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15 film da vedere nel 2020

La stagione cinematografica in corso è solo agli inizi, ma sono già tanti i film interessanti usciti in questo 2020 e di tanti altri se ne attende l’uscita. Infatti in questi primi 4 mesi dell’anno molti registi hanno già lasciato traccia del loro lavoro, mentre altri ancora sono pronti a presentare le loro ultime fatiche. Ci basti pensare infatti ad autori come Sam Mendes, Taika Waititi, Gianni Amelio, Christopher Nolan, Wes Anderson, che sono soltanto alcuni degli autori che hanno rilasciato o rilasceranno i loro ultimi progetti cinematografici. È anche interessante denotare come questo 2020 si caratterizzi per una grande varietà tematica, che ci permetterà quindi di trattare numerose storie e narrazioni.

In sala o sulle piattaforme streaming uscirà davvero di tutto e in questo caso avremo solo l’imbarazzo della scelta. Allo stesso modo però è molto interessante vedere, soprattutto in questi tempi duri dovuti al COVID-19, alcuni dei più bei lungometraggi già usciti e fruibili pertanto da pubblico. Ecco dunque una lista dei film da vedere assolutamente in questo 2020 e che potrete trovare su FilmPost.it tra i lungometraggi consigliati. In questa rassegna spazieremo da un genere all’altro, passando dal war movie al thriller, dal biopic al il film a sfondo sociale e dal noir al blockbuster hollywoodiano.

Film già usciti nel 2020

Piccole Donne

Trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Louisa May Alcott del 1869, il film narra la storia della vita di quattro sorelle: Jo, Meg, Amy e Beth March. Tutte loro vivono nella casa di campagna assieme alla madre, dal momento che il padre è impegnato a combattere nella guerra di secessione americana. Inoltre ciascuna di loro presenta speranze e obiettivi per la propria vita; Difatti Beth ama la musica e si dedica allo studio del pianoforte sotto gli insegnamenti di James Laurence; Amy, l’ultimogenita, sogna invece di diventare una famosa pittrice e di completare i suoi studi all’estero; In aggiunta Jo, la secondogenita e la più emancipata tra le sorelle, desidera diventare una scrittrice, alla luce della sua passione per la scrittura e la lettura; Infine Meg, la primogenita, non ha grandi ambizioni oltre a quelle di essere una madre e una moglie devota.

Greta Gervin torna alla regia dopo il successo di Lady Bird e riesce nuovamente a convincere il pubblico. Il film ha un buon ritmo e riesce a destreggiarsi abilmente tra la messinscena cinematografica e la fedeltà romanzesca. Allo stesso modo la Gervin riesce a donarci un affresco della società ottocentesca e dei suoi costumi, ma senza snaturarsi come autrice. Tecnicamente la pellicola è ben fatta, con una buonissima regia e dei favolosi costumi. Interessante e peculiare anche la scelta della colonna sonora, che tocca il suo acmè nella selezione delle Kinderszenen di Schumann, cui la leggenda vuole essere state elaborate invece da una donna, ossia sua moglie. Infine risulta molto convincente anche il cast, che annovera star del calibro di: Emma Watson, Laura Dern, Timothée Chalamet, Meryl Streep, Saoirse Ronan, Florence Pugh. Il film è uscito nelle sale italiane il 9 gennaio 2020.

1917

Aprile 1917, Francia. Blake (Dean-Charles Chapman) e Schofield (George MacKay), due soldati dell’esercito inglese, hanno il compito di superare la trincea e di recarsi nella famosa “terra di nessuno”. Il loro incarico è quello di recapitare un’importante lettera, indicante degli ordini riguardo alla tattica bellica, al colonnello Mackenzie (Benedict Cumberbatch). La buona riuscita dell’operazione è fondamentale, soprattutto perché il loro fallimento significherebbe la morte assicurata di migliaia di soldati inglesi. I tedeschi infatti hanno finto una ritirata e si preparano ad una ritirata dalle proporzioni devastanti. I due caporali dovranno quindi superare se stessi, affrontando numerose insidie lungo il cammino e non dimenticandosi mai che il tempo stringe.

