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Abebe Bikila: l’etiope che conquistò Roma scalzo

Abebe Bikila è stato il primo africano a vincere una medaglia d’oro ai Giochi Olimpici, nel 1960 a Roma. Ma soprattutto, l’atleta etiope è passato alla storia per aver corso quella gloriosa maratona, il 10 settembre di 60 anni fa, a piedi nudi. Nelle Olimpiadi del boom economico e del progresso, per la prima volta trasmesse in Eurovisione, quella vittoria a piedi scalzi fu una metafora di riscatto per l’Africa intera. Dopo aver tagliato il traguardo, Abebe Bikila dichiarò di aver corso senza scarpe proprio per ricordare che il suo popolo “ha sempre vinto con determinazione ed eroismo”.

La storia di Abebe Bikila

La storia di Abebe Bikila alle Olimpiadi del 1960 è un concentrato di imprevisti e colpi di scena. La convocazione stessa ai giochi avviene solamente per sostituire un altro atleta etiope, infortunatosi giocando a calcio. Infatti Abebe, nella squadra etiope, è un outsider. Nato in un famiglia di pastori nel 1932, e arruolatosi poi nel corpo di protezione dell’imperatore, il ventottenne Abebe Bikila pratica la corsa da appena quattro anni. L’allenatore svedese Onni Niskanen l’ha scoperto quasi casualmente in occasione di una maratona organizzata per i corpi militari etiopi. Quando la squadra di maratoneti arriva a Roma, l’allenatore comunica l’eccezionale tempo di 2h 21’ 23” di Abebe. Gli organizzatori della gara, vedendo l’atleta, magrissimo e con sole tre maratone alle spalle, non gli credono.

abebe

Abebe Bikila alle Olimpiadi

Pochissime ore prima della gara, Abebe Bikila ha dei problemi con le scarpe da corsa fornitegli dallo sponsor. Così Abebe, abituato a pascolare le greggi scalzo, decide di affrontare la maratona a piedi nudi. La strategia della squadra etiope prevede che Abebe Bikila, con la pettorina numero 11, raggiunga e tenga testa al favorito, ovvero il marocchino Rhadi Ben Abdesselem, per facilitare la corsa ai suoi compagni di squadra. Tuttavia, invece della pettorina col numero 26 che Abdesselem avrebbe dovuto indossare, il maratoneta marocchino indossa la casacca col numero 185. Per tutta la gara, quindi, Abebe corre cercando di raggiungere l’atleta col numero 26, invano. Al km 30 circa, dopo aver condotto tutta la gara nel gruppo di atleti in testa, l’etiope supera il 185 e si posiziona primo. Abebe Bikila vince la maratona con un tempo di 2h 15’ 16’’, battendo il record mondiale.

La vittoria dell’etiope porta con sé ben più di una medaglia d’oro. L’Etiopia, e con lei tutto il continente africano, si prende una rivincita simbolica sugli ex-colonizzatori, nonostante l’assoluta miseria, proprio nella capitale italiana. Emblematico è il monumento sotto il quale Abebe sfreccia durante la maratona di Roma: si tratta dell’obelisco di Axum, che il regime fascista aveva trafugato in Etiopia come bottino di guerra e installato nel 1937 davanti al Ministero delle Colonie. Abebe Bikila, con la sua impresa, apre la strada a tutti gli atleti africani che, da quel momento in poi, primeggiano nella corsa. Abebe Bikila torna poi alle Olimpiadi successive, a Tokyo, e corre la maratona 36 giorni dopo la sua operazione all’appendicite. Questa volta indossando le scarpe, Abebe batte il proprio record, con un tempo di 2h 12’ 11” e porta a casa il secondo oro olimpionico.

Bikila olympics

Una vita da eroe

Abebe Bikila perde le gambe in un incidente stradale nel 1969. Nonostante il terribile evento, l’atleta continua a praticare vari sport, tra cui il tennis da tavolo e il tiro con l’arco, disciplina in cui gareggia ai giochi paraolimpici di Heidelberg del 1972. Dopo la morte a soli 41 anni per emorragia cerebrale, Abebe viene sepolto ad Addis Abeba, dove lo stadio nazionale prende il suo nome. Dal 2010, a Roma, lungo il percorso olimpico di fronte all’ingresso del Palatino, una targa in onore dell’atleta ne ricorda l’eroica impresa. >> Tutte le notizie di sport  

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