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Brescia, uccide la moglie nel sonno ma la corte lo assolve: Cristina Maioli ammazzata per gelosia

Il caso di Brescia dove un uomo uccide la moglie si chiude: L’omicida viene assolto. La difesa chiede l’assoluzione appellandosi all’incapacità di intendere e di volere dell’uomo. Invece il PM Claudia Passalacqua pretende l’ergastolo. Arriva il verdetto finale. I giudici della Corte d’Assise di Brescia hanno chiuso con l’assoluzione il processo a carico di Antonio Gozzini

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Brescia Uccide la Moglie

Brescia: L’omicidio di Cristina Maioli

La vicenda risale all‘ottobre del 2019 a Brescia quando, Antonio Gozzini decide di uccidere la moglie Cristina Maioli. La donna era una rispettabile insegnate di una scuola superiore amata dagli alunni e dai colleghi. L’uomo di 80 anni che quel giorno decide di uccidere la donna è stato assolto. Antonio Gozzini, secondo la corte, in quel momento era incapace di intendere e di volere e ha ucciso la moglie a causa di un totale vizio di mente per ‘un delirio di gelosia’. La difesa di Gozzini chiese l’assoluzione invece il PM Claudia Passalacqua l’ergastolo. La decisione però non cambia ed arriva dalla Corte d’Assise di Brescia. I giudici hanno chiuso con l’assoluzione il processo a carico di Antonio Gozzini. 

Brescia Uccide la Moglie

Brescia uccide la moglie: La vicenda

Nel dettaglio ricordiamo che l’omicidio di Cristina Maioli avviene nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 2019 nell’abitazione della coppia, in via Lombroso a Brescia. Mentre la donna dormiva, il marito decide di farle perdere il sensi con un colpo in testa e dopo essere sicuro che la vittima non sarebbe stata in grado di reagire decide di darle il colpo finale. La causa del decesso è infatti una coltellata profonda alla gola che fa morire Cristina dissanguata. Dopo molte ore è lo stesso Gozzini a fare il numero della polizia. Successivamente forse rendendosi conto di quello che aveva fatto ha provato a togliersi la vita tagliandosi le vene e ingerendo antidepressivi.

Uccide la moglie ma viene assolto

Il legale dell’omicida, Antonio Gozzini, ha dichiarato: «Siamo soddisfatti perché la sentenza rispecchia quanto emerso nel dibattimento e cioè che il mio assistito non era capace di intendere e volere». In fase processuale il consulente dell’accusa e quello della difesa sono stati d’accordo nel dire che l’uomo era in preda ad un evidente delirio da gelosia che ha stroncato il suo rapporto con la realtà e ha determinato un irrefrenabile impulso omicida. >> tutte le notizie di Cronaca Nera di Urbanpost

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