Sam Mendes ritorna nelle sale cinematografiche a quattro anni dal suo 007 Spectre e lo fa con un progetto sperimentale come 1917. Uscito il 23 gennaio, il film rappresenta il primo war movie della storia del cinema girato con un (finto) piano sequenza unico; questo testimonia non solo la bravura del regista, ma anche la sua versatilità nel trovare nuove forme espressive. Inoltre a questa perizia tecnica si aggiunge una fotografia di Roger Deakins pazzesca, a ragione vincitrice dell’Oscar. Anche la scenografia, il sonoro e i costumi sono di pregevole fattura, laddove invece gli effetti visivi vengono un po’ meno. Se quindi il film narrativamente è un po’ banale, tuttavia le modalità di narrazione, oltre ad essere innovative, costituiscono una vera e propria esperienza cinematografica. 1917 è un film che tratteggia realisticamente la Grande Guerra e che sintetizza sapientemente sia la tragedia umanitaria sia l’azione belligerante.

Jojo Rabbit

Germania nazista, 1945. Joseph è un fervente sostenitore del regime instaurato da Hitler, tanto da mitizzare e idolatrare quest’ultimo. Una mitizzazione che raggiunge dei livelli incredibili, i quali lo portano ad avere per amico immaginario il fuhrer stesso. In questo contesto il più grande obiettivo di Jojo, sostenuto dal suo amico Yorki, è quello di diventare un vero soldato nazista. Proprio per questo motivo quindi è euforico di fronte alla possibilità di partecipare ad un weekend formativo della hitlerjugend. Tuttavia l’esperienza non rispetterà le aspettative di Jojo che in un impeto d’ira tirerà una granata, la quale però gli rimbalzerà addosso ed esploderà. Rimasto sfigurato, egli dovrà quindi rimanere a casa più tempo possibile, assistito quotidianamente della madre. Sarà quindi a casa che Jojo scoprirà una verità tenutagli nascosta dalla madre, ovvero che nel loro appartamento si nasconde una ragazza ebrea. Come proseguirà  la convivenza tra i due?

Irriverente, umoristico ed emozionante. Sono questi i tre aggettivi che fanno da massimo comune denominatore di questa pellicola. Taika Waititi torna al cinema dopo la sua esperienza al MCU e lo fa splendidamente. Infatti non solo riesce a mettere assieme un cast molto stellare, il quale presenta nomi del calibro di Scarlett Johansson e Sam Rockwell, ma riesce a trattare un tema delicato con originalità. La pellicola, oltre ad un buonissimo comparto tecnico, ha dalla sua ben altro, cioè una sintesi tra profondità e effervescenza scenica che non si era mai vista prima in un film del genere. Durante la visione non solo si ride a crepapelle, ma si è patisce, si gioisce e ci si emoziona con i personaggi. Il lungometraggio ha come suo punto di forza il non cadere nel moralistico o nello strappalacrime, rifiutando i cliché e lasciando parlare più i personaggi più che le loro vicende.

Sorry We Missed You

Ricky (Kris Hitchen) è un padre di famiglia stanco dei numerosi lavori subordinati che ha dovuto svolgere nel corso degli anni post crisi ed è deciso ad uscire da questa condizione. Infatti lui e la sua famiglia, situata a Newcastle e composta dalla moglie Abbie (Debbie Honeywood) e i figli Liza Jane (Katie Proctor) e Sebastian (Rhys Stone), sbarcano il lunario e arrivano a malapena alla fine del mese. Pertanto Ricky decide di entrare in un franchise per trasportatori freelance, pensando e credendo fermamente che questa attività sia finalmente l’occasione per concretizzare i sogni della sua vita. Tuttavia per avviare questa impresa ha bisogno di un furgone abbastanza costoso, che potrebbe permettersi solo vendendo l’auto della moglie, mezzo fondamentale per il lavoro di quest’ultima. Ma non è tutto oro ciò che luccica: le tante ore di lavoro e l’assenza genitoriale intaccheranno l’educazione e lo sviluppo dei figli.

