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Comunali Roma 2021, Calenda è convinto di poter riportare il buon governo nella città ingovernabile

Le comunali di Roma attese nel 2021 stanno diventando un reality show. Si stanno candidando tutti: la Raggi per la riconferma, Calenda per la svolta, Sgarbi per protesta. E chi più ne ha, più ne metta. Farebbe quasi ridere se non si stesse parlando della Capitale, di una città che qualcuno in passato ha definito ingovernabile. Sembra che Carlo Calenda, un po’ come tutti gli altri prima di lui, però, abbia un piano molto chiaro per far ripartire la città. E, magari, riportare in auge anche la sua figura, ormai costretta a stare in un angolo da parecchio tempo.

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Comunali Roma 2021

Roma comunali 2021, le proposte di Calenda

Prima di tutto, secondo Calenda, bisogna riqualificare la periferia. E questo dovrebbe essere fatto cedendo soldi e potere ai 15 Municipi, in modo da creare una sorta di federazione di quartieri autonomi. “Le famose periferie- spiega- trattate come terre di frontiera, come agglomerati di vite marginali, sono in realtà i quartieri dove vive il 70% dei romani. E sono disomogenee. Non è possibile che la maggioranza degli abitanti di Roma siano invisibili”. Ma Roma, e soprattutto le zone lontane dal centro storico, soffrono anche di criminalità organizzata. Per esempio, c’è la presenza dei Casamonica che, a detta sua, crea “una Las Vegas senza alberghi né casinò da San Giovanni sino a Ostia”. Insomma: zone criminali senza un centro urbano che hanno sostituito le vecchie periferie. “Bisogna ridare il territorio ai suoi municipi, e questo significa ridarlo ai romani per bene”.

Secondo il leader di Azione, poi, è necessario stimolare l’apertura dei cantieri. Perchè non è vero che, come diceva Petrolini, “a Roma i cantieri sono i posti in cui si va a cantare”. C’è poi la questione della droga, che negli ultimi anni si è fatta sentire insistentemente. “Io sono per la legalizzazione delle droghe leggere, perchè sottrarre 7 miliardi al crimine organizzato. Ma non sono per lo sballo”, afferma durante l’intervista realizzata da Francesco Merlo per Repubblica. “Ho qualche idea a riguardo. Penso che un sindaco debba fare qualcosa, ma è troppo presto per dirlo”.

Comunali Roma 2021, cosa significa decoro urbano per Calenda

Droga e sicurezza sono due temi che vanno a braccetto con il decoro urbano. “Io non sono un buonista. Il decoro a Roma significa, per esempio, non sorridere di compiacimento per l’inventiva del ristorante sotto casa mia che ha disegnato le strisce pedonali davanti alla sua trattoria”. A Roma, infatti, sembra che tutto sia possibile. La si potrebbe definire quasi una città dei balocchi: la fantasia, anche legata all’illegalità e alla possibilità di trovare una scappatoia dalle regole, è all’ordine del giorno. E Calenda questo lo sa. “Decoro per me significa non solo raccogliere la monnezza, organizzare e obbligare alla raccolta differenziata, impiantare il termovalorizzatore, ma anche ripulire i muri che sono già monnezza.

Una città pulita produce cittadini puliti. I graffiti non sono fantasia. Lo erano ai primi del Novecento. Li hanno eliminati in tutte le capitali d’Europa, tranne a Roma dove usano persino l’acido. A Roma gli imbrattatori si spacciano per artisti e restano impuniti”, dichiara scagliandosi contro lo street art. E’ anche vero, però, che non tutti i graffiti sono street art, questo bisogna riconoscerlo.

Calenda: “Propongo un ritorno al buon governo”

Per scoprire le origini di Calenda si può dire che si debba cercare tra i salotti borghesi romani. Nella sua famiglia hanno regnato le professioni intellettuali, i principi della sinistra, la lettura. E lo stesso sta cercando di tramandare ai suoi figli: “Giulio (il più grade, ndr) è il più a sinistra della famiglia. A 14 anni dice di non essere – parola grossa – credente. A lui ho trasmesso la passione per lo studio del Cristianesimo. Ha avuto il telefonino come premio di lettura, anche se le letture lo hanno fatto diventare comunista“. Ci sono poi Giacomo, 11 anni, e Lidia, 7. Tutti e due frequentano la scuola francese, lo Chateaubriand.

Calenda era un “figlio di buona famiglia”, e così è rimasto: maestro nell’arte della conversazione, dedito alla politica e risolto con se stesso. Non vuole conquistare il mondo, ma gestire e riordinare Roma. E’ pronto ad affrontare una campagna elettorale che si prospetta essere lunga, faticosa e all’ultimo colpo: “Lo stipendio da sindaco è meno della metà di quello dell’europarlamentare, e fare il sindaco è uno sport estremo visti i rischi giudiziari che si corrono”. Punterà molto sul voto dei moderati: “E’ ovvio che sono antifascista, ma non sopporto la mania di dare del fascista a chiunque sia di destra. E neppure di dare del razzista a chiunque vorrebbe limitare l’accoglienza agli immigrati. Anche perchè a furia di dir loro “fascista!” e “razzista!” quelli lo diventano”.

Sulla candidatura di Massimo Giletti, infine, commenta: “Io propongo un ritorno al buon governo. Se invece vogliono divertirti e restare con le metropolitane rotte, facciano pure”. >>Tutte le notizie di UrbanPost

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