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Fisco, raffica di controlli mirati nel 2026: ecco chi rischia verifiche dell’Agenzia delle Entrate

10/01/2026 21:26

Agenzia delle Entrate, controlli fiscali 2026: come funzionano e chi è a rischio

Nel 2026 il Fisco italiano è pronto a far scattare una nuova ondata di controlli fiscali, ma con una strategia profondamente diversa rispetto al passato. L’obiettivo dell’Agenzia delle Entrate non sarà più quello di effettuare verifiche generalizzate, bensì di colpire in modo mirato i contribuenti considerati a maggior rischio.

Una svolta resa possibile dall’utilizzo sempre più esteso delle banche dati e dall’attività di Sogei, la società pubblica che opera come braccio tecnologico del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il Fisco cambia metodo: controlli meno estesi, ma più precisi

Grazie a una rete che comprende oltre 200 banche dati, Sogei consente all’Agenzia delle Entrate di incrociare informazioni fiscali, patrimoniali e finanziarie per individuare con maggiore precisione i profili considerati anomali.

Il nuovo approccio mira a ridurre i controlli “a pioggia” e a concentrare le verifiche su contribuenti selezionati in base a indicatori di rischio ben definiti.

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Cos’è lo score ISA e perché è decisivo

Lo strumento centrale della nuova strategia resta lo score ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale), un punteggio assegnato ai contribuenti che va da 1 a 10.

Chi ottiene un punteggio pari o superiore a 8 viene considerato affidabile e può accedere al cosiddetto regime premiale, che prevede:

  • Riduzione degli accertamenti fiscali;
  • Esonero dal visto di conformità per la compensazione dei crediti d’imposta fino a 70.000 euro;
  • Minori probabilità di controlli approfonditi.

Situazione opposta per chi scende sotto la soglia di 6: questi contribuenti finiscono automaticamente tra i soggetti attenzionati dal Fisco.

Punteggio basso non significa evasione, ma scatta l’allarme

Un punteggio ISA basso non rappresenta una prova diretta di evasione fiscale, ma costituisce un segnale di allarme. A quel punto l’Agenzia delle Entrate può avviare verifiche più approfondite.

Durante i controlli vengono valutate numerose variabili, tra cui:

  • Coerenza tra costi e ricavi;
  • Dimensione dell’attività rispetto agli incassi dichiarati;
  • Ubicazione dell’esercizio (centro o periferia);
  • Numero di dipendenti e struttura aziendale;
  • Crediti IVA e operazioni con l’estero.

Ad esempio, un’attività con magazzino ampio e più dipendenti che dichiara ricavi minimi è considerata automaticamente sospetta.

I numeri dei controlli fiscali nel 2026

Secondo il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO), nel 2026 il Fisco punta a:

  • 320.000 controlli fiscali annui da parte dell’Agenzia delle Entrate;
  • 75.000 verifiche aggiuntive della Guardia di Finanza;
  • Incremento del 20% dei controlli sulle imprese di medie dimensioni.

La percentuale di controlli è destinata a crescere ulteriormente, con l’obiettivo di raggiungere il 50% entro il 2028.

Chi rischia di più: i campanelli d’allarme

Tra i principali elementi che fanno scattare un controllo figurano:

  • Incongruenze evidenti tra costi e ricavi;
  • Crediti IVA strutturali senza giustificazione;
  • Acquisti dall’estero non coerenti con l’attività;
  • Ricavi dichiarati troppo bassi rispetto alla struttura aziendale.

In questi casi, l’atteggiamento collaborativo del contribuente diventa fondamentale durante le verifiche.

Il ruolo del concordato preventivo biennale

Un passaggio chiave riguarda il concordato preventivo biennale. Come previsto dall’articolo 34, comma 2 del decreto legislativo n. 13/2024, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza intensificheranno i controlli sui soggetti che:

  • Non aderiscono al concordato;
  • Decadono dal regime per irregolarità.

In questi casi è previsto un impiego maggiore di risorse operative per le attività di controllo.

Una strategia più selettiva, ma più incisiva

Il messaggio per il 2026 è chiaro: meno controlli casuali e più verifiche mirate. Il Fisco punta a colpire le situazioni realmente anomale, utilizzando dati, algoritmi e incroci informativi sempre più sofisticati.

Per imprese e professionisti diventa quindi essenziale mantenere coerenza tra dichiarazioni, struttura aziendale e flussi economici, perché anche una singola incongruenza può far scattare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate.

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