Capodanno Rai 1 2026, tra nostalgia e mancanza di visione
Il nuovo anno si è aperto, ancora una volta, con la sensazione di assistere a qualcosa di già visto. Il Capodanno di Rai 1, andato in onda nella notte di San Silvestro, ha restituito l’immagine di un evento televisivo stanco, più impegnato a replicare se stesso che a interrogarsi su cosa significhi oggi rappresentare un Paese davanti a milioni di spettatori.

Non è stato un crollo improvviso, né un errore clamoroso. Piuttosto, una mediocrità programmata, rassicurante nella sua prevedibilità. Un rito televisivo che sembra essersi fermato nel tempo, incapace di rinnovare linguaggi, immaginario e ambizioni.
L’anno che verrà, polemiche sul capodanno
Il limite principale della serata non è riconducibile a un singolo momento o a una specifica scelta artistica. È l’impianto complessivo a trasmettere l’idea di una televisione che non osa più. Cast prevedibile, scaletta priva di tensione narrativa, idee già viste. Tutto scorre senza attriti, senza sorprese, senza un vero punto di vista.
Il Capodanno, da evento simbolico per eccellenza, si riduce così a una pratica burocratica: qualcosa da portare a termine per tradizione, non da reinventare. Un appuntamento che il servizio pubblico sembra vivere come un obbligo, non come un’occasione culturale.
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Cover, karaoke e il paradosso dell’originale altrove
Il cuore dello spettacolo continua a poggiarsi sulle cover, divenute il rifugio sicuro di una televisione che evita il rischio. Brani iconici riproposti senza una reale reinterpretazione, affidati a esecuzioni corrette ma prive di visione. Il risultato è un lungo karaoke nazionale, rassicurante e inoffensivo.
E mentre in TV “Rocco Hunt in diretta”, a Catanzaro la realtà era ben diversa:
l’esibizione era stata registrata circa due ore prima.
Chi era in piazza vedeva un palco già spento, mentre noi da casa assistevamo a una finta diretta confezionata ad arte. #LAnnoCheVerrà pic.twitter.com/S98mFoIYbf— precipitevolissimevolmente (@saures788) January 1, 2026
Il paradosso è evidente: mentre su Rai 1 si consumano versioni sbiadite di grandi successi, altrove gli originali continuano a esistere in contesti più coerenti, con un senso simbolico più forte. La frattura non è tra reti concorrenti, ma tra chi prova a costruire uno spettacolo contemporaneo e chi si limita a sommare nomi confidando nella nostalgia come anestetico collettivo.
L’anno che verrà, cos’è successo a mezzanotte di Capodanno
La mezzanotte, momento che dovrebbe rappresentare il culmine emotivo della serata, è risultata invece il passaggio più rivelatore della crisi di immaginario. Un palco affollato, confuso, dominato da volti storici accostati senza una vera regia narrativa. Più che un brindisi al futuro, una rimpatriata dello spettacolo.
ma è tipo l’anno che verrà con il cast più geriatrico degli ultimi anni o sbaglio?
— christian (@christiiaan____) December 31, 2025
Mancavano solennità, energia, persino quell’ironia involontaria che talvolta salva le serate sbagliate. È rimasto un vuoto scenico che ha reso evidente la difficoltà della Rai nel trovare un linguaggio capace di parlare a generazioni diverse nello stesso momento.
Catanzaro: una scelta che non diventa racconto
Anche la location avrebbe potuto rappresentare un valore aggiunto. Catanzaro, però, è rimasta uno sfondo anonimo, mai davvero trasformato in simbolo. Le immagini dall’alto hanno mostrato spazi discontinui e una piazza poco coinvolta, segnale di un progetto che non ha saputo costruire un legame autentico con il territorio.
Il Sud non si valorizza per decreto né con palchi temporanei. Serve un racconto, una visione, un’idea forte. Elementi che in questa edizione sono mancati.
L’eccezione che conferma la regola
In una serata complessivamente opaca, una figura ha mantenuto una solidità riconoscibile: Marco Liorni. Professionale, misurato, capace di tenere insieme una macchina complessa senza perdere il controllo. Proprio questa affidabilità, però, ha evidenziato il problema principale: non sono i singoli a mancare, ma il progetto.
Qualche esibizione dignitosa e qualche momento di mestiere non bastano a ribaltare il giudizio complessivo. Restano episodi isolati in un racconto piatto.
Il vero problema non è il Capodanno
Il punto finale è forse il più scomodo: se questo è il modo in cui la Rai immagina il futuro, allora il problema non è il Capodanno. È la visione culturale del servizio pubblico. Una visione che sembra aver rinunciato a sorprendere, a disturbare, persino a sbagliare in modo creativo.
Così, allo scoccare della mezzanotte, non resta entusiasmo né curiosità. Solo stanchezza. E per un nuovo anno che comincia, è probabilmente il brindisi peggiore possibile.
Capodanno, gli ascolti tv del 31 dicembre 2025
Nonostante ciò, il Capodanno televisivo degli italiani resta saldamente su Rai 1.
L’Anno Che Verrà domina la serata con uno share del 35,5% e oltre 5.204.000 spettatori, nonostante una proposta artistica improntata al contenimento dei costi.
Su Canale 5, Capodanno In Musica si ferma al 28% di share, raccogliendo circa 3,6 milioni di spettatori.
