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Al Bano su Ylenia, drastica decisione: «Invoco il diritto all’oblio, speculazioni squallide»

Non ne può più delle “squallide speculazioni” sulla scomparsa della figlia Ylenia: così Al Bano Carrisi, raggiunto dall’AdnKronos, rende nota la sua drastica decisione. Tutto il mondo si è interessato almeno una volta, da quel lontano 1994, al caso Carrisi. Avvistamenti, false speranze, notizie fake, ciclicamente si susseguono indiscrezioni che rinnovano una ferita mai rimarginata. E vuole mettere un punto il cantante di Cellino, stanco di questa situazione.

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Al Bano su Ylenia: «La devono smettere. Ci marciano solo per fare del maledetto denaro»

«Basta – afferma Al Banocon queste squallide speculazioni su mia figlia, la devono smettere. Ci marciano solo per fare del maledetto denaro». Facendo sapere di aver invocato il «diritto all’oblio, una legge che è operativa in tutta Europa e in buona parte del mondo», Carrisi ha annunciato di avere dato «incarico all’avvocato Giorgio Assumma di adire in Italia e all’estero le competenti magistrature locali, per ottenere la tutela del mio diritto all’oblio ed alla tranquillità familiare, nei confronti di chiunque torni ad insinuare verità false sulla triste vicenda che mi ha colpito».

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«Danno spago a questa gentaglia. Tutto perché sono a caccia dell’audience…»

A spingere l’artista pugliese, le ennesime insinuazioni su Ylenia: «In Spagna – ha denunciato Al Banohanno fatto una speculazione squallida tornando sull’argomento e parlando di dettagli che ben conosco. E danno spago a questa gentaglia. Tutto perché sono a caccia dell’audience, in nome del quale si ammazza la gente. Fanno i soldi, fanno soffrire, ma prendono in giro tante persone che sono ancora in attesa di speranze che purtroppo non ci sono».

La nazione iberica, insieme all’Italia e alla Germania, è uno degli stati in cui il caso continua maggiormente a far parlare. «L’altro giorno – ha concluso Carrisi qualcuno ha visto mia figlia a Venezia. Io conosco la storia, c’è la parola fine da quel maledetto 5 gennaio del ’94. Basta, ognuno ha una sua storia che va rispettata per quello che è. Non è tollerabile che questo martirio continui ancora ad essere perpetrato liberamente, provocando anche equivoci e malintesi». >> Enrico Nigiotti indagato per frode assicurativa, la difesa del cantante: «Io ho rischiato la vita»

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