Il Concerto di Capodanno dovrebbe essere, per Venezia, uno dei momenti più alti dell’anno: musica, eleganza, tradizione, bellezza condivisa in mondovisione. E invece, anche quest’anno, il Teatro La Fenice è finito al centro delle polemiche. Non per una stecca musicale, ma per una protesta silenziosa che ha trasformato un evento simbolico in un terreno di scontro ideologico.

Durante l’esibizione trasmessa in diretta su Rai 1, orchestra e coro hanno indossato una spilla dal forte valore simbolico: una chiave di violino con un cuore al centro, nera su fondo dorato. Un gesto apparentemente discreto, ma visivamente evidente, che ha immediatamente acceso il dibattito.
Dal concerto alla sceneggiata: il dissenso durante la diretta Rai
Il segnale non era rivolto al pubblico musicale, ma alla futura direzione artistica del teatro. La protesta è infatti legata alla nomina di Beatrice Venezi come direttrice musicale stabile della Fenice a partire da ottobre 2026, decisione contestata da una parte dei lavoratori e dai sindacati.
Il dissenso, però, ha assunto una forma che molti hanno giudicato fuori luogo: portare una protesta interna all’interno di un evento istituzionale, seguito da milioni di spettatori e pensato come celebrazione culturale, non come arena politica.
A rendere la vicenda ancora più controversa è stata la distribuzione delle spille anche al pubblico presente in sala, prima dell’inizio del concerto, come gesto di “solidarietà”. Una solidarietà che, per molti osservatori, resta difficile da decifrare.
Una protesta senza conseguenze concrete?
La nomina di Venezi non comporta tagli né rivoluzioni immediate negli organici. Eppure la protesta va avanti da mesi: scioperi, cortei, volantinaggi, assemblee pubbliche. I rappresentanti sindacali chiedono chiarimenti su sei punti e ribadiscono la disponibilità al dialogo, ma solo a condizione che la nomina venga ritirata e si riparta da zero.
Una posizione rigida che ha trasformato una scelta artistica in una battaglia ideologica, secondo molti commentatori.
Beatrice Venezi e il paradosso internazionale
Il caso appare ancora più singolare se si guarda fuori dai confini italiani. Beatrice Venezi ha diretto in teatri internazionali di primo piano, ottenendo riconoscimenti e consensi, compreso il recente successo a Buenos Aires in occasione del centenario del celebre teatro argentino.
In nessuna delle realtà estere in cui ha lavorato si sono registrate proteste simili. Il dissenso esploso a Venezia appare quindi meno legato a questioni artistiche e più a dinamiche interne, sindacali e politiche.
Le reazioni: tra legittimità e imbarazzo
Il sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, ha cercato di smorzare i toni, definendo legittime le forme di protesta “garbate” e auspicando un confronto per arrivare a un equilibrio condiviso. Ma resta il disagio per un gesto che ha inevitabilmente spostato l’attenzione dalla musica alla polemica.
Anche il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, è intervenuto sulla vicenda, riconoscendo il diritto alla protesta ma ricordando che le scelte artistiche non possono essere decise dall’orchestra. Una metafora efficace: “Un allenatore non lo sceglie la squadra”.
Brugnaro ha ribadito la volontà di ricomporre la frattura, difendendo però la nomina di Venezi e definendola una possibile scommessa vincente per il futuro della Fenice.
