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Nuova piramide alimentare: esperto la smonta punto per punto e cosa evitare

10/01/2026 09:18 - Aggiornamento 10/01/2026 09:22

nuova piramide alimentare USA

Non è solo una questione di dieta. Le nuove linee guida alimentari americane 2025-2030 stanno facendo discutere perché, dietro una grafica aggiornata e un linguaggio “scientifico”, nascondono un cambio di paradigma che potrebbe avere conseguenze concrete sulla salute pubblica.

A sollevare dubbi non è un nutrizionista qualunque, ma Franco Berrino, epidemiologo ed ex direttore del Dipartimento di medicina preventiva dell’Istituto dei Tumori di Milano. Il suo giudizio è netto: «Hanno sbagliato la cosa principale».

Una piramide alimentare che confonde più di quanto chiarisca

Le nuove Dietary Guidelines for Americans, sostenute politicamente dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr, si presentano come una risposta al fallimento delle vecchie raccomandazioni contro obesità, diabete e malattie croniche.

Franco Berrino alimentazione

Ma secondo Berrino il problema nasce già dalla comunicazione: «Il testo dice una cosa, il disegno ne suggerisce un’altra». I cereali integrali, raccomandati più volte al giorno, vengono collocati graficamente nella parte alta della piramide, quella riservata agli alimenti da consumare con moderazione. Un corto circuito che rischia di disorientare proprio chi dovrebbe essere aiutato.

Proteine a ogni pasto: il punto più critico

Il cuore delle nuove linee guida è l’enfasi sulle proteine: carne, uova, latticini e fonti animali o miste diventano centrali in ogni pasto quotidiano. Le quantità suggerite parlano di 1,2-1,6 grammi di proteine per chilo di peso corporeo.

Per Berrino è qui che il modello si incrina: «È il doppio del fabbisogno reale. Nei nostri studi epidemiologici vediamo chiaramente che più proteine si mangiano, più si ingrassa». Un’affermazione che va contro la narrazione dominante, ma supportata dai dati dello studio EPIC: oltre una certa soglia, l’apporto proteico è associato a aumento di peso e rischio metabolico.

Latticini riabilitati: su quali basi scientifiche?

Altro punto controverso è il ritorno in auge dei latticini, anche interi, fino a tre porzioni al giorno. «Qui mi chiedo davvero su quali evidenze si basino», osserva Berrino.

A rafforzare i dubbi cita uno dei massimi esperti mondiali di nutrizione: Walter Willett, professore di Harvard, che da anni sostiene come una porzione al giorno sia più che sufficiente e che un consumo elevato non abbia benefici dimostrati.

Ultraprocessati: la raccomandazione giusta nel contesto sbagliato

Non tutto, però, viene bocciato. Berrino promuove senza esitazioni l’attacco frontale agli alimenti ultraprocessati: zuccheri aggiunti, farine raffinate, prodotti industriali.

Il problema è la realtà: «Negli Stati Uniti oltre il 60% del cibo consumato è ultraprocessato. Dire “evitatelo” senza cambiare il sistema è quasi utopico». In molte aree del Paese, le alternative sono poche: o prodotti industriali o carne non lavorata.

Grassi “sani”, burro e messaggi ambigui

Le linee guida parlano correttamente di grassi benefici come olio d’oliva, pesce e frutta secca, ma allo stesso tempo riabilitano burro e grassi animali, ponendo un limite del 10% alle calorie da grassi saturi.

«Il problema è pratico: cosa vuol dire 10% per una persona comune?», osserva Berrino. Senza esempi concreti, il rischio è trasformare un’indicazione teorica in un messaggio confuso.

Alcol: il limite che non viene chiarito

Sull’alcol le nuove linee guida scelgono una linea meno rigida rispetto all’OMS, che sostiene non esista una quantità sicura. Anche qui Berrino è critico: «Dire “limita” non è come dire “evita”. Il messaggio si annacqua».

Manca inoltre una distinzione fondamentale tra uomini e donne, soprattutto in relazione al rischio di tumore al seno, assente nel documento americano.

Il giudizio finale: buone idee, ma comunicate male

Il bilancio complessivo non è una stroncatura totale, ma nemmeno una promozione. «Ci sono indicazioni giuste, come il richiamo ai cibi veri e non industriali. Ma l’enfasi su proteine e latticini è fragile dal punto di vista scientifico», conclude Berrino.

Il rischio, avverte, è paradossale: peggiorare proprio i problemi che si vorrebbero risolvere. E quando si parla di salute pubblica, il modo in cui un messaggio viene comunicato conta quanto il contenuto.

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