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Sergio Romano: chi è, vita privata e David di Donatello 2026

12/04/2021 15:50

Chi è Sergio Romano, il volto più schivo del cinema italiano

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Fino a pochi giorni fa era uno di quegli attori che tutti riconoscono ma in pochi sanno nominare. Poi è arrivato il David di Donatello 2026 come Miglior Attore Protagonista, e il nome di Sergio Romano è entrato nelle conversazioni di chi segue il cinema italiano. Un riconoscimento che non è arrivato per caso: è il risultato di trent’anni costruiti mattone su mattone, tra palcoscenici, set televisivi e film d’autore. Ma chi è davvero Sergio Romano? Ecco tutto quello che sappiamo.

Chi è Sergio Romano: età, altezza e vita privata

sergio romano vince david donatello

Sergio Romano è nato a Brescia l’11 aprile 1965, sotto il segno dell’Ariete. Ha 61 anni, è alto 180 cm e parla italiano, inglese e portoghese. Per quanto riguarda la vita privata, l’attore ha sempre mantenuto un profilo blindato: non ha mai lasciato trapelare nulla sulla sua situazione sentimentale e non è noto se sia sposato o abbia figli. La sua presenza sui social è ridotta al minimo, limitata a rare pubblicazioni di carattere professionale.

Romano vive prevalentemente in campagna, lontano dal caos delle città. In un’intervista a Esquire dell’ottobre 2025 aveva raccontato con ironia il contrasto tra la sua quotidianità e le serate sul red carpet: “Al mattino ero in campagna, a casa mia, fra gli ulivi e le galline, la sera in smoking sulla Croisette”. Una frase che dice molto sul personaggio: ironico, consapevole, mai compiaciuto.

La formazione al Paolo Grassi e gli esordi a teatro

Romano si è diplomato alla Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano, una delle scuole di recitazione più rigorose e prestigiose d’Italia. È lì che ha costruito le fondamenta di uno stile che lo contraddistingue ancora oggi: essenziale, realistico, capace di abitare i personaggi senza sovraccarichi.

Prima del cinema e della televisione, è stato il teatro il centro della sua crescita artistica. Ha lavorato con maestri come Luca Ronconi, Massimo Castri e Valerio Binasco, affrontando Shakespeare, Čechov e Pirandello. Un percorso che gli ha fruttato riconoscimenti importanti già negli anni Novanta: nel 1994 ha vinto il Premio Coppola-Prati per Hamlet, con la regia di Benno Besson, e nel 2002 il Premio Hystrio all’interpretazione per Otello, con la regia di Antonio Calenda.

La sua formazione si è arricchita anche dello studio delle tecniche di Ivana Chubbuck, focalizzate sulle motivazioni profonde del personaggio più che sull’imitazione emotiva — un approccio che si ritrova pienamente nelle sue interpretazioni più mature.

La carriera al cinema: da Ligabue al David di Donatello

Il debutto al cinema è arrivato nel 1997 con Auguri professore di Riccardo Milani, al fianco di Silvio Orlando. Da lì Romano ha alternato produzioni indipendenti e cinema d’autore: Da zero a dieci di Luciano Ligabue (2002), Il testimone invisibile di Stefano Mordini (2018), Il campione di Leonardo D’Agostini (2019), La scuola cattolica ancora con Mordini (2021), Delta di Michele Vannucci (2022).

Il 2025 è stato l’anno della svolta: Romano ha preso parte a tre film in un solo anno — Il nibbio di Alessandro Tonda, La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli e soprattutto Le città di pianura di Francesco Sossai, che gli ha consegnato il riconoscimento più alto del cinema italiano.

La carriera in televisione: dalle fiction Rai a Romulus

Il grande pubblico televisivo ha imparato a riconoscere Romano attraverso alcune delle serie più amate degli ultimi anni. Su Rai 1 ha recitato in Don Matteo, Un passo dal cielo e Che Dio ci aiuti. Su Sky Atlantic è stato nel cast di Romulus (2020-2022), la serie kolossal sulla nascita di Roma. Su Mediaset ha recitato in L’onore e il rispetto, R.I.S. Roma – Delitti imperfetti e Squadra antimafia – Palermo oggi, dove ha interpretato Giovanni Spagnardi.

Nel 2021 è entrato nel cast de La Fuggitiva su Rai 1, al fianco di Vittoria Puccini, nei panni del commissario Berti — uno dei ruoli televisivi che ne ha ampliato ulteriormente la popolarità presso il pubblico generalista.

Il David di Donatello 2026: perché questa vittoria conta

In Le città di pianura Romano interpreta Carlobianchi, uno dei due uomini disillusi che attraversano il Veneto in una lunga notte tra bar, malinconia e incontri inattesi. La critica ha elogiato in modo unanime la sua alchimia con Pierpaolo Capovilla — con cui condivide gran parte del film — e la capacità di incarnare un’umanità marginale con ironia malinconica e profonda umanità. Il film è stato accostato più volte al cinema di Aki Kaurismäki per la leggerezza malinconica e i paesaggi narrativi dell’Italia periferica.

Durante la cerimonia dei David, Romano ha scelto un discorso breve e riflessivo, lontano dai toni celebrativi. Ha sottolineato l’importanza del cinema come strumento per “vedere” le persone e raccontare le fragilità dell’Italia contemporanea. Poche parole, molto apprezzate.

Cosa sappiamo finora su Sergio Romano

  • Nato a Brescia l’11 aprile 1965, 61 anni, segno dell’Ariete
  • Diplomato alla Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano
  • Ha lavorato con Ronconi, Castri e Binasco a teatro
  • Premio Coppola-Prati 1994 per Hamlet, Premio Hystrio 2002 per Otello
  • Debutto al cinema nel 1997 con Auguri professore
  • Fiction: Don Matteo, Romulus, Squadra antimafia, La Fuggitiva
  • David di Donatello 2026 come Miglior Attore Protagonista per Le città di pianura
  • Vita privata blindata: non sono noti fidanzata, moglie o figli
  • Parla italiano, inglese e portoghese
  • Vive in campagna, lontano dalla notorietà

Cosa cambia adesso

Il David di Donatello 2026 proietta Sergio Romano in una dimensione nuova. Adesso il suo nome è associato al premio più importante del cinema italiano. È probabile che nei prossimi mesi arrivino proposte di maggior profilo, sia per il grande schermo che per le piattaforme streaming. Il cinema d’autore italiano ha trovato il suo nuovo punto di riferimento maschile — e lo ha trovato in un attore che di visibilità non ne ha mai fatto una priorità.

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