Ci sono notizie che non arrivano con un titolo urlato o con l’urgenza dell’ultimo minuto, ma che si insinuano lentamente, lasciando un segno profondo. Il lutto che in queste ore ha colpito Elly Schlein e, più in generale, il mondo della sinistra italiana appartiene a questa categoria. È una perdita che non riguarda solo una figura politica o una comunità di appartenenza, ma un pezzo di memoria collettiva che se ne va.
All’inizio del 2026, mentre il Paese guarda avanti, si chiude infatti un capitolo importante del Novecento italiano. Una di quelle protagoniste silenziose ma decisive non c’è più, e il dolore che accompagna questa notizia va oltre il cordoglio personale.

Lutto per Elly Schlein: chi è scomparsa
A mancare è stata Ivonne Trebbi, storica partigiana, figura centrale dell’antifascismo italiano e riferimento per generazioni cresciute nel segno dei valori della libertà e della giustizia sociale. Per chi l’ha conosciuta e per chi ne ha ascoltato i racconti, era soprattutto “Bruna”, il nome di battaglia che portò con sé negli anni più bui della storia del Paese.
La sua morte ha suscitato un’ondata di messaggi, ricordi e testimonianze, tra cui quello particolarmente sentito di Elly Schlein, che ha voluto renderle omaggio ricordando il peso umano e politico di una vita spesa per i diritti dei lavoratori e per diritti sociali e civili.
Questo il suo post su Facebook:
Una scelta fatta da giovanissima, senza certezze
Ivonne Trebbi era poco più che una ragazza quando decise di unirsi alla lotta partigiana. Una scelta che oggi può apparire inevitabile, ma che all’epoca significava esporsi al pericolo quotidiano, alla repressione, alla possibilità concreta di non tornare a casa.
Come partigiana partecipò alla Resistenza contro il nazifascismo svolgendo ruoli essenziali e spesso invisibili: collegamenti, trasporto di messaggi, supporto logistico alle squadre di azione. Compiti che non facevano rumore, ma senza i quali la rete clandestina non avrebbe potuto funzionare.
Il ruolo delle donne nella Resistenza e nel dopoguerra
Terminata la guerra, l’impegno di Ivonne Trebbi non si fermò. Entrò nei Gruppi di difesa della donna, una delle prime esperienze collettive in cui le italiane iniziarono a rivendicare uno spazio pubblico e politico. Non più solo figure di supporto, ma soggetti attivi nella ricostruzione morale e civile del Paese.
Fu in quegli anni che prese forma una visione destinata a guidarla per tutta la vita: la difesa dei più deboli, l’attenzione ai diritti sociali, la convinzione che la democrazia non sia mai un dato acquisito, ma un processo da alimentare ogni giorno.
Dalla militanza politica alle istituzioni
Il percorso di Ivonne Trebbi proseguì nel Partito Comunista Italiano e nella Cgil, dove portò la voce concreta del lavoro, delle fabbriche, delle periferie. Non una politica distante, ma radicata nelle esperienze reali di chi viveva le difficoltà quotidiane.
Venne eletta alla Camera dei deputati per due legislature consecutive, dal 1979 al 1987. Anche nelle istituzioni mantenne lo stesso approccio che aveva caratterizzato la sua giovinezza: ascolto, rigore e una attenzione alla difesa dei più deboli.
Il messaggio di Elly Schlein e il valore della memoria
Nel ricordare Ivonne Trebbi, Elly Schlein ha sottolineato la coerenza di una donna che non ha mai smesso di battersi per la libertà. Prima contro il fascismo, poi per i diritti sociali e civili, fino agli ultimi anni della sua vita.
Per la segretaria del Partito Democratico, figure come “Bruna” rappresentano le fondamenta stesse della democrazia italiana. È grazie a quella generazione se oggi esistono tutele, diritti e spazi di partecipazione che spesso vengono dati per scontati o messi in discussione con leggerezza.