Ken Loach torna dopo i grande successo di Io, Daniel Blake e lo fa con questo bellissimo film a tema sociale. Siamo difatti di fronte all’ennesimo dramma militante del regista britannico, ormai legatissimo alle istanze sociali. Il lungometraggio, uscito in Italia il 23 gennaio 2020, si dimostra come sempre un grandissimo prodotto, che si concentra su temi fondamentali del mondo contemporaneo quali: l’alienazione capitalistica, la fine del riscatto sociale, lo svilimento economico degli affetti e l’importanza della presenza genitoriale. Inoltre Loach esemplifica con un micro contesto famigliare tutto il precariato britannico e i personaggi diventano così simboli e allegorie di un sistema malato. Tecnicamente la pellicola è di pregevole fattura e si distingue per un’ottima regia ed un eccellente fotografia. Unica pecca del film forse è il finale sbrigativo, ma esso è comunque coerente con il filo narrativo; si è quindi davanti ad un contenuto imperdibile ed estremamente profondo.

Il Diritto di Opporsi

Bryan Stevenson (Michael B.Jordan) è uno studente universitario di Harvard. Durante un estate ha l’opportunità di partecipare ad uno stage estivo nel braccio della morte; questa esperienza lo segnerà nel profondo e, dopo aver visto le condizioni di prigionia di alcuni suoi coetanei, deciderà, una volta completati gli studi, di recarsi in Alabama. Qui seguirà i casi di uomini ingiustamente condannati a morte ed assieme alla psicologa Eva Ansley (Brie Larson) cercherà di rendergli giustizia, indagando approfonditamente e rivendicando i diritti civili americani di ciascun cittadino. Tra tutti i casi però uno lo colpirà particolarmente, vale a dire quello di Walter McMillian (Jamie Foxx). Bryan infatti, un afroamericano in uno stato razzista, deciderà di credere all’innocenza professata dall’uomo e di battersi per la sua scarcerazione. Così facendo metterà in moto una reazione a catena molto pericolosa, che rivelerà il lato oscuro del sistema giudiziario americano.

Diretto da Destin Daniel Cretton, regista statunitense semi-sconosciuto, Il Diritto di Opporsi è uno dei migliori film usciti nel 2020. Tratto da una storia vera, il lungometraggio riesce laddove molti legal thriller hanno fallito. In primis è chiaro, conciso e senza moralismo arriva direttamente allo spettatore. Prende posizione su tematiche sociali ed attuali, ma contemporaneamente non si dimentica dei personaggi e della loro psicologia. Quest’ultimi diventano archetipi degli innocenti uccisi dalla giustizia americana, abbandonati a loro stessi e privi di aiuto. In secundis il comparto tecnico è ottimo; la regia è pulita, priva di vezzi e, nonostante in alcuni casi sia un po’ scolastica, dimostra consapevolezza del mezzo. Le interpretazioni delle star, la scenografia e i costumi sono eccellenti. Punto dolente della pellicola è la fotografia, eccessivamente patinata e ostinata in una palette a tratti ingiustamente calda. Un film che tutti dovrebbero vedere per comprendere il funzionamento della giustizia statunitense.

Cattive acque

Basato su una storia vera, la trama del film ha come protagonista un avvocato ambientalista di Cincinnati, Robert Billot. Esercita la professione presso un importante studio legale in Ohio e la sua specializzazione sono le cause ambientali per conto delle imprese. Un giorno però si presenta nel suo ufficio un vecchio contadino, Wilbur Tennant, residente nello stesso paesino della nonna di Robert. Wilbur è intenzionato a fare causa alla DuPont, una multinazionale statunitense che, a detta dell’uomo, è responsabile della contaminazione dell’acqua del suo terreno e quindi anche della morte di 190 delle sue mucche. Incuriosito dal caso, ma in parte scettico, Robert decide di recarsi all’allevamento dell’uomo e, dopo aver visionato le cassette recapitategli da quest’ultimo, capisce che forse ci sono gli elementi per costruire una causa. Inizierà così per Robert una lunghissima crociata legale, la quale lo allontanerà dagli affetti e lo proverà fisicamente.

