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Liliana Resinovich, i periti del gip di Trieste: Dna di un uomo ignoto sui jeans e su un sacco nero, niente terriccio del bosco sulle scarpe

14/10/2026 09:47

Novità nelle perizie sul caso di Liliana Resinovich, la donna scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e trovata morta il 5 gennaio 2022 nei boschi dell’ex ospedale psichiatrico. Gli esperti nominati dalla gip hanno individuato tracce di Dna riconducibili a uno stesso uomo ignoto sui jeans e su uno dei sacchi neri che contenevano il corpo. Altre notizie nella sezione Liliana Resinovich.

Liliana Resinovich, scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021: i periti del gip hanno trovato il Dna di un uomo ignoto sui jeans e su un sacco nero

Le perizie disposte dal gip di Trieste

I risultati sono l’esito di uno dei quesiti posti ai periti dalla giudice per le indagini preliminari di Trieste, Flavia Mangiante, e saranno discussi nell’udienza fissata per il 30 ottobre. Le perizie sono state eseguite da Eva Sacchi, Chiara Turchi e Paolo Fattorini.

Il Dna dell’uomo ignoto

Le tracce di Dna appartenenti allo stesso uomo non identificato sono state rilevate sui jeans di Liliana e sul sacco nero che conteneva la parte inferiore del corpo. Su un cordino con tre chiavi, trovato nella borsa, sono state individuate due tracce di Dna complesse, attribuibili a un profilo maschile ignoto. Tra 12 formazioni pilifere esaminate su indumenti e oggetti personali, 11 sono risultate riferibili alla vittima e una a un soggetto maschile ignoto.

Il cordino intorno al collo

Dal cordino trovato attorno al collo della donna è stato estratto un Dna riferibile soltanto a Liliana. Quanto al confronto tra quel cordino e i gomitoli e i pezzi di cordino sequestrati a casa del marito, Sebastiano Visintin, i periti scrivono che non possono essere “né confermati né esclusi come compatibili”.

Le scarpe: nessun terreno del bosco

Altra novità: sulle suole delle scarpe di Liliana non ci sono tracce del terreno del luogo in cui fu trovato il corpo. Un elemento che, secondo l’avvocato Nicodemo Gentile, legale del fratello Sergio, indicherebbe che “Liliana è stata uccisa altrove e poi portata lì”. Si tratta di un’interpretazione di parte, non di una conclusione dei periti.

Il “contatto diretto” tra i giubbotti

I periti hanno inoltre accertato che ci fu un “contatto diretto” tra il giubbotto indossato da Sebastiano Visintin il giorno della scomparsa e il giubbotto e la borsa di Liliana. Il marito è indagato per omicidio e ha sempre respinto ogni addebito. Dalle fonti consultate non emergono spiegazioni sul significato di quel contatto.

Nessuna traccia del medico legale

In nessuno dei reperti è stato individuato il Dna del medico legale che aveva operato sul caso, Fulvio Costantinides.

Cosa non è ancora chiaro

A quasi cinque anni dalla scomparsa restano da chiarire diversi aspetti: cosa sia accaduto nelle ultime ore di vita della donna, dove sia morta e quale significato attribuire alle tracce rinvenute. Il Dna di un uomo ignoto non identifica nessuno: gli esiti dei periti dovranno essere valutati dalla gip e dagli inquirenti. Per tutte le persone citate vale la presunzione di innocenza.

Fonte: Il Messaggero, Ansa, Sky TG24, Tgcom24, Alanews, Radio Sintony

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