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Ciontoli nuovo processo, Meluzzi: «Viola Giorgini possibile anello debole del sistema di menzogna»

Marco Vannini, i Ciontoli di nuovo a processo: l’Appello bis disposto lo scorso febbraio dalla Corte di Cassazione riscriverà un’altra verità su questa drammatica vicenda? La famiglia del povero Marco, deceduto la notte a cavallo fra il 17-18 marzo 2015, spera finalmente di potere ottenere giustizia, dopo che la Suprema Corte ha annullato la sentenza di secondo grado e disposto un nuovo processo (la prima udienza è fissata per il prossimo 8 luglio) atto a rivalutare le effettive responsabilità di tutti i membri della famiglia Ciontoli.

Professor Meluzzi Intervista sul caso Vannini

UrbanPost ha scelto di parlare della possibilità che il nuovo processo tracci un inedito scenario e racconti una nuova storia sul come e perché Marco Vannini sia morto in quella maniera atroce ed incomprensibile, con Alessandro Meluzzi. Medico e scrittore, nonché volto noto della televisione, lo psichiatra e docente ha offerto spunti interessanti di riflessione su cosa potrebbe accadere in aula. Tanti i lati ancora oscuri che connotano questa tragica vicenda. Ecco come il professor Meluzzi ha risposto alle nostre domande:

Professore, la sensazione è che i pezzi più importanti di questo puzzle ancora manchino. Secondo lei l’Appello bis scriverà un nuovo scenario o la dinamica dei fatti è effettivamente quella che già conosciamo?

«Sì su questo non c’è dubbio. Beh, guardi, ci sono due scuole sia giuridiche che criminologiche di scienze forensi-investigative. Una scuola è quella che dice che è già tutto scritto. Quindi l’unica cosa che ci interessa è quella che si fissi una responsabilità ‘spalmata’ per omicidio volontario con dolo eventuale, perché in realtà la famiglia Ciontoli tutta insieme l’ha fatto morire, al di là di chi abbia sparato. La seconda scuola, invece, dice che la dinamica vera dei fatti non è stata ancora acclarata. Quindi tutto è da rifare, perfino la descrizione degli eventi che già, a mio modo di vedere, non è quella che emerge dalle carte processuali.».

Qual è il suo punto di vista al riguardo?

«Io non sono affatto sicuro, per esempio, che sia stato Antonio Ciontoli a sparare. Non sono affatto sicuro che non si possano ricercare altri potenziali sparatori, non sono neppure sicuro del movente e nemmeno del fatto che Ciontoli fosse in casa. Alcune testimonianze dicono della sua macchina che va, compare e scompare.».

Ci sono dei fatti non ancora emersi 

«Ci sono troppe cose che non tornano. Io credo che le indagini siano state fatte talmente male da aver portato ad un asseveramento di affermazioni interamente mosse da Ciontoli. Non si capisce se per limiti o per scelta dolosa di inquinamento delle prove, visto che si tratta di un uomo che millantava anche molta autorevolezza nel mondo dei Servizi segreti; Ciontoli aveva un qualche tipo di influenza sui carabinieri che facevano le indagini, cominciando dal maresciallo locale.».

«Secondo me quello che importa ancora di più, visto che la casa non è stata messa sotto sequestro, visto che i consulenti della parte civile non hanno potuto attingere alle fonti, visto che non è stato possibile capire cosa è successo davvero, per un bene ‘pro veritate’, al di là dell’aspetto risarcitorio, è l’accertamento della verità.».

Viola Giorgini (Foto Quarto Grado)

Viola Giorgini era accusata solo di omissione di soccorso, reato dal quale poi è stata assolta. Eppure era in casa con i Ciontoli quella sera. Secondo lei quel capo di imputazione era corretto? 

«Secondo me no. Inoltre questa volta Viola Giorgini entrerà nel processo come testimone, quindi non potrà avvalersi della facoltà di non rispondere e dovrà rispondere in aula, e potrebbe essere un anello debole del sistema di menzogna.».