Interpretato da un cast stellare, con nomi blasonati come Anne Hathaway, Mark Ruffalo e Tim Robbins, Cattive acque è un buonissimo film a tema sociale. Esso non solo scava nel torbido degli interessi capitalistici statunitensi, ma ricostruisce fedelmente l’impegno stoico di un uomo devoto alla sua causa. Ne emerge un quadro veritiero e realistico della società americana, dove si tratteggia sapientemente l’elitario snobismo dei ceti abbienti nei confronti di quelli più umili. In aggiunta al messaggio etico, la pellicola non solo è interpretata a regola d’arte, ma anche diretta egregiamente. Infatti Todd Haynes, regista del film e autore ingiustamente sottovalutato, fa un lavoro eccellente, giocando abilmente con la macchina da presa; allo stesso livello è la fotografia, fredda e grigia; la scenografia e il montaggio invece si difendono, nonostante qualche mancanza. Cattive acque è un film molto interessante e con il quale si comprende un lato nascosto degli Stati Uniti.

Hammamet

Bettino Craxi è ad Hammamet, dove si trova esiliato ormai da qualche anno dopo i fatti di Tangentopoli del 1992. Condannato per corruzione per finanziamento illecito, trascorre ormai le sue giornate nella sua villa tunisina con la moglie, la figlia e il suo nipotino. Unico assente il figlio, impegnato invece nella riabilitazione della figura del padre in patria ed esponente del centrodestra capitanato da Silvio Berlusconi. Tuttavia le visite, per quanto non numerosissime, non mancano: da un lato Fausto (Luca Filippi), figlio dell’ex tesoriere del Psi Vincenzo (Giuseppe Cederna) e personaggio inquietante ed ambiguo, sempre preso dai suoi video con la sua macchina da presa; dall’altro lato un “Ospite” che fu suo “avversario, mai nemico” e che assume i tratti del politico democristiano. È così quindi che Bettino Craxi trascorre le sue giornate, disquisendo di politica con alcuni visitatori e consumandosi a causa del diabete e della cardiopatia.

In questo film autobiografico Gianni Amelio, regista intimista e autore poliedrico, decide di narrare la parabola discendente di uno degli uomini più importanti della storia della Repubblica italiana. Interpretato da un istrionico Pierfrascesco Favino e narrato sommessamente, il lungometraggio assume i caratteri di un lungo rantolo funereo. Amelio tratteggia infatti un personaggio stanco, impotente-sotto tutti i punti di vista- e indifeso, ma al contempo ancora lucido mentalmente. Un uomo ormai distrutto pubblicamente, ma che mantiene in qualche modo, almeno con se stesso, una sorta di dignità interiore. Tecnicamente il film è di buon livello, tranne delle sbavature interpretative e alcune imprecisioni di montaggio. Interessante invece la selezione sonora e la fotografia; non convince affatto il finale, tirato un po’ troppo per le lunghe e inutilmente ambiguo. Una pellicola comunque di grande valore che, sopratutto a livello storico e umano, risulta imperdibile per gli amanti del cinema.

