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“L’allieva 3”, Alessandra Mastronardi: «Abbiamo deciso di mettere un punto, bisogna averne il coraggio»

Finalmente tornata sul set de L’Allieva 3 dopo lo stop per coronavirus, Alessandra Mastronardi si racconta a Io Donna in un’intervista a cuore aperto sulla passione che l’ha spinta a diventare una delle attrici italiane più amate del piccolo e grande schermo. Seguitissima nei panni di Alice Allevi, giovane specializzanda dell’Istituto di Medicina Legale, Alessandra aveva annunciato tempo fa il suo abbandono alla fiction, che pare essere giunta alla stagione finale. Raggiunta dal magazine al femminile, l’attrice ha confermato le intenzioni, rivelando retroscena inediti e anticipazioni interessanti.

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“L’Allieva 3”, Alessandra Mastronardi anticipa: «Arriva una donna. Mi lancerà una sfida lavorativa»

«Io e Lino – ha dichiarato la Mastronardi facendosi portavoce di un pensiero condiviso con Lino Guanciale, che nella fiction è il tenebroso Dottor Conforti – abbiamo deciso di mettere un punto. A un certo momento bisogna averne il coraggio, e lo dico pure da spettatore: ero una fan sfegatata di Grey’s Anatomy, dopo quindici anni… Basta!». Mette un punto senza però tralasciare qualche assaggio di quelle che saranno le novità della prossima stagione: «Posso anticipare – dice – che comparirà un improbabile fratello di Lino, impersonato da Sergio Assisi, e che cambierà il direttore dell’Istituto di Medicina legale: sarà Antonia Liskova. Evviva, arriva una donna non per innescare un banale triangolo amoroso, ma come figura ispirazionale! Mi lancerà una sfida lavorativa». Sfida lavorativa che, nella vita reale, non è mancata per Alessandra.

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«Da giovanissima mi avvertirono che non sarei mai diventata attrice…»

«Da giovanissima – rivela la Mastronardimi avvertirono che non sarei mai diventata attrice perché facevo troppe smorfie, sembravo un fumetto». Ad avvisarla addirittura un regista, confessa Alessandra. «Ma le porte in faccia fortificano, – ammette – e ne ho collezionate abbastanza…». Cosa rappresenta per lei recitare? «Da piccola – ho iniziato a 12 anni – era un gioco. Dopo i 20, è stata una splendida seduta di analisi continua. Attraverso i ruoli cercavo di eliminare demoni, superare paure, elaborare i “lutti interni”, sbloccando porte o canali che tenevo accuratamente chiusi. Gli attori (persino i più egocentrici e sbruffoni) sono fragilissimi. Dentro, sono liquidi», conclude. >> Beautiful oggi post Covid, bambole gonfiabili per le scene hot: prima usate come cadaveri

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