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Migranti, decreto Viminale: procedure accelerate per i rimpatri in 25 province

13/08/2026 08:40

Il governo accelera sul fronte dei rimpatri dei migranti irregolari. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 10 agosto il decreto del ministero dell’Interno, firmato dal ministro Matteo Piantedosi a fine luglio, che integra e ridefinisce il perimetro geografico delle zone di frontiera e di transito sul territorio nazionale.

Piantedosi, il nuovo decreto sulle zone di frontiera per accelerare le procedure di rimpatrio

Cosa cambia con il nuovo decreto

Il provvedimento estende il concetto di “zona di frontiera” ben oltre i tradizionali punti di sbarco, includendo ora anche città dell’entroterra e del Nord Italia. Le zone di frontiera, spiega il quotidiano economico, non rappresentano più semplici linee di passaggio, ma veri e propri spazi strategici di gestione, filtro e contenimento dei flussi migratori.

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Le 25 nuove province coinvolte

Le province in cui sono stati individuati i nuovi centri per l’espletamento delle procedure accelerate di frontiera salgono a 25 in tutta Italia. Tra queste figurano Bologna, Genova, Milano e Venezia al Nord, oltre a Mantova, Padova, Pordenone, Treviso e Udine. Per il Centro-Sud rientrano invece Benevento, Reggio Calabria, Vibo Valentia e Siena, insieme a diversi porti e aeroporti finora rimasti estranei alla macchina dei controlli, tra cui Civitavecchia e Fiumicino.

Cosa significa in pratica per i migranti

L’inclusione formale di una località tra le zone di frontiera o di transito comporta importanti conseguenze sul piano procedurale. Nei punti individuati si applicano infatti iter più veloci per l’esame e la valutazione delle domande di protezione internazionale, fino all’eventuale rimpatrio o respingimento. Inoltre, chi fa ingresso o viene condotto in queste aree delimitate viene considerato formalmente non ancora entrato nel territorio nazionale per tutta la durata delle verifiche iniziali e dello screening.

I numeri dei rimpatri secondo il Viminale

Rispondendo nei mesi scorsi a un’interrogazione parlamentare alla Camera, il ministro Piantedosi aveva fornito alcuni dati sull’andamento dei rimpatri: il rapporto percentuale tra migranti irregolari sbarcati e rimpatriati sarebbe passato dal 3% del 2023 al 10% del 2025, fino al 33% nei primi mesi del 2026. Il totale dei rimpatri, secondo il ministro, sarebbe cresciuto di oltre il 40% rispetto all’insediamento del governo, con un ulteriore incremento di oltre il 30% nei primi mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2025.

Sei nuovi Cpr in arrivo

Parallelamente al decreto sulle zone di frontiera, il Viminale ha annunciato l’avvio delle procedure per realizzare sei nuovi Centri di permanenza per il rimpatrio, uno ciascuno in Campania, Calabria, Toscana ed Emilia-Romagna, e due in Trentino-Alto Adige. A questi si aggiungerebbero ulteriori 106 posti in strutture Cpr già esistenti in Sicilia, Sardegna e Lazio.

Le critiche delle associazioni

Il piano ha incontrato le critiche di alcune associazioni che si occupano di diritti dei migranti, secondo cui i Cpr resterebbero strutture in cui vengono trattenute persone non sottoposte a una pena penale, ma private della libertà personale per una condizione di natura amministrativa, sollevando dubbi sull’ampliamento generalizzato di questo sistema.

La posizione del governo

Da parte sua, il ministro Piantedosi ha ribadito l’intenzione dell’esecutivo di costruire un sistema migratorio definito “serio e credibile”, in cui chi entra illegalmente in Italia e rappresenta un pericolo per la sicurezza pubblica venga effettivamente allontanato dal territorio nazionale, sottolineando come tra le persone attualmente trattenute nei Cpr italiani una quota rilevante risulti già denunciata per reati di droga, furto, rapina o altri reati contro la persona.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Il Messaggero, Agenzia Nova, Secolo d’Italia

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