
Sono di nuovo insieme. Dopo giorni di attesa, trasferimenti complessi e condizioni meteo proibitive, anche Leonardo Bove è arrivato all’ospedale Niguarda, dove sono già ricoverati altri tre compagni della terza D del liceo Virgilio, sopravvissuti alla tragedia di Crans-Montana.
Ora i quattro ragazzi condividono lo stesso reparto, lo stesso soffitto, la stessa battaglia. Un ritorno atteso e carico di significato, non solo per loro, ma per un’intera comunità che in questi giorni si è stretta attorno a Leonardo e alla sua famiglia.
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L’arrivo al Niguarda dopo il volo in elicottero
Il trasferimento di Leonardo è stato possibile solo dopo l’autorizzazione dei medici e grazie a un delicato volo in elicottero, reso ancora più complicato dal maltempo e dalla neve sulle Alpi svizzere. Nel pomeriggio di ieri il ponte aereo si è rimesso in moto e, poco prima delle 19.40, il dodicesimo elicottero proveniente dalla Svizzera è atterrato a Milano.
Con lui sono ora dodici i pazienti ricoverati al Niguarda, tutti sopravvissuti alla tragedia e tutti in condizioni gravi, con prognosi riservata, come ha comunicato l’ospedale.
La raccolta fondi: oltre 100mila euro per il padre
Accanto alla lotta clinica, si è sviluppata una straordinaria gara di solidarietà. I colleghi del padre di Leonardo, Gabriele, che lavora nel mondo delle produzioni cinematografiche e televisive, hanno avviato una raccolta fondi su GoFundMe che in poche ore ha superato i 100mila euro.

L’obiettivo è chiaro: permettere a Gabriele di non dover scegliere tra il lavoro e la presenza accanto al figlio. «Un uomo straordinario, instancabile, leale e generoso», scrivono i colleghi, spiegando di voler garantirgli la serenità necessaria per restare vicino a Leonardo per tutto il tempo che sarà necessario.
La classe sospesa nel tempo
Leonardo, insieme a Kean, Sofia e Francesca, rappresenta oggi quattro banchi vuoti nella terza D del liceo Virgilio. Una classe che vive una sospensione emotiva profonda, come racconta lo psicologo Ivan Giacomel, parte del gruppo di lavoro per le emergenze dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia.
«Per questi ragazzi – spiega – il rientro di Leonardo può rappresentare un piccolo inizio verso la normalità. È come se il tempo, per quella classe, fosse congelato». Un legame fortissimo, fatto di amicizia, condivisione e affetto, che in questi giorni è emerso con forza.
Il sogno del calcio e il ruolo da capitano
Chi conosce Leonardo lo descrive come un ragazzo vivace, generoso e trascinante. Sul campo da calcio, però, questa energia si trasformava in leadership. «È un vero bomber – racconta il suo allenatore Marzio De Gaetano – con oltre 30 gol segnati lo scorso anno e già una decina in questa stagione».
Per la sua squadra era il capitano, un ruolo riconosciuto da compagni e avversari. Un punto di riferimento dentro e fuori dal campo, tanto che anche la Franco Scarioni, il club in cui gioca, ha promosso una propria raccolta fondi, ricevendo centinaia di adesioni.
Una rete di solidarietà che non si ferma
Intorno a Leonardo e alla sua famiglia si è creata una rete silenziosa ma potentissima: amici, compagni di scuola, allenatori, colleghi del padre e perfetti sconosciuti uniti dallo stesso obiettivo, non lasciare solo un ragazzo che sta affrontando la prova più difficile della sua vita.
Al Niguarda la battaglia continua, giorno dopo giorno. Fuori, una comunità intera resta in attesa, con il fiato sospeso e un unico pensiero: vedere Leonardo tornare a sorridere.