La Gomera- L’isola dei fischi 

Cristi (Vlad Ivanov) è un ispettore di polizia corrotto sottoposto a una stretta sorveglianza. Egli infatti non solo è sospettato dai superiori, che gli hanno piazzato in casa delle telecamere, ma è anche braccato dai narcotrafficanti per cui lavorava. Quest’ultimi hanno avuto dei problemi e necessitano ancora del suo aiuto. Proprio per questo motivo viene contattato da Gilda (Catrinel Marlon), femme fatale che lo obbliga a seguirlo alle Canarie presso l’isola vulcanica di Gomera. Qui dovrà imparare il silbo, un’antica forma di comunicazione che si serve dei fischi, così da poter comunicare in sicurezza con gli altri malviventi: Di tale lingua infatti si serviranno durante la liberazione del fidanzato di Gilda, un gangster di nome Ztost (Sabin Tambrea). Ma non tutto andrà secondo i piani e Cristi si ritroverà in una pericolosa spirale di sotterfugi, omicidi e tentazioni amorose. Riuscirà a venirne fuori o verrà definitivamente scoperto?

Presentato al Festival di Cannes lo scorso maggio e distribuito in Italia il 27 febbraio, La Gomera-L’isola dei Fischi è un interessante thriller-noir. Scritto e diretto da Corneliu Porumboiu, cineasta rumeno già premiato a Cannes nel 2006, questo film passato in sordina è forse uno dei migliori prodotti del 2020. Tecnicamente molto interessante e molto ben interpretato, in particolare da Catrinel Marlon, il lungometraggio stupisce per il suo realismo e la sua chiave interpretativa; Intrigante è anche la trovata del silbo e il suo utilizzo. Da rivedere invece la colonna sonora e il doppiaggio italiano, stranamente non all’altezza. Ciononostante, la pellicola non solo intrattiene, ma assume anche i tratti di un dramma umano, che sopperiscono ad leggero calo di ritmo nella parte centrale. La Gomera è un film da non perdere perché, pur non essendo un blockbuster, ha comunque molto da dire a livello narrativo.

Richard Jewell

Tratto dalla storia vera dell’eroe che sventò l’attacco alle olimpiadi di Atlanta, Richard Jewell ripercorre tutti gli avvenimenti dell’evento sportivo del 1996. Richard Jewell è un giovane ragazzo ingenuo che sogna di diventare un poliziotto e che si è offerto volontario come membro della sicurezza delle Olimpiadi statunitensi. Durante un concerto serale al Centennial Olympic Park egli nota uno zaino sospetto abbandonato su una panchina e decide di dare l’allarme. Rispettando i protocolli e allontanato i turisti con la polizia, Richard riuscirà ad evitare una strage. Così facendo inizialmente verrà glorificato dalla stampa come “l’uomo della provvidenza”, ma inspiegabilmente, dopo qualche giorno, la situazione si ribalterà. Infatti l’FBI, a corto di prove e pressata dai media, deciderà di concentrarsi su di lui come unico indiziato. Incomincerà così una battaglia legale tra Richard e l’FBI, dove non mancheranno sotterfugi, soffiate e soprusi.

L’instancabile Clint Eastwood torna dopo un anno di assenza e si presenta con questo pregevole biopic. Prendendo le mosse da un fatto realmente accaduto e mosso dal suo patriottismo, Eastwood decide qui di criticare il governo statunitense e il suo sistema mediatico. Essi per il regista sono cinici e ipocriti, diffidenti di fonte all’evidenza e capaci di distruggere la vita di brave persone. È appunto questo il caso di Richard, le cui uniche colpe sono la sincerità, l’ingenuità e il QI non molto sviluppato. Per Eastwood quindi gli USA si rivelano iniqui e ingiusti, pronti ad attaccare i più deboli senza curarsi delle conseguenze. Con la solita perfezione tecnica e con un cast stellare, che comprende nominativi quali Paul Walter Hauser, Olivia Wilde e Kathy Bates, Sam Rockwell,il novantenne autore statunitense confeziona l’ennesima opera cinematografica degna di nota. Richard Jewell pertanto porta il carattere distintivo di Eastwood: la qualità.

