebbero stati bloccati nemmeno dal precedente governo. Neanche se provenienti da quel posto sicuro e perfetto per le vacanze (a detta di Salvini) che è la Tunisia.
Probabilmente sarebbe necessario rimettere le mani su quei Decreti Sicurezza, e molti si aspettano che a farlo sia il PD: stando a quanto lasciato intendere da Lamorgese, però, l’abolizione non ci sarà. Al massimo si prevederanno multe meno severe per le ONG, oppure un ritorno al primo Decreto e qualche passo indietro sui permessi di soggiorno per motivi umanitari, nettamente ridotti da Matteo Salvini.

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Il problema degli immigrati irregolari creati dal Decreto Salvini

E’ necessario ampliare la categoria dei permessi umanitari per evitare quello che stava succedendo a dicembre sul quale siamo dovuti intervenire. Tutti quelli che non avevano il permesso umanitario in base al Decreto poi venivano buttati fuori per strada e quindi ce li trovavamo nelle piazze, nelle strade e nelle stazioni”. Ciò che ha provocato il Decreto Sicurezza, dunque, è l’aumento improvviso del numero di irregolari in Italia: come rilevato lo scorso ottobre dal ricercatore dell’Ispi Matteo Villa, infatti, “a causa dell’abolizione della protezione umanitaria con il Decreto Sicurezza, in Italia ci sono almeno 26mila stranieri irregolari in più rispetto a uno scenario in cui la protezione fosse stata mantenuta”.

Sempre secondo Matteo Villa, inoltre, a settembre 2019 “il numero di stranieri irregolari in Italia sfiora i 640.000. Sono 87.000 in più da fine maggio 2018, cioè dall’entrata in carica del Governo Conte I”, e questo non è altro che il risultato del lavoro di Matteo Salvini che non è stato quello di ridurre il numero degli immigrati, ma semplicemente di cambiargli il nome.
Proprio per questi motivi il Ministero dell’Interno è dovuto intervenire per concedere una proroga di sei mesi, dal primo giorno di gennaio fino al 30 giugno 2020, dei servizi erogati dagli Siproimi (Sistema di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati), gli ex Spar, che accolgono i migranti a cui è stato concessa la protezione umanitaria. La necessità è solamente una: evitare che migliaia e migliaia di stranieri finiscano in mezzo alla strada.

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No al ritorno degli Sprar

Tuttavia, la ministra dell’Interno Lamorgese non contraddice completamente il lavoro di Matteo Salvini in tema di immigrazione e sostiene di non voler tornare al sistema degli Sprar, ritenendo corretta la scelta di ridurre i permessi umanitari per coloro che non riuscivano a ottenere la protezione internazionale. “Eravamo l’unico Paese al 28%, gli altri erano al 3-4%”, ha infatti sottolineato il capo del Viminale. Ora siamo circa al 2%, ma non bisogna dimenticare che è stata proprio la stretta sui permessi umanitari ad ampliare il numero degli irregolari.

Ovviamente Matteo Salvini non perde occasione per rinfacciare i numeri al governo e qualche giorno fa ha pubblicato sul suo profilo Twitter: “Basta una settimana e mezza per superare gli sbarchi di tutto gennaio 2019. Un anno fa erano stati registrati 202 arrivi: nei primi dieci giorni del 2020 gli sbarchi sono già a quota 228. Il governo ha riaperto i porti: è complice o incapace?”
Nessuno dei due, Salvini. Il governo raccoglie semplicemente i cocci di un Decreto inefficiente di cui vai tanto fiero, ma che ha semplicemente denominato irregolari anche gli stranieri che non lo erano. Nient’altro.

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