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Gianna Del Gaudio processo: prove scientifiche potrebbero ‘salvare’ Tizzani

Processo Antonio Tizzani news: “C’è una forte compatibilità tra il Dna rilevato sul guanto trovato con il taglierino del delitto Del Gaudio e quello individuato sul volto della Roveri”, lo ha detto il genetista Giorgio Portera durante l’udienza di qualche giorno fa nell’ambito del processo per l’omicidio di Gianna Del Gaudio. E questo è solo uno dei diversi assi nella manica che i difensori di Tizzani si stanno giocando in aula.

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Due delitti un solo killer? I casi Gianna Del Gaudio e Daniela Roveri

Il genetista fa parte del pool difensivo dell’ex ferroviere in pensione accusato di avere sgozzato e ucciso la moglie al culmine di una lite in casa, la notte a cavallo fra il 26 e 27 agosto 2016 a Seriate, in provincia di Bergamo. Com’è noto la possibilità che la manager di Colognola (Bergamo) Daniela Roveri, uccisa nell’androne di casa il 20 dicembre 2016, sia stata sgozzata dalla stessa mano assassina che ha tolto la vita alla professoressa Gianna Del Gaudio non è affatto remota. La stessa Procura prese in considerazione siffatta possibilità, sulla scorta di un dato scientifico inopinabile: l’altissima compatibilità tra i due profili genetici maschili isolati sulle due diverse scene del crimine.

Durante un’udienza del processo Tizzani risalente al marzo scorso, il presidente della Corte Gianni Petillo chiese al tenente colonnello Marino, ufficiale del Ris che condusse le indagini: “Se in una scala da 1 a 100 mi può indicare questa compatibilità, come la colloca?” e il colonnello rispose: “Se devo tradurla in termini percentuali questa è del 99,99%”.

Un dato scientifico potrebbe ‘salvare’ Antonio Tizzani

Sulla lama del cutter nel caso Del Gaudio e sul viso e un dito della Roveri, infatti, i Ris hanno isolato due Dna molto, molto simili. Il genetista Portera, della difesa di Tizzani, pochi giorni fa in aula lo ha ribadito. Ben “23 marcatori dei due Dna ignoti rilevati sul cutter di Seriate e sulla guancia della Roveri sono sovrapponibili”. Portera e le evidenze scientifiche scaturite dal lavoro dei Ris mettono quindi in luce questa inconfutabile evidenza. Il Dna rinvenuto sulla scena del crimine a Seriate ha un componente, un aplotipo, identico a quello trovato nel secondo luogo del delitto, l’androne di un palazzo, dove fu sgozzata Daniela Roveri.

Un elemento, questo, che va a favore di Antonio Tizzani, che dalla prima ora si professa innocente. L’imputato dichiara infatti di aver visto un uomo incappucciato uccidere la moglie e poi dileguarsi nel buio della notte dopo aver scavalcato il cancelletto di casa. Al momento dunque non si può escludere con assoluta certezza che Gianna e Daniela siano state uccise dallo stesso uomo. La Procura tuttavia, dopo averla vagliata a lungo, aveva già da tempo abbandonato siffatta ipotesi investigativa. Secondo Portera, invece, tali evidenze renderebbero sempre più evidente l’estraneità ai fatti di Tizzani, confermando invece il coinvolgimento di un soggetto ignoto, senza nome né volto, nel delitto di Seriate.

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Spuntano nuove tracce di sangue mai repertate

Vi sarebbero inoltre altre tracce di sangue mai repertate. Si tratta della impronta di una mano insanguinata sullo stipite di una porta e altre tracce di sangue sui muri. Trattasi del secondo asso nella manica della difesa: “Noi abbiamo trovato manate di sangue che ancora oggi non son presenti negli atti del Pubblico Ministero. Quindi son delle novità che portiamo noi”, ha detto Portera ai microfoni di Quarto Grado. Tracce che non appartengono ai soccorritori né all’imputato.

C’è poi quella esigua ed ormai esaurita, considerata ‘prova regina’ dalla Procura, sulla lama del taglierino arma del delitto. Per l’accusa, infatti, appartiene ad Antonio Tizzani. Traccia che però la difesa contesta attraverso il suo terzo asso nella manica: si tratterebbe, dice Portera, di una altamente probabile “contaminazione”. Ovvero del trasferimento, avvenuto in laboratorio, di una traccia (presente su un altro reperto) all’interno del taglierino. Certo è che il match con Tizzani è emerso solo dopo quattro amplificazioni della traccia genetica in questione, e non nell’immediatezza delle analisi scientifiche. Corrispondenza che poi non sarebbe più emersa nelle amplificazioni successive. Potrebbe interessarti anche —> Gianna Del Gaudio processo, il marito intercettato: «L’ho uccisa io»

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