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Proteste Covid, da Nord a Sud le Istituzioni locali guidano la rivolta dei no-coprifuoco

Proteste Covid. Le manifestazioni si stanno velocemente diffondendo in tutta Italia. Si passa da proteste pacifiche a veri e propri atti di vandalismo. Da Nord a Sud, tutte le categorie stanno scendendo in strada per palesare il proprio dissenso rispetto alle chiusure imposte dal nuovo Dpcm, ai coprifuoco. Nella maggior parte sono proteste civili. Alcune, addirittura, le si potrebbe definire fantasiose. E in tutto questo, sempre più rappresentanti delle Istituzioni locali si stanno dimostrando essere i capo guida delle rivolte no-coprifuoco. Un esempio è il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che è andato a mangiare in un’osteria di Mestre. Orario della prenotazione? Le 5 del mattino.

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Proteste Covid, il sindaco di Venezia va a mangiare alle 5 del mattino

Così, Brugnaro si è presentato in un’osteria di Mestre proprio al finire del coprifuoco. Alle 5 del mattino, ha chiesto un tavolo per poter mangiare. Una cena ritardata, un pranzo molto anticipato: l’obiettivo era quello di dare un segnale. Dimostrare il dissenso rispetto alle misure imposte dal nuovo Dpcm, e l’appoggio ai ristoratori e ai settori più colpiti dalle restrizioni. Si può dire abbia preso le redini dei no-coprifuoco veneziani, appoggiando in pieno le proteste che stanno dilagando in tutto il Paese. E non è stato l’unico: Anna Maria Cisint, sindaca leghista di Monferrone, ha inviato a Conte una lettera di dissenso sulle chiusure anticipate. In allegato, ci ha inserito un fazzoletto umido, “bagnato dalle lacrime” dei ristoratori disperati. Un gesto quasi da Oscar.

La lista delle figure politiche che appoggiano le proteste sta diventando sempre più lunga. A Trieste, per esempio, il sindaco di Forza Italia ha accompagnato la sfilata dei manifestanti, e il governatore della Regione, Massimiliano Fedriga, ha annunciato di voler stanziare 12 milioni regionali per sostenere le attività produttive “penalizzate dalle ultime restrizioni del Governo”, riconoscendo che “è a rischio la tenuta sociale del Paese”. Poi c’è il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, che ha fatto “sua la rabbia di Torino”, sottolineando però la distanza dagli atti vandalici che si sono verificati.

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Proteste Covid, le Regioni a statuto speciale modificano le misure

Le uniche che in qualche modo possono salvarsi dalle misure restrittive anti contagio sono le Regioni a statuto speciale. L’esempio più eclatante lo sta dando la provincia autonoma di Bolzano, che ha posticipato l’inizio del coprifuoco, ponendolo a un orario in cui, a quelle altitudini, le persone normalmente non sono portate a uscire. Ma c’è anche chi si sta ponendo contro le ordinanze, senza avere una concessione particolare. Il governatore della Sardegna, infatti, Christian Solinas, ha annunciato che permetterà a bar e ristoranti di rimanere aperti fino alle 23. Contemporaneamente, ridurrà gli ingressi sull’isola e porterà al 100% la didattica a distanza nelle scuole superiori. Non si vuole evitare di ammettere un problema: le Istituzioni locali, semplicemente, stanno dimostrando di comprendere meglio le necessità dei propri cittadini.

Anche in Sicilia Nello Musumeci ha promesso un decreto per rivedere la chiusura dei locali alle 18: “Se uno entra in un ristorante alle 19:30, qui, gli fanno il Tso”, ha commentato. E tutto questo sta facendo emergere anche delle fazioni indipendentiste: “Ribadisco che il nostro è uno Stato in uno Stato”, ha dichiarato il sindaco di Messina Cateno De Luca.

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Manifestazioni senza partito

Addirittura, ad Alessandria il presidente del Consiglio regionale Emanuele Locci, civico di destra, ha partecipato a una festa di compleanno organizzata su un autobus. Un vero e proprio gesto di sfida, visto che il festeggiato ha sottolineato che “per il governo sui bus il Covid non c’è”. Ovviamente, il tutto è avvenuto dopo le 18 e in diretta Facebook, perchè tutti potessero vedere la protesta. Il video, tuttavia, dopo poco è stato rimosso dai social.

Per una volta, non è una questione di destra o di sinistra: da tutti i fronti i sindaci e i presidenti di Regione si stanno schierando contro le nuove restrizioni. Eugenio Giani, il nuovo presidente della Toscana, ne è un altro esempio: ha fatto notare che se la curva dei contagi dovesse migliorare, già fra “una decina di giorni” potrebbe concedere ai suoi cittadini una “maggiore apertura”. >>Tutte le notizie di UrbanPost

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