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Avvelenate da ricina, la svolta non arriva: gli esperti tedeschi chiedono più tempo

23/09/2026 16:34

Gli esperti tedeschi del Robert Koch Institut di Berlino si sono presi tutto il tempo possibile messo a disposizione dalla legge prima di consegnare la perizia sulla ricina che ha causato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvenuta tra il 27 e il 28 dicembre 2025 all’ospedale di Campobasso. La proroga richiesta per l’invio della relazione risulterebbe ormai certa.

Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, il caso della ricina di Pietracatella ancora senza una svolta definitiva

Dall’intossicazione alimentare alla ricina

Inizialmente si riteneva che le due donne fossero rimaste vittime di un’intossicazione alimentare, ma gli approfondimenti successivi hanno escluso le tossine più comuni. Solo dopo circa 10mila analisi effettuate presso il Centro Antiveleni di Pavia è stato isolato il responsabile della morte: la ricina, una proteina tossica i cui semi crescono spontaneamente anche in Italia.

Un dosaggio letale ancora incerto

Le intossicazioni mortali da ricina sono estremamente rare in tutto il mondo, e non si conosce con esattezza il dosaggio necessario per uccidere una persona. Per questo la Procura di Larino, guidata da Elvia Antonelli, ha incaricato il laboratorio tedesco, leader nel campo della biosicurezza, di fare piena chiarezza sulla vicenda.

Escluso il coinvolgimento del marito

Tra le prime conclusioni anticipate agli inquirenti figura l’assenza di anticorpi anti-ricina nel sangue di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, che pure aveva lamentato sintomi analoghi a quelli delle vittime, venendo ricoverato al Cardarelli di Campobasso nei giorni successivi al Natale. Gli ultimi riscontri sembrerebbero confermare che l’uomo non avesse ingerito la sostanza, e che il suo malessere fosse quindi riconducibile ad altre cause.

Al via le perizie sui dispositivi sequestrati

Mentre il fronte scientifico rallenta, gli inquirenti molisani proseguono il proprio lavoro. Il 28 settembre sono attesi gli accertamenti tecnici irripetibili su computer e pendrive sequestrati lo scorso 31 luglio nell’abitazione della famiglia, affidati alla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato. L’obiettivo è duplice: cercare eventuali tracce di ricerche online legate alla sostanza e individuare in quali alimenti possa essere stata contenuta.

Le due ipotesi ancora aperte

Gli investigatori proseguono le indagini cercando un possibile responsabile, e secondo la questura di Campobasso sarebbero emersi elementi ritenuti significativi in questo senso. La Procura di Larino ha però invitato più volte i media alla cautela, mentre il direttore del Maugeri, Carlo Locatelli, ha ribadito pubblicamente l’ipotesi alternativa di un’ingestione accidentale della sostanza, già avanzata nei mesi scorsi.

Un’inchiesta ancora senza indagati

Il fascicolo resta aperto per omicidio premeditato aggravato dall’uso del mezzo venefico, ma al momento non risultano indagati. Le conclusioni della perizia tedesca potrebbero rivelarsi determinanti per orientare definitivamente le indagini verso una delle due ipotesi.

Fonte: Fanpage.it, articolo di Maria Neve Iervolino

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