
Gennaio 2026 si apre con una doppia novità per migliaia di disoccupati italiani: da un lato l’attesa per il pagamento della NASpI, dall’altro la sorpresa di un importo più basso rispetto ai mesi precedenti. Due aspetti collegati ma diversi, che stanno generando confusione tra i percettori dell’indennità di disoccupazione.
Il punto chiave è questo: il pagamento arriva regolarmente, ma per molti scatta il taglio del 3%. Non si tratta di un errore INPS né di un problema amministrativo, bensì di un meccanismo previsto dalla legge.
Quando viene pagata la NASpI di gennaio 2026
Le lavorazioni della NASpI di gennaio 2026, riferite al mese di dicembre, sono partite ufficialmente il 2 gennaio, dopo la pausa festiva. Proprio per questo i tempi risultano leggermente più lunghi rispetto ad altri mesi.
Secondo le prime indicazioni, i primi accrediti sono attesi tra venerdì 9 e lunedì 12 gennaio 2026. Per molti beneficiari, tuttavia, il pagamento potrebbe arrivare anche nei giorni immediatamente successivi, senza che questo rappresenti un’anomalia.
Chi percepisce la NASpI da tempo e non ha avuto variazioni contrattuali recenti rientra solitamente nei primi flussi di pagamento.
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Perché a gennaio la NASpI è più bassa
Molti percettori, controllando il Fascicolo Previdenziale INPS, hanno notato un importo inferiore rispetto a dicembre. La causa è il décalage, un meccanismo automatico di riduzione progressiva dell’assegno.
La normativa prevede che:
- nei primi 5 mesi di NASpI l’importo resti invariato;
- dal sesto mese l’assegno si riduca del 3% ogni mese;
- per chi ha 55 anni o più alla data della domanda, la riduzione parte dall’ottavo mese.
Il taglio scatta in modo automatico, senza comunicazioni preventive da parte dell’INPS.
Chi subisce il taglio del 3% a gennaio 2026
A gennaio il décalage colpisce soprattutto chi ha iniziato a percepire la NASpI ad agosto 2025. Per questi beneficiari, gennaio rappresenta il sesto mese di fruizione.
Nei mesi successivi la riduzione coinvolgerà altre platee:
- febbraio 2026: NASpI iniziata a settembre 2025;
- marzo 2026: NASpI iniziata a ottobre 2025.
Parliamo in larga parte di lavoratori stagionali, in particolare nei settori del turismo, della ristorazione, degli eventi e degli stabilimenti balneari.
A chi spetta la NASpI
La NASpI spetta ai lavoratori subordinati che si trovano in stato di disoccupazione involontaria e che abbiano maturato almeno 13 settimane di contributi nei quattro anni precedenti.
Rientrano, tra gli altri:
- lavoratori licenziati per giusta causa o motivo oggettivo;
- licenziamenti disciplinari;
- dimissioni durante il periodo tutelato di maternità;
- risoluzioni consensuali in sede protetta;
- chi si è dimesso per nuova assunzione ed è stato poi licenziato entro 12 mesi.
Come si calcola l’importo della NASpI
L’importo della NASpI è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile degli ultimi quattro anni, entro i limiti fissati annualmente dall’INPS.
Se la retribuzione media è inferiore o pari alla soglia stabilita, l’assegno corrisponde al 75% dello stipendio. Se è superiore, si applica un calcolo misto, sempre entro il massimale previsto.
La durata massima della NASpI è di 24 mesi, ma l’importo diminuisce progressivamente proprio a causa del décalage.
Le novità NASpI nel 2026
Nel 2026 le regole di base della NASpI restano invariate rispetto al 2025. Non sono previsti aumenti strutturali né modifiche al meccanismo di riduzione.
In caso di richiesta anticipata della NASpI, resta attiva la procedura di pagamento in due fasi: una prima quota pari al 70% dell’importo e il saldo del 30% dopo le verifiche INPS.
Perché il taglio non è un errore
Il punto fondamentale da chiarire è questo: una NASpI più bassa a gennaio non indica un problema nel pagamento. È l’effetto di una norma automatica che entra in funzione dopo alcuni mesi di disoccupazione.
Conoscere questo meccanismo permette di evitare segnalazioni inutili e, soprattutto, di pianificare meglio i mesi successivi.
Cosa controllare subito
Per capire se la riduzione è corretta, è consigliabile:
- verificare la data di inizio NASpI nel Fascicolo Previdenziale;
- contare i mesi di fruizione già trascorsi;
- confrontare l’importo con quello dei mesi precedenti.
Gennaio 2026 segna per molti l’inizio della fase di riduzione dell’assegno: non è una sorpresa piacevole, ma è una regola prevista e ormai strutturale nel sistema NASpI.