Quindi la chiave di volta nell’Appello bis potrebbe essere proprio Viola Giorgini che, in qualità di testimone, avrà l’obbligo di dire la verità?

«In qualità di testimone potrà essere messa in difficoltà da un interrogatorio dell’accusa e della parte civile, rispetto proprio alla dinamica dei fatti, senza peraltro essere ‘coperta’ neppure dal fatto che il favoreggiamento non si può dare per i congiunti, perché nel caso di specie non si tratta propriamente di una congiunta …».

Lei potrebbe essere custode di un segreto non ancora svelato… 

«Sì. Io credo che in qualche modo lo sia comunque, in ogni caso».

C’è un’intercettazione ambientale in cui, dopo l’interrogatorio in caserma, Viola dice al fidanzato di averlo ‘coperto’

«Esatto. Io su questo credo che non ci siano dubbi.».

Se per ipotesi a sparare non fosse stato Antonio Ciontoli, potrebbe averlo fatto il figlio Federico? Il brigadiere Amadori a processo testimoniò: «Ciontoli disse ‘Adesso metto nei guai mio figlio’»

«Non lo so però a lume di logica si potrebbe pensarlo. Certamente se Ciontoli non ha sparato sta coprendo qualcuno, chi stia coprendo lo possiamo discutere … certamente copre qualcuno che gli sta a cuore, che sta nel suo mondo affettivo, quindi si tratta di scegliere tra poche persone. Anche perché è emerso che gli esami degli stub (accertamenti per la rilevazione dei residui di polvere da sparo ndr) risultano inattendibili per i tempi e i modi con cui sono stati praticati. Anche su questo aspetto non abbiamo delle vere certezze. Ci sono tante cose che hanno ruotato, diciamo, nella ‘periferia’ di questo processo e non sono mai state chiarite fino in fondo.».

Federico Ciontoli (Foto da Quarto Grado)

Il timore è che la verità ‘vera’ non arriverà più. Il riferimento è alla recente morte del teste Amadori

«Nelle aule di giustizia non si cerca la verità vera ma la verità processuale. Quest’ultima è una verità contingente, legata ai modi e alle forme con cui viene ricercata. E quindi bisogna partire da ciò. I grandi criminologi ricordano che un delitto o lo si scopre nelle prime 76 ore o diventa molto complicato farlo. Qui sono passati quasi 76 mesi, altro che … Più i tempi si allungano e più, certo, la verità si allontana, sia quella sostanziale che quella processuale.».

Ad oggi non conosciamo il movente, né sappiamo cosa sia accaduto in quella casa: la versione fornita dagli imputati, benché accolta dai giudici, fa a pugni con la logica

«Assolutamente! Non abbiamo la benché minima idea … L’unica cosa sicura è che ci sono delle cose che non si spiegano: Marco che, ferito, chiede scusa alla fidanzata, chiede perdono, le dichiarazioni rese all’inizio … è tutto intricato e in qualche modo congelato e invischiato da una unica narrazione che è quella di Ciontoli, che non è proprio uno sprovveduto in quanto è in qualche modo addestrato alla raccolta di informazioni e alla loro gestione, soprattutto.».

Credere che Ciontoli abbia sparato accidentalmente mentre maneggiava una sua arma, sparando a bruciapelo al fidanzato della figlia che, in bagno, si stava facendo la doccia …

«Sembra una pièce teatrale ed anche un po’ perversa …».

Però accolta dai giudici

«Le scelte dei tribunali non sono dirimenti rispetto alla verità … Quello che io contesto è il fatto che dobbiamo prendere per buona la verità dei tribunali: è una verità formale, la prendiamo per buona per convenzione.».

Rivedremo tutti i Ciontoli, nell’Appello bis, imputati per omicidio volontario su richiesta della Cassazione

«Esatto. Io credo, se sarà una buona Corte, che il Presidente imporrà di ricostruire tutta l’indagine. Perché la legge lo autorizza a farlo. Oppure potrà accomodarsi in questa ricostruzione limitandosi, come dire, a ridisegnare il profilo delle pene.».

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