La ragazza d’autunno

Leningrado, estate del 1945. Ija (Viktorija Mirošničenko) è una ragazza biondissima, impacciata e affetta da psicosi a causa del suo disturbo da stress post traumatico, il quale rende la sua vita ancora più difficoltosa di prima. Ija, costretta a vivere in una città deturpata e devastata dagli assedi della Seconda Guerra Mondiale, lavora in un ospedale e si occupa anche del piccolo Pashka. Tuttavia, una volta tornata dal fronte la madre biologia, Masha (Vasilisa Perelygina), il suo bambino sarà tragicamente scomparso. Incredula e dilaniata dalla sofferenza quest’ultima cadrà in una profondadepressione, la quale la porterà in seguito a sviluppare una vera propria ossessione. Essa infatti vuole un altro figlio a tutti i costi e in questa suo desiderio Iya sarà costretta ad aiutarla, qualsiasi sia il prezzo.

Scritto e diretto da Kantemir Balagov, La ragazza d’autunno è un film profondo, a ragione selezionato per rappresentare la Russia agli Oscar. Si tratta di un lungometraggio meraviglioso, ricostruito filologicamente in maniera perfetta e che ha la forza di trattare uno spartiacque della storia russa innovando. Difatti Balagov non si inzacchera nella tradizione cinematografica sovietica, che ha a consolidato un repertorio di immagini postbelliche, bensì crea un nuovo lato del cinema dell’Est. Con grande perizia registica l’autore non solo esalta la scenografia, giocata sugli interni quasi a voler rinchiudere i corpi dei personaggi nelle 4 pareti, ma dà corpo alla vicenda narrativa. La cura nella pellicola è visibile anche della fotografia e del montaggio, rivelatori di una compostezza scolastica; La ragazza d’autunno è forse il miglior film uscito in Italia in questo 2020 e per questo motivo non se ne può perdere la visione.

Film in uscita nel 2020

Tenet

Programmata l’uscita in Italia per il 18 settembre, Tenet è l’undicesima fatica dell’acclamatissimo Christopher Nolan, autore di punta della Warner Brothers. La pellicola è una delle più attese di questo 2020, soprattutto in virtù dell’enigmaticità che si porta dietro la firma di Nolan. Molte teorie si sono spese a riguardo di questo film, a partire dall’uscita del trailer il 19 dicembre 2019. Dall’altro lato esse si sono concentrate principalmente sul significato del titolo e di come esso si leghi alle vicende narrative. Tra di esse forse la più suggestiva è quella che collega la palindromia del titolo alla struttura stessa del lungometraggio, che in tal modo sarebbe veramente rivoluzionario trattandosi di un blockbuster hollywoodiano. Nonostante l’interesse mediatico dietro a questo nuovo lavoro del regista britannico, della trama e della storia non si sa molto, tranne il genere del film: un action movie ambientato nel mondo dello spionaggio internazionale.

Nemmeno Nolan ha detto molto a riguardo e ha solo dichiarato che: “Partiremo dal punto di vista di un film di spionaggio, ma andremo verso mete differenti. Attraverseremo generi diversi in una formula, spero, fresca ed emozionante.” Girato quindi in numerose location, tra cui si annoverano paesi come Danimarca, Regno Unito, Italia e Norvegia, il progetto si prospetta ambizioso. Il comparto tecnico è invece di assoluto livello, con direttore della fotografia il solito Hoyte van Hoytema e con delle star internazionali quali John David Washington, Robert Pattinson e Elizabeth Debicki; novità invece nella composizione delle musiche, dove ad Hans Zimmer, storico collaboratore di Nolan, si sostituisce Ludwig Göransson. Infine, gli ultimi rumors sulla pellicola parlano di una narrazione incentrata sulla minaccia di una possibile Terza Guerra Mondiale, la quale il protagonista dovrà sventare. Di una cosa però sicuramente siamo certi: anche qui il tempo giocherà un ruolo fondamentale.

