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Massimo Bossetti, la lettera a pochi giorni dall’udienza sui reperti: «Verrà fuori che non ho ucciso Yara»

Caso Yara: Massimo Bossetti ha scritto una lettera al giornalista Giovanni Terzi. Come lo stesso collega scrive su Liberoquotidiano.it, “Improvvisamente venerdì 23 aprile mi arriva una lettera dal carcere di Bollate: è di Massimo Bossetti che in quel luogo sta scontando la pena dell’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. È una lettera importante perché mi giunge pochi giorni dopo un’ispezione ministeriale sul caso della morte di Yara Gambirasio. Ispezione su come sono stati mantenuti i reperti del DNA trovati sul corpo della povera ragazza”.

I reperti di indagine saranno nuovamente analizzati?

Terzi, che da sempre sposa la causa di Massimo Bossetti, ripercorre a grandi linee i passi salienti del caso. Le mosse della difesa successivamente alla condanna definitiva all’ergastolo per il muratore Bergamasco. E rimarca la domanda che da sempre il pool difensivo, rappresentato dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, fa. Questa: «Quando dal San Raffaele quel materiale genetico, unica vera prova per la condanna di Bossetti, è stato trasferito all’ufficio Corpi di Reato del Tribunale di Bergamo, è stato salvaguardato?»”.

Com’è noto già in fase processuale la difesa di Bossetti aveva più volte chiesto ai giudici una super perizia sul Dna di Ignoto 1 al fine di poter chiarire le “anomalie” del caso. Richiesta sempre respinta. Circa la possibilità che siano effettuati nuovi accertamenti sui reperti di indagine (Qui tutti i dettagli in merito), il prossimo 19 maggio si pronuncerà la Corte d’assise di Bergamo.

Secondo Terzi, “per dare certezza a questa condanna (all’ergastolo per Bossetti ndr) manca l’unica cosa che doveva essere fatta e non è mai stata fatta, benché sia stata richiesta, ed è una perizia sul Dna fatta dalla difesa del muratore di Mapello.

“Bossetti sempre si è professato innocente e continua a dire «non posso essere io il colpevole perché non ho mai conosciuto e visto quella ragazza» ma come può dimostrarlo se non gli viene data la possibilità di fare una perizia?”.

La lettera di Massimo Bossetti a Giovanni Terzi

«Caro Signor Terzi, finalmente si avvicina quanto da anni mi è sempre stato impedito di svolgere. Sono fiducioso in questa udienza che mi darà la certezza di una svolta decisiva a questo caso. Credo nella giustizia, anche se fino adesso non mi ha dato la possibilità di dimostrare la mia innocenza ed è un bene che ora me ne dia atto. Spero che questi reperti siano stati conservati correttamente come più volte ho chiesto. Perché solo, e ripeto solo, attraverso l’esame di questi potrà essere evidenziato il clamoroso errore giudiziario!!! Io sono INNOCENTE e non smetterò mai ne di gridarlo ne di lottare per dimostrarlo. E vi dico con tutta la mia forza che Yara non ha ancora avuto giustizia!!!».

Il carpentiere bergamasco in carcere dal 16 giugno 2014, racconta poi la sua detenzione:

«I giorni passano a rilento tutti sempre uguali a se stessi: bui, vuoti e silenziosi, come pagine bianche sfogliando un libro piano piano. Ed ecco che quei giorni si trasformano in mesi, ed i mesi in anni. L’estenuante angoscia del tempo passato lontano da chi, mio malgrado, mi è rimasto lontano; lontano da ciò che amo, nel profondo della disperazione voglio ancora cavalcare la speranza. La luce che entra dalla finestra non basta per scalfire il buio, il vuoto, lo sconforto e quel senso di abbandono, che regna intorno a me. Ormai quasi tutto mi è stato sottratto; l’affetto dei miei cari, l’amore dei miei amatissimi figli che diventano grandi senza avere al loro fianco la propria figura paterna. Sempre più lontani ma vicini attraverso la forza del pensiero.».

Bossetti: «Non smetterò di lottare»

Massimo Bossetti ribadisce di non avere affatto intenzione di arrendersi, e conclude così la sua lettera:

«Anche su di me rimane un profondo vuoto nel cuore, nell’anima dove solo il dolore e la sofferenza mi fanno ogni giorno compagnia avendomi strappato, per sempre dalla mia vita e portandomi via quanto più al mondo che amo. La presenza dei miei figli è vita per me. Questo è un motivo in più per cui non smetterò mai di lottare. Ed è per questo, anche, che voglio uscire a testa alta da questa assurda e tragica vicenda e non per qualche possibile cavillo giudiziario. Continuerò a gridare trascinandomi in silenzio tutte le delusioni, le ferite e le crepe che mi portò nel cuore e non mi fermerò MAIfinché avrò fiato per farlo! Con affetto, la saluto cordialmente. Massimo Bossetti».

La data del 18 maggio 2021 sarà quindi decisiva per capire quali risvolti avrà questa vicenda. “Pensate se un giorno chi vi accusa di un orribile crimine non vi facesse vedere la prova del reato condannandovi all’ergastolo – conclude Giovanni Terzi – Cosa pensereste? Come sempre ho detto Yara Gambirasio merita «il colpevole oltre ogni ragionevole dubbio» e non «un colpevole»”.

Giulia Salemi

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