La tragedia di Crans-Montana non è solo un bilancio di vittime e feriti, né una lunga lista di responsabilità ancora da chiarire. È anche la storia spezzata di una classe italiana, la terza D del liceo Virgilio di Milano, travolta da una notte che doveva essere una festa e che si è trasformata in uno degli incendi più gravi degli ultimi anni in Svizzera.
Tra i ragazzi coinvolti ci sono Sofia Donadio, Francesca, Leonardo e Kean, tutti studenti della succursale di via Pisacane. Compagni di banco, amici di ogni giorno, partiti per una vacanza di Capodanno che inizialmente avrebbe dovuto coinvolgere sei persone e che, all’ultimo momento, si era ridotta a quattro. Una scelta casuale, oggi carica di un peso insopportabile.

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Sofia Donadio trasferita in Italia: il viaggio d’urgenza verso il Niguarda
Sofia Donadio è stata trasferita in elicottero dall’ospedale di Losanna al Niguarda di Milano, dove è stata presa in carico dal Centro Ustioni. È arrivata in condizioni gravissime ed è l’ottavo paziente accolto nella struttura milanese dall’inizio dell’emergenza legata alla strage di Crans-Montana.
Secondo quanto spiegato dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, al momento Sofia risulta la paziente italiana più grave tra quelle trasferite. Gli altri tre ragazzi della classe, valutati dal team medico svizzero, sono stati inizialmente dichiarati non trasportabili a causa delle condizioni critiche. Il loro rientro in Italia sarà possibile solo nei prossimi giorni, se e quando il quadro clinico lo consentirà.
Il viaggio di Sofia rappresenta uno dei momenti più delicati di tutta l’operazione di soccorso: un ponte aereo complesso, reso ancora più difficile dalle condizioni meteorologiche e dalla necessità di non compromettere ulteriormente la stabilità dei pazienti.
La classe sotto shock: il liceo Virgilio attiva il supporto psicologico
A Milano, intanto, la comunità scolastica del liceo Virgilio vive ore di angoscia sospesa. Il preside Roberto Garrone ha confermato che l’istituto ha predisposto un piano di supporto psicologico per studenti, famiglie e docenti.
Gli incontri inizieranno il 7 gennaio e coinvolgeranno prima gli studenti, poi gli insegnanti e i genitori, con sessioni dedicate ad affrontare un trauma che ha colpito ragazzi poco più che adolescenti. In classe, tra i banchi vuoti, il tempo sembra essersi fermato: l’attesa di notizie su Sofia, Francesca, Leonardo e Kean scandisce le giornate, mentre il timore per l’esito delle cure resta costante.
Non si tratta solo di elaborare una paura, ma di affrontare una frattura improvvisa nella normalità: una vacanza diventata tragedia, una festa di Capodanno trasformata in un incubo collettivo.
Il ponte aereo dei feriti e l’emergenza sanitaria
Il trasferimento dei feriti italiani da Crans-Montana agli ospedali italiani è ancora in corso. In totale sono 14 gli italiani feriti nell’incendio del locale Le Constellation. Otto sono già stati accolti al Niguarda di Milano, mentre altri restano ricoverati in Svizzera, alcuni dei quali in condizioni estremamente critiche.
Due pazienti, in particolare, non sono ancora stati identificati ufficialmente: i volti completamente coperti dalle medicazioni e lo stato di intubazione rendono necessario il ricorso ai test del DNA. È una fase dolorosa anche per le famiglie, che attendono conferme definitive sull’identità dei propri figli.
Secondo Bertolaso, il sistema sanitario italiano resta pronto ad accogliere ulteriori pazienti, anche di altre nazionalità, qualora le autorità svizzere ne facessero richiesta. Una cooperazione internazionale che, in queste ore, rappresenta uno dei pochi elementi di ordine in un contesto segnato dal caos.
Dentro il locale: temperature fino a 600 gradi e uscite insufficienti
Le autorità svizzere hanno confermato che all’interno del locale Le Constellation, durante l’incendio, si sono raggiunte temperature comprese tra i 500 e i 600 gradi. Un inferno che si è sviluppato in pochi minuti, favorito da materiali altamente infiammabili e da una struttura che, secondo numerose testimonianze, non avrebbe garantito vie di fuga adeguate.
Un testimone intervenuto nei soccorsi ha raccontato di una porta vetrata senza meccanismo di sicurezza, dietro la quale diverse persone restavano intrappolate, incollate al vetro nel tentativo disperato di uscire. Solo sfondando quella porta sarebbe stato possibile salvare più di una decina di persone.
Secondo gli inquirenti, l’incendio potrebbe essere stato innescato da una fontanella scintillante applicata a una bottiglia di champagne, avvicinata al soffitto del locale. Un gesto apparentemente banale, trasformato in una miccia letale.
L’inchiesta: proprietari indagati per omicidio colposo
La Procura del Canton Vallese ha aperto un’indagine penale nei confronti dei due proprietari francesi del locale, accusati di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. Le indagini dovranno chiarire se le condizioni del locale fossero effettivamente conformi alle norme di sicurezza e se le verifiche dichiarate negli anni siano state sufficienti.
I proprietari sostengono che il locale fosse stato controllato più volte e che tutto fosse in regola. Ma le immagini dell’incendio, le testimonianze dei sopravvissuti e la rapidità con cui le fiamme hanno avvolto l’ambiente pongono interrogativi pesanti.
Una festa per giovanissimi e il nodo delle responsabilità
Uno degli aspetti più discussi riguarda il tipo di locale e il pubblico presente. Le Constellation era frequentato anche da giovanissimi, alcuni dei quali minorenni. Un elemento che solleva interrogativi non solo sulla sicurezza strutturale, ma anche sulla gestione complessiva dell’evento e sul controllo degli accessi.
Secondo diversi osservatori, quella notte il locale era sovraffollato. Una condizione che, in caso di emergenza, riduce drasticamente le possibilità di evacuazione e moltiplica il rischio di panico e schiacciamenti.
Il dolore delle famiglie e l’attesa delle identificazioni
Nel frattempo, continua il lavoro di identificazione delle vittime. Al momento sono 40 i morti, ma solo una parte è stata identificata ufficialmente. Le procedure di riconoscimento richiedono tempo, soprattutto nei casi in cui i corpi risultano irriconoscibili.
Per le famiglie dei ragazzi coinvolti, l’attesa è una tortura. Alcuni genitori hanno raccontato di aver sperato fino all’ultimo che i propri figli fossero tra i feriti non identificati, prima di ricevere la chiamata che nessuno dovrebbe mai ricevere.
La tragedia che segna una generazione
La strage di Crans-Montana non è solo un fatto di cronaca internazionale. È una ferita che attraversa scuole, famiglie, città intere. Per la terza D del liceo Virgilio di Milano, nulla sarà più come prima. I nomi di Sofia, Francesca, Leonardo e Kean non sono semplici voci di un elenco: sono volti, storie, vite sospese tra la speranza e la paura.
In attesa che la giustizia faccia il suo corso e che le responsabilità vengano accertate, resta una certezza amara: quella notte di Capodanno ha cambiato per sempre il destino di decine di giovani e delle loro famiglie. E il silenzio che oggi avvolge le aule di una scuola italiana è il segno più concreto di una tragedia che non può essere archiviata come una fatalità.
