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Smart Working, arriva il Bonus spese per chi lavora da casa

Bonus Smart Working: che cos’è e chi lo può richiedere? Ecco che spunta un nuovo incentivo per chi lavora da casa. Potrebbe essere disponibile quindi un bonus che coprirà bollette e distribuirà buoni pasto. Ecco come funziona e quali sono le problematiche.

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Bonus Smart Working

Smart Working 2020

Siamo quasi arrivati al termine dell’emergenza data dal Coronavirus e mai come quest’anno abbiamo imparato a lavorare da casa. Lo Smart Working è diventata una modalità di lavoro che potrebbe far parte della vita di tutti anche ad emergenza finita. Proprio per questo motivo si sta pensando di disporre un nuovo bonus per tutti i lavoratori casalinghi. Questo incentivo andrà a colmare le spese attraverso i buoni pasto e potrà valere anche per le utenze. Il nuovo metodo di lavoro in Smart Working è utilizzato da tanti paesi Europei già da tempo. L’Italia ci arriva tardi ma in questo ultimo anno più che mia ne ha compreso l’utilità. Ecco perchè potrebbero cambiare le direttive che regolamentano questo tipo di lavoro. Infatti potrebbe essere non più automatico con accordi tra imprese e sindacati, ma vi potrebbe essere la necessità di un accordo obbligatorio con il dipendente.

Bonus Smart Working

La problematica da risolvere riguarda il trattamento economico del dipendete che lavora da casa che dovrà avere gli stessi diritti di chi lavora invece in ufficio. Infatti con il lavoro agile si va inevitabilmente incontro a delle decurtazioni, come la perdita dei buoni pasto e degli straordinari e anche le maggiori spese per le utenze. Così quello a cui si sta pensando è disporre un bonus che copra le spese di casa e anche a dei buoni pasto. Un rimborso quindi forfettizzato delle utenze o un pacchetto di welfare che consideri i guadagni e le perdite valutandoli insieme a benefici di altro tipo.

Buon Smart Working

Buoni pasto e straordinari

La problematica da risolvere riguarda l’erogazione dei buoni pasto. Infatti è difficile calcolarli in quanto si tratta di un beneficio legato all’orario di lavoro e alla pausa pranzo. La valutazione cambierebbe completante poi se si dovrebbe affrontare la tabella oraria di un dipende che si organizza il lavoro in autonomia. Florindo Oliverio, segretario Fp Cgil, ha affermato: «I buoni pasto valgono circa 160 euro al mese. Se si considerano anche gli straordinari si capisce perché ci sono stati lavoratori che avrebbero avuto diritto a continuare a lavorare in smart working da settembre e che hanno chiesto una certificazione speciale di buona salute pur di tornare in ufficio: non si potevano permettere uno stipendio decurtato». Altro problema sono anche gli straordinari ancora più difficile da calcolare visto che i dipendi statali hanno una politica a riguardo e cosi i privati o gli aventi partita iva. Ed è per questo che si sta pensando ad un rimborso forfettario delle spese, che possa scavalcare questi ostacoli garantendo comunque un rimborso aggiuntivo ai lavoratori. >> tutte le notizie di Urbanpost

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