Nuovo sviluppo nel caso di Mario Roggero. La Procura generale di Torino ha reso noto di aver disposto il sequestro conservativo di 50mila euro su un conto corrente estero, in Tunisia, intestato al gioielliere di Grinzane Cavour e alla moglie, Mariangela Sandrone. Il provvedimento, spiegano i magistrati, è stato adottato a garanzia delle spese di giustizia, dopo che la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione.
La precisazione, diffusa con un comunicato ufficiale, si è resa necessaria per chiarire una questione in precedenza indicata genericamente come “risarcimento danni”. Ma è la provenienza di quella somma ad aver acceso i riflettori: il denaro sarebbe arrivato dalla raccolta fondi promossa a sostegno del gioielliere.
Il bonifico verso il conto tunisino

Secondo quanto ricostruito, il sequestro riguarda una somma trasferita prima del processo d’appello: un bonifico partito dal conto del comitato di sostenitori del gioielliere e diretto verso il conto estero intestato a Roggero e alla moglie. Un movimento su cui la magistratura ha deciso di intervenire a tutela delle spese processuali dello Stato.
Gli accertamenti, riferisce la stampa, sarebbero partiti da un’informativa della Guardia di Finanza, dalla quale risultava che i fondi raccolti dal comitato erano stati aperti per sostenere le spese legali del gioielliere e i risarcimenti alle parti lese. Già prima del giudizio d’appello, inoltre, il Tribunale del Riesame aveva disposto nei confronti di Roggero il divieto di espatrio.
Caso Roggero, il quadro dei risarcimenti
Nel comunicato la Procura ricostruisce anche il quadro delle sanzioni economiche. La Corte d’Assise di Asti, con sentenza confermata sul punto in appello, ha condannato Roggero al pagamento di una provvisionale complessiva a favore di 14 prossimi congiunti dei due rapinatori uccisi, persone offese del delitto di omicidio, e del terzo rapinatore, persona offesa per il tentato omicidio.
La quantificazione definitiva dei danni è demandata a un separato giudizio civile. Dai documenti processuali era emerso un quadro articolato: a fronte di una provvisionale totale, il gioielliere avrebbe già versato una parte della cifra in sede di udienza preliminare, con la somma restante ancora da corrispondere alle parti civili.
Un caso ancora aperto
Il provvedimento aggiunge un ulteriore tassello a una vicenda che continua a dividere l’opinione pubblica, ora che il gioielliere ha iniziato a scontare la propria pena nel carcere di Bollate. Al piano strettamente penale si somma così quello economico, con il nodo dei risarcimenti alle famiglie delle vittime ancora tutto da sciogliere.
Restano da chiarire, sul piano processuale, i passaggi legati alla gestione delle somme raccolte a sostegno di Roggero. Un fronte che, insieme a quello giudiziario, promette di tenere ancora a lungo la vicenda al centro dell’attenzione.