No Time to Die

Venticinquesimo film della serie legata alle vicende dell’agente James Bond, No Time to Die è il quinto ed ultimo film di Daniel Craig nei panni dell’agente 007. Rinviata l’uscita in Italia a novembre 2020 a causa dell’emergenza COVID-19, No Time to Die ci riporterà nel mondo dell’agente doppio zero cinque anni dopo le vicende di Spectre. La storia del film infatti si baserà sul ritorno nello spionaggio da parte di Bond, il quale si è ormai ritirato dal MI6 e si gode la vita in Giamaica. Tutto però cambierà quando un vecchio amico, l’agente della CIA Felix Leiter -vecchia conoscenza dell’universo di 007- gli chiederà aiuto per recuperare uno scienziato scomparso, il quale si sospetti sia stato rapito; la ricerca si rivelerà però più ardua del previsto e porterà Bond a pestare i piedi a Safin, uno spietato criminale dall’armamentario non indifferente.

Diretto da Cary Fukunaga, No time to Die dovrebbe chiudere il cerchio della trilogia iniziata con Skyfall da Sam Mendes, allontanatosi dal franchise dopo Spectre. In questo ultimo capitolo troveremo al fianco di Daniel Craig star internazionali, a partire dal premio Oscar Rami Malek fino a Lea Seydoux (già presente in Spectre) e Naomie Harris (Moneypenny). A interpretare i soliti cameo riservati a M e Q ci saranno sempre Ralph Fiennes e Ben Whishaw. La sceneggiatura è stata invece affidata a Phoebe Waller-Bridge, sceneggiatrice e collaboratrice britannica di fama internazionale. A comporre la colonna sonora, marchio di fabbrica della serie, è stata incaricata Billie Eilish, il cui inedito “No time to Die” è uscito il 17 febbraio 2020. La pellicola ha in se tutti i presupposti per avere successo e, nonostante la posposizione dell’uscita, che in parte aumenta l’hype della visione, siamo sicuri che ci lascerà a bocca aperta per le tipiche scene action.

Bombshell- La voce dello scandalo

Tratto dallo scandalo sessuale di Roger Ailes, direttore del canale conservatore Fox News, Bombshell ricostruisce le vicende di tre donne dell’emittente televisiva: Megyn Kelly, Gretchen Carlson, Kayla Pospisil. La prima, anchorwoman del canale, è infatti stata licenziata dopo aver incalzato Donal Trump riguardo la sua misoginia; la seconda, presentatrice di punta di Fox News, si è ritrovata invece in un ambiente lavorativo ostile al suo modo di lavorare femminista; infine la terza, vittima di molestie, è tuttavia inesperta e non sa cosa l’aspetta. Tutto cambierà quando Gretchen, stufa del sessismo degli ospiti in onda e del personale nel backstage, denuncerà Ailes per molestie. La sua azione è dunque mossa dalla speranza che altre donne facciano come lei, che la seguano nella causa. Quando si scoprirà che tutte loro sono vittime inizierà la voglia di rivincita di queste donne, determinate a svelare la vera natura di Ailes. Ci riusciranno?

Diretto da Jay Roach, regista e produttore cinematografica statunitense, Bombshell è un film che si inserisce pienamente nel nuovo cinema engagé americano. Difatti la pellicola, vincitrice di un Oscar per miglior trucco ed acconciatura sembrerebbe inserirsi nel solco di documentari e film critici verso gli Stati Uniti. È proprio per questo che non stupisce che i critici statunitensi abbiano identificato il lungometraggio come una via di mezzo tra i documentari di Michael Moore e La grande scommessa (con cui condivide anche lo stesso sceneggiatore Charles Randolph). A dare il volto a queste tre coraggiose giornaliste ci sono tre star del cinema d’oltreoceano: Charlize Theron (Megyn Kelly), Margot Robbie (Kayla Pospisil), Nicole Kidman (Gretchen Carlson). Le prime due hanno ricevuto anche una delle nomination agli Oscar, rispettivamente come miglior attrice protagonista e come miglior attrice non protagonista. Ora le basi per un bellissimo film ci sono tutte, ma rispetterà le attese?

