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Patrick Zaky, torturato per 17 ore. La famiglia: “Non è una minaccia”

Ammanettato e torturato per 17 ore con colpi allo stomaco, alla schiena e con scariche elettriche: Patrick George Zaky, lo studente dell’università di Bologna, è ancora trattenuto in Egitto dalle forze di sicurezza nazionali. A darne notizia è Amnesty International, la quale sostiene che il giovane 27enne è stato interrogato per via del suo lavoro sui diritti umani: “Secondo il suo avvocato, i funzionari dell’Agenzia di sicurezza nazionale (Nsa) hanno tenuto Patrick bendato e ammanettato per tutto l’interrogatorio durato 17 ore all’aeroporto, e poi in una struttura della Nsa non resa nota, a Mansoura”.

Patrick Zaky, lo studente arrestato in Egitto

Patrick è stato arrestato lo scorso 8 febbraio con l’accusa di terrorismo. Hoda Nasrallah, uno degli avvocati dell’organizzazione non governativa Eipr che segue il caso, ha riferito che il giovane “ha chiesto di essere visitato da un medico legale per mettere agli atti le tracce della tortura subita. Patrick si trova al momento in una camera di sicurezza del commissariato di polizia Mansoura-2 assieme a criminali. È psicologicamente distrutto, è arrabbiato”, ha spiegato Nasrallah. Se prima si supponeva che potesse essere torturato, ora è certo: Patrick ha confermato di essere stato malmenato.”È stato sottoposto a scosse elettriche e colpito, ma in maniera da non far vedere tracce sul suo corpo”, ha aggiunto la legale.

patrick zaki

Patrick Zaky, la famiglia: “Chiediamo a tutti di stargli vicino e di sostenerlo”

Ora la famiglia vuole “comprendere le accuse mosse a Patrick”, perché “nostro figlio non è mai stato fonte di minaccia o di pericolo per nessuno, anzi, è stato una costante fonte di sostegno e di aiuto per molte persone. Patrick è tornato in Egitto per una breve vacanza dai suoi studi in Italia, per venire a trovare noi e i suoi amici e per passare un po’ di tempo insieme prima di tornare alla sua intensa vita accademica”, scrive la famiglia. “Non avremmo mai immaginato che potesse essere trattato in questo modo, né che avremmo vissuto anche solo per un giorno con una paura e un’ansia senza precedenti per la sicurezza e il benessere di nostro figlio. Non sappiamo nemmeno quando o come finirà questo incubo.

“Noi, la famiglia di Patrick, chiediamo a tutti di stargli vicino e di sostenerlo in questa situazione di difficoltà e dichiariamo il nostro pieno sostegno alle richieste dei suoi amici e colleghi dentro e fuori dall’Egitto, che insistono sull’immediato e incondizionato rilascio di Patrick e sulla caduta di tutte le accuse, oltre alla garanzia che non ci saranno ulteriori persecuzioni nei confronti di Patrick o dei suoi familiari e che gli sarà permesso di continuare i suoi studi”.

Il murales apparso a Roma

Intanto a Roma, in via Salaria, è apparso un murales che ritrae Patrick Zaky e Giulio Regeni, abbracciati. Nel disegno si vede Giulio che dice: “Stavolta andrà tutto bene”. Le due storie, infatti, sembrano già avere troppe cose in comune. Come spiega lo street artist Laika, autore del murales, “questa frase ha un doppio significato. Serve a rassicurare Patrick, ma soprattutto a mettere davanti alle proprie responsabilità il governo egiziano e la comunità internazionale. Non si può permettere he quanto accaduto a Giulio Regeni e a troppi altri, avvenga di nuovo. Stavolta deve andare tutto bene”. Nell’opera i due sono accompagni dalla scritta in arabo “libertà”.

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