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Vaccino obbligatorio per operatori sanitari, Filippi (Cgil): “Decreto giusto, indecente che un professionista sanitario non si vaccini”

Vaccino obbligatorio per operatori sanitari. “Decreto giusto, indecente che un professionista sanitario non si vaccini. Medici no vax esigua minoranza, ma anche fosse uno solo bisognerebbe intervenire”. A parlare, ai microfoni di Radio Cusano Campus, è Andrea Filippi, segretario nazionale della Fp Cgil medici. (prosegue dopo la foto)

Vaccino obbligatorio per operatori sanitari

Vaccino obbligatorio per operatori sanitari, Filippi (Cgil): “E’ indecente che un medico o un qualsiasi operatore sanitario entri in contatto con i pazienti senza essere vaccinato”

Sul decreto per l’obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari Filippi esprime la posizione della Cgil che è di accordo con le intenzioni del governo. “Da quanto sappiamo – dice – il decreto è in elaborazione, dovrebbe uscire a giorni e in effetti la direzione è questa, che noi condividiamo in pieno. Da una parte garantire con uno scudo penale i medici che fanno le vaccinazioni, dall’altra parte l’obbligo vaccinale. Perché è indecente che un medico o un qualsiasi operatore sanitario entri in contatto con i pazienti senza essere vaccinato. Si tratta di sicurezza nei luoghi di lavoro, ma prima di tutto di una questione deontologica”.

“Se parliamo di numeri, si tratta di un’esigua minoranza, ma anche fosse un 5% tra tutti gli operatori sanitari, è fondamentale che tutti recepiscano le linee guida sanitarie. Non esiste –  aggiunge il segretario della Fp Cgil medici – che un professionista sanitario non recepisca queste linee guida. Il decreto non punta la pistola alla testa per obbligare al vaccino, ma dice giustamente: se non vi volete vaccinare non lavorate più per il SSN”.

“La stragrande maggioranza degli operatori sanitari non si è mai posta il problema della vaccinazione”

“Comunque questi piccoli numeri – aggiunge Filippi – non possono mettere in discussione la professionalità della stragrande maggioranza degli operatori sanitari che questo problema non se lo sono mai posto. Ricordiamo che noi abbiamo ancora un problema, che è quello dei medici che non hanno un rapporto di lavoro esclusivo con il SSN, che sono quelli di medicina generale, la cui stragrande maggioranza si impegna per il SSN, ma non sono tutelati dal SSN. I professionisti si devono sentire parte della stessa grande famiglia, cosa per oggi non è per i medici di medicina generale che sono inquadrati come liberi professionisti”.

Infine un passaggio sulla questione dell’intramoenia. Si tratta delle prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa. “Il nostro primo grande nemico è il privato-privato, il secondo grande nemico è l’extramoenia. Il terzo è l’intramoenia, che deve essere controllata adeguatamente, perché non è possibile che una persona telefona al cup e gli viene detto che in intramoenia puoi fare la visita subito, altrimenti devi aspettare tre mesi. Ovviamente l’obiettivo è fare in modo che i medici lavorino solo per il servizio pubblico, però bisogna pagarli adeguatamente”.

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