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Antonio Logli incontra in carcere la criminologa Anna Vagli: intervista esclusiva di UrbanPost

Si apre un nuovo capitolo sul caso Roberta Ragusa. Il marito Antonio Logli, infatti, condannato a 20 anni di reclusione per omicidio volontario e distruzione di cadavere, si professa innocente. Dopo aver cambiato avvocato nei mesi scorsi, ha dato incarico al suo nuovo difensore Enrico di Martino, del Foro di Massa, di presentare ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Antonio Logli incontra in carcere la criminologa Anna Vagli

L’avvocato Di Martino è coadiuvato dalla criminologa Anna Vagli, che nei giorni scorsi ha incontrato in carcere Antonio Logli. UrbanPost l’ha contattata per chiederle quale sarà il suo modus operandi in questa nuova fase di indagini difensive e su cosa verterà il ricorso in Corte Europea. Questa l’intervista esclusiva:

Dottoressa Vagli, ora che lei e l’avvocato Di Martino siete al lavoro, cosa cambia? Cosa è mutato rispetto alla linea difensiva adottata da chi vi ha preceduto?

«Già con il deposito del ricorso in Corte Europea vogliamo dimostrare – per arrivare alla revisione del processo – la violazione da parte dell’Italia del diritto all’equo processo subita da Logli. Quello potrebbe essere un buon motivo per ottenere la revisione del processo. Questo perché abbiamo fatto leva sull’articolo 6 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, che dice che ogni imputato ha diritto a che le testimonianze – sia a suo favore che a suo sfavore – vengano valutate nello stesso modo. E questo non è accaduto nel processo che è stato fatto ad Antonio Logli. Secondo noi il principio sancito dall’art. 6 è stato violato».

Quale ingiustizia avrebbe subito, a vostro modo di vedere? 

«Perché sono state valutate esclusivamente le testimonianze di Loris Gozi, contro la persona di Antonio Logli, e non quella a favore fatta dal signor Filippo Campisi. Tutte e due sono state testimonianze arrivate tardivamente rispetto alla scomparsa di Roberta Ragusa, a molti mesi di distanza. Gozi testimoniò diversi mesi dopo, così come Campisi, ma ci si concentrò solo sulla testimonianza di Loris Gozi mentre a quella di Campisi non venne dato il giusto peso».

Perché, cosa disse il testimone in merito alla scomparsa di Roberta Ragusa?

«Fu detto che Campisi si contraddisse, ma anche Loris Gozi nel riferire agli inquirenti cadde in contraddizione. Campisi disse di aver visto la donna, nell’orario compatibile con la scomparsa di Roberta Ragusa, e in cui Gozi disse di averla incontrata per strada insieme a Logli, uscire dall’Autoscuola Futura vestita con la vestaglia e le ciabatte e salire su un fuoristrada. Fu però ritenuto inattendibile».

Antonio Logli incontra in carcere la criminologa Anna Vagli

Il corpo della Ragusa non è stato ritrovato. Oltre alle parole di Gozi anche alcune intercettazioni hanno avuto un peso importante nella condanna definitiva

«A tal riguardo dico che tutte queste intercettazioni di cui ultimamente alcuni giornali parlano, spacciandole per inedite, sono inaccettabili. Non si tratta infatti di parole “inedite ed esclusive” ma già agli atti. E già vagliate. In quelle circostanze Logli si è limitato a commentare e contestare la modalità delle indagini mentre parlava con Sara Calzolaio. Ha espresso alla compagna quelle che erano le sue perplessità sulla gestione delle indagini … Non si può fondare un impianto accusatorio su intercettazioni del genere. Sono intercettazioni che non hanno un significato diverso da quello letterale. Non mostrano, né dimostrano, alcunché di strano».

«Periodicamente vengono tirate fuori queste intercettazioni, anche adesso che Logli si trova in carcere e vive una situazione delicata … è quindi comprensibile il suo stato d’animo sia come compagno che come padre. Un padre che non ha potuto nemmeno assistere alla maturità della figlia. Visto che si proclama innocente, vive un momento molto difficile e trovo inaccettabile che anche adesso che lui ha fatto un accorato appello dal carcere periodicamente vengano tirate fuori le vecchie intercettazioni».

Dare il giusto peso alla testimonianza di Filippo Campisi, in primis. Poi, su cos’altro state lavorando per dimostrare l’innocenza di Logli?

«Questa – se sarà accolto il nostro ricorso – è una strada che punta ad ottenere la revisione del processo. L’altro iter per ottenere la revisione è quello di far pervenire nuove prove. Ci stiamo appunto lavorando: abbiamo intrapreso due piste investigative che vanno a sostegno della ipotesi dell’allontanamento volontario. Abbiamo già sentito e sentiremo diverse persone che ci hanno contattato, per proporre una ricostruzione dei fatti alternativa rispetto a quella offerta dalla Procura e su cui si sono fondate le condanne a Logli».

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Tra i suoi obiettivi c’è quello di scardinare la testimonianza di Loris Gozi, punto nodale dell’impianto accusatorio 

«La mia consulenza mirerà anche a smantellare la testimonianza di Loris Gozi facendo leva sul ‘processo di memoria’. Memoria che lui ha infarcito per colmare i vuoti. E presenterò anche dati scientifici al riguardo. Innocence project, alle cui statistiche mi rifarò per dimostrare come oltre il 70 per cento degli errori giudiziari sono fondati su testimonianze fallaci».

Dottoressa Vagli, lei ha di recente incontrato Antonio Logli in carcere. Che uomo si è trovata di fronte? 

«Ho visto una persona tranquilla, posata, educata. Che dichiara a gran voce la sua innocenza. Antonio Logli è una persona molto attaccata alla famiglia, è intenzionato a battersi per fare emergere la verità che non è quella scaturita dalle tre condanne». 

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