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La verità su alcuni misteri d’Italia è (davvero) più vicina?

Per i tanti, troppi misteri d’Italia il 2 luglio 2020 potrebbe diventare una data storica. Il Consiglio di presidenza del Senato, infatti, ha deliberato all’unanimità la desecretazione degli atti delle commissioni parlamentari d’inchiesta fino al 2001. Questo fatto ci pone davanti a una semplice domanda: siamo più vicini a risolvere alcuni misteri italiani? Strage di Ustica, in primis. Ma anche l’uccisione di Aldo Moro e il disastro del Vajont.

“La speranza è che questi documenti, finalmente accessibili, possano dare un contributo alla verità su tante pagine della storia del nostro paese ancora oscure”. Così afferma la Vicepresidente del Senato e senatrice del Pd, Anna Rossomando.
Anche il secondo partito del governo attuale ha espresso soddisfazione. I senatori del M5S evidenziano, con forza, che l’approvazione della delibera è merito loro. È arrivata, infatti, dopo la proposta del senatore Gianni Marilotti: “Consegniamo al nostro paese documenti importantissimi che possono aiutare a fare luce su pagine delicatissime della nostra storia. È bellissimo avere le mani libere e lavorare per il bene del paese”. Ma sarà davvero così?

Misteri d’Italia, desecretazione degli atti: le reazioni politiche

L’opposizione (Fratelli d’Italia e Lega) intanto, ha protestato per la bocciatura di un loro emendamento. Scopo della modifica: estendere la desecretazione degli atti fino al 2018. Il Vicepresidente e senatore leghista Roberto Calderoli ha affermato: “Hanno votato tutti contro. […] Persino i 5 stelle hanno detto no a un’operazione che avrebbe fatto luce sugli atti dell’affare Mitrokhin e dell’uranio impoverito”.

Questa mancanza certamente non aiuta: come si possono comprendere alcune “verità nascoste” sulla base parziale di dati? A tenere banco c’è anche un’altra questione, sollevata da Carlo Giovanardi (ex Senatore di centrodestra). Per rendere chiara la propria posizione ha convocato una conferenza stampa. Per le sue dichiarazioni si è basato su alcuni appunti; gli stessi che aveva ottenuto studiando nel 2016 i dossier su Ustica: “Da questi atti emerge che nel 1980 il Fronte popolare per la liberazione della Palestina, dopo l’arresto del loro referente a Bologna, Abu Saleh, deliberò che il patto con l’Italia che prevedeva di non compiere attentati sul nostro territorio in cambio della libera circolazione delle loro armi, era saltato, così avviando un’escalation di minacce contro il nostro Paese e ponendo fra gli obiettivi anche un aereo e vittime civili”.

Qual è la verità?

Nella commissione d’inchiesta sul caso Aldo Moro c’era anche Paolo Bolognese, ex Senatore del Pd. Assieme a Giovanardi aveva analizzato le carte sull’omicidio del giurista. In più, Bolognese è attualmente Presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime di Bologna. La sua risposta in merito alle affermazioni di Giovanardi non si è fatta attendere:“Evidentemente (Giovanardi) ha letto altre carte o è un visionario. Se parliamo delle stesse, ovvero dei documenti secretati su Ustica e Bologna, quella roba non c’è, non esiste. In pratica dice una balla colossale tra l’altro coperta da segreto di Stato. Queste tesi sono folli, io ho letto almeno tre volte i documenti insieme ai servizi e mi sono fatto spiegare ogni passaggio. Ci sono atti anche molto interessanti relativi al Medio Oriente, ma nulla di ciò che sostiene lui. Nulla”. >> Gli articoli di cultura su UrbanPost

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