Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato per dodici mesi l’interdizione dalla professione medica del cardiochirurgo Guido Oppido, coinvolto nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto a febbraio dopo un trapianto di cuore eseguito all’ospedale Monaldi il 23 dicembre 2025 con un organo danneggiato dal ghiaccio secco durante il trasporto. Tutti gli aggiornamenti sono nella sezione dedicata al caso Domenico Caliendo.

L’accusa di falso sul referto operatorio
A Oppido vengono contestati i reati di falso materiale e ideologico in concorso. Secondo l’accusa, il cardiochirurgo avrebbe falsificato il referto operatorio del trapianto. Al centro della contestazione c’è la tempistica dell’intervento: secondo la Procura e i giudici del Riesame, il medico avrebbe iniziato la cardiectomia, cioè l’asportazione del cuore malato, prima ancora che il contenitore con l’organo arrivasse in sala operatoria.
Le parole dei giudici
Il collegio, presieduto da Antonio Pepe, parla di un comportamento caratterizzato da “spregiudicatezza” e di una personalità “tanto ostinata da far concretamente temere” che, in una situazione analoga, possa rendersi protagonista di un altro falso “pur di allontanare da sé ogni sospetto di errore”. Secondo i giudici, Oppido avrebbe avuto “un manifesto interesse a tutelarsi da possibili accuse” per la decisione di accelerare i tempi della cardiectomia.
Le conseguenze della ricostruzione ritenuta falsa
La ricostruzione ritenuta falsa, scrive il Riesame, oltre a ingannare chi avesse poi valutato l’operato, avrebbe nascosto la verità anche ai familiari del bambino, privandoli del diritto a una piena conoscenza dei fatti, e avrebbe aggravato la posizione dei componenti dell’equipe dell’espianto, costringendo i testimoni ad allinearsi a una versione infedele. I giudici danno conto anche di una “rabbiosa reazione” di Oppido al rifiuto di due collaboratrici di assecondarlo in quella ricostruzione.
Il caso Bergonzoni
Il Riesame ha invece revocato l’interdizione di sette mesi per la collega Bergonzoni, pur ritenendo che abbia concorso alla redazione del referto, secondo i giudici non per tutelare sé stessa ma per occultare eventuali responsabilità del primo operatore. La dottoressa aveva 33 anni ed era alla sua prima esperienza al fianco di Oppido in un trapianto cardiaco: avrebbe agito, scrive il tribunale, in una condizione di “subalternità e soggezione”. Con l’allontanamento del primario, le esigenze cautelari non sono più attuali.
L’inchiesta e la superperizia
L’episodio è uno dei filoni nati dalla morte del bambino. Per la vicenda sono indagati sette medici per omicidio colposo, tra cui Oppido. Una superperizia disposta dal gip ha stabilito che Domenico “poteva essere salvato”, mentre la difesa di Oppido sostiene che la condotta chirurgica fosse conforme alle regole mediche e offre una lettura opposta anche sulla documentazione clinica. La famiglia Caliendo richiama il valore limitato della decisione del Riesame, che riguarda la fase cautelare.
Presunzione di innocenza
I provvedimenti del Riesame non equivalgono a una sentenza: le responsabilità dovranno essere accertate nel processo, e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
Fonte: Leggo.it, Il Mattino, Alanews, La Bussola News, Stylo24, Il Fatto Quotidiano