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“AstraZeneca il più avanzato”, ma è davvero così? L’Italia e la scommessa sul vaccino “sbagliato”

Il vaccino AstraZeneca, già approvato e somministrato nel Regno Unito e in altri paesi, era stato tra i primi ad essere sviluppato. I ricercatori però hanno dovuto fare ulteriori test per certificarne l’efficacia con una dose e mezza. Un “ritardo” che pesa sul piano d’emergenza. L’Italia però dovrebbe avere al più presto ben 40,4 milioni di dosi AstraZeneca. «La consegna sarà più ricca a partire da aprile. Nel secondo trimestre arriveranno molte dosi. Nel primo trimestre non sono tutte quelle che avremmo voluto, ma sono quelle che abbiamo negoziato», ha spiegato la direttrice generale del dipartimento salute e sicurezza alimentare della Commissione Ue, Sandra Gallina, in un intervento al Parlamento europeo.

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“AstraZeneca il più avanzato”, ma è davvero così? L’Italia e il vaccino “sbagliato”

Entusiasta della notizia anche Ursula von der Leyen, che su Twitter ha scritto: «Lavoreremo a tutta velocità per autorizzare l’uso in Europa», mettendo a tacere le polemiche di questi giorni sul numero di dosi che l’Europa aveva opzionato e comprato. Dichiarazioni però che non possono bastare. I ritardi sul piano vaccinale pesano difatti non solo sulla salute della collettività, ma anche sull’andamento economico del nostro paese. Al vaccino AstraZeneca è dedicato stamani un lungo articolo su “Il Giornale” di Giuseppe De Lorenzo, che riporta le pagine del “libro scomparso” di Roberto Speranza. Senza mezzi termini De Lorenzo definisce quello del ministro della Salute «un duplice fallimento inatteso»: “Due delle sue iniziative, di cui si è pure vantato nel volume, ovvero la ripartizione Ue dei vaccini e il sostegno ad AstraZeneca, improvvisamente hanno subito altrettante scoppole”. Speranza sarebbe parso ottimista sul siero della multinazionale anglo-svedese. Giubilo che trapela già a pagina 14, nella premessa. «È stata l’Italia la nazione europea promotrice dell’’Alleanza per il vaccino’ che con Germania, Francia e Olanda ha aperto alla prima intesa con AstraZeneca per lo sviluppo e la produzione di 400 milioni di dosi del vaccino di Oxford».

Peccato che nei giorni scorsi il vicedirettore dell’Agenzia europea dei medicinali, Noel Wathion, abbia definito “improbabile” il via libera al siero “entro gennaio”. In altre parole, la Gran Bretagna l’ha già approvato, invece la richiesta di autorizzazione all’Ema è arrivata solo ieri. Dunque: tutto da rinviare. E il vero problema è che per l’immunità di gregge l’Italia aveva scommesso proprio su AstraZeneca. 

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«Sono particolarmente contento perché in questa sperimentazione c’è un bel pezzo d’Italia», le parole di Speranza nel libro fantasma

“Abbiamo infatti una prelazione su 40,38 milioni di dosi, molte più delle 26,92 milioni di fiale che ci spettano dalla Pfizer e le 10,7 milioni di Moderna (già disponibili). Certo il grosso dovrebbe arrivare anche con Johnson&Johnson (53,84 milioni), Sanofi (40,38 milioni) e CureVac (30,28 milioni). Tuttavia questi vaccini sono ancora in ritardo: per quello di J&J si parla di aprile, per Sanofi della fine del prossimo anno. L’Ue ha avviato un nuovo ordine dei sieri Pfizer e Moderna, ed è un bene. Ma la campagna vaccinale italiana nei primi tre mesi del 2021 si basava principalmente proprio su AstraZeneca”, scrive De Lorenzo su “Il Giornale”. Ma perché il governo ha scommesso sul vaccino “sbagliato”? La risposta seppur in forma latente la si troverebbe sempre nel libro di Speranza. Questi definiva “AstraZeneca” il vaccino “più avanzato”. “Sono particolarmente contento perché in questa sperimentazione c’è un bel pezzo d’Italia: l’Università di Oxford lavora infatti con l’Irbm di Pomezia, dove viene prodotto il vettore virale”, scrive il ministro della Salute. E poi l’infialamento sarà “fatto ad Anagni, alla Catalent”.

Dunque? Ma era il più avanzato davvero? L’abbaglio è dovuto forse al fatto di volere un vaccino italiano a tutti i costi? De Lorenzo insinua il dubbio, illustrando altri passi falsi fatti da Speranza:
 “L’altro inciampo del ministro della Salute passa invece per Berlino. Nel libro Speranza si loda (e si imbroda) per essere riuscito a convincere la Commissione ad interessarsi della faccenda. Subito dopo l’intesa, i quattro ministri proponenti dell’Alleanza iniziano a ricevere le chiamate dei colleghi che sperano di ottenere una fetta delle dosi. Nessuno vuol rimanere indietro. (…) È soprattutto il governo italiano a volere la Commissione in prima fila, “firmando i contratti e anticipando i fondi necessari”. Il grande accordo prevede che “ogni Paese, per quota, richiederà e pagherà le sue dosi di farmaco”. (…) Ma Natale il fronte compatto si sfalda”. Risultato? Per il vaccino di AstraZeneca, sviluppato in collaborazione con l’azienda italiana Irbm di Pomezia, ci vorrà ancora un po’. Speranza appare ancora ottimista: «Se arriva subito al traguardo, entro il primo trimestre si aggiungeranno altre 16 milioni di dosi, che corrispondono ad altre 8 milioni di persone vaccinate. Risultato finale: noi già dal primo aprile potremmo avere 13 milioni di vaccinati e così avremmo già raggiunto la Fase Uno, cioè quella che ci consente di avere il primo impatto epidemiologico»Leggi anche l’articolo —> “Ristori 5 a rischio con la crisi di governo”, l’allarme di Gualteri: la Bellanova smentisce

 

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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