Top Gun: Maverick

Sequel del famoso film del 1986, Top Gun: Maverick rappresenta la conclusione di un progetto elaborato già dopo il primo film. Non considerando infatti lo spin off, questo dovrebbe essere l’unico e vero seguito del cult degli anni Ottanta. Qui infatti non solo troveremo l’irriverente pilota Pete “Maverick” Mitchell (Tom Cruise) ma anche personaggi iconici come Tom “Iceman” Kazinsky (Van Kilmer). Ambientato ormai 34 anni dopo gli avvenimenti del primo film, in esso vedremo il tenente Pete Mitchell impegnato ad allenare un distaccamento di allievi della scuola “Top Gun”. In questo caso però vi sarà anche Bradley “Rooster” Bradshaw (Miles Teller), figlio del compianto Goose, e determinato a diventare un pilota di punta dell’esercito statunitense. Sarà quindi compito di Mitch guidarlo attraverso questo sentiero impervio e prepararlo per una missione top secret che non è ancora riuscita a nessun essere umano.

Diretto da Joseph Kosinski, questo sequel cerca di riprendere il filo di Top Gun, lungometraggio storico di Tony Scott e capace di riassumere tutta l’estetica e l’edonismo americano degli anni Ottanta . Se l’hype per questo film è cresciuto negli ultimi due anni, dall’annuncio delle riprese il 31 maggio 2018 alla distribuzione del trailer il 16 dicembre 2019, tuttavia molti fan sperano che sia all’altezza, abituati ormai a vedere rovinati i cult con spin off e seguiti puerili.  Ma ora il Top Gun 2 è realtà e dopo 34 anni di attesa possiamo finalmente dire di non stare più nella pelle. Perché? La risposta è semplice: vogliamo sapere che cosa ha fatto Pete Mitchell in tutto questo tempo? Come è finita la sua storia con Charlotte “Charlie” Blackwood (Kelly McGillis, vergognosamente rifiutata dal casting perché non più rispondente ai canoni di bellezza hollywoodiani)? Chi è veramente il figlio di Goose?

The French Dispatch

The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun– questo il titolo originale del film- è il decimo film del cineasta Wes Anderson. La pellicola, definita dallo stesso autore “”lettera d’amore al giornalismo e ai giornalisti” è ambientata nella città francese di Ennui-sur-Blasé nel XX secolo; qui infatti hanno luogo gli eventi e le vicende della redazione del French Dispatch, supplemento di cronaca e cultura generale del quotidiano statunitense Evening Sun, di Liberty, Kansas. Tuttavia, quando il direttore del settimanale decede, la redazione decide allora di dedicargli un numero commemorativo, raccogliendo alcuni degli articoli più belli ed interessanti della storia del French Dispatch. Tra tutti questi il lungometraggio si concentra particolarmente su tre: il rapimento di uno chef, un artista condannato all’ergastolo per omicidio e un reportage sui moti studenteschi del ’68.

Scritto, diretto e prodotto da Anderson, questo film rappresenta l’ultima fatica dell’eccentrico autore statunitense. Amato dai più e odiato dai meno, Anderson si è sempre distinto per le sue opere curate e ben confezionate, realizzando delle pellicole molto interessanti. È dunque comprensibile l’attesa per il suo ultimo lavoro, che annovera anche un cast fantascientifico. I nomi sono tutti illustri e si possono riassumere in una sfilza di superstar cinematografiche. Questo cast tra comprende infatti: Benicio Del Toro, Jeffrey Wright, Adrien Brody, Léa Seydoux, Tilda Swinton, Mathieu Amalric, Lyna Khoudri, Stephen Park, Owen Wilson, Bill Murray, Saoirse Ronan, Frances McDormand e Timothée Chalamet, Christoph Waltz. Come se non bastasse il trailer, diffuso il 12 febbraio 2020, è diventato subito virale e ha stupito tutti. Che Wes Anderson abbia veramente realizzato una volta per tutte il suo capolavoro?

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