Nuovo, durissimo capitolo della polemica legata al caso Report. Questa volta a scontrarsi sono il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio e Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, ucciso nella strage di Capaci del 1992.

La battuta di Travaglio su Falcone e Andreotti
Nella propria rubrica sul Fatto Quotidiano, Travaglio ha commentato un articolo del Foglio in cui Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala avevano sostenuto che Giovanni Falcone non avrebbe mai cenato con Valter Lavitola, l’imprenditore arrestato come presunto mandante dell’attentato subito da Sigfrido Ranucci. Nel replicare, Travaglio ha liquidato la questione con un riferimento sarcastico all’incarico ricoperto da Falcone al ministero della Giustizia nel 1991, sotto il governo guidato da Giulio Andreotti.
La reazione di Maria Falcone
Attraverso un lungo messaggio pubblicato sui social, Maria Falcone ha definito profondamente amareggiante il passaggio dedicato al fratello, giudicando la battuta di Travaglio un esempio di cattivo giornalismo costruito sull’ironia anziché sulla verità dei fatti. La sorella del magistrato ha voluto precisare come Giovanni Falcone non lavorasse per il governo Andreotti, ma per lo Stato italiano.
Nel proprio intervento, Falcone ha ricostruito il contesto che portò il fratello ad accettare l’incarico romano nel 1991, descrivendolo non come un avvicinamento alla politica, ma come una scelta quasi obbligata dopo un periodo di isolamento e delegittimazione vissuto a Palermo. La donna ha sottolineato come quei quindici mesi di lavoro a Roma abbiano portato alla costruzione di importanti strumenti dello Stato contro la mafia, tra cui la Direzione nazionale antimafia, le Direzioni distrettuali antimafia e la Direzione investigativa antimafia.
“Giovanni non apparteneva a un partito”
Nel passaggio più duro del proprio intervento, Maria Falcone ha ribadito come il fratello non appartenesse ad alcuna parte politica, ma soltanto allo Stato e alla Repubblica, dichiarandosi rattristata nel vedere il suo nome utilizzato, a distanza di 34 anni dalla strage di Capaci, come argomento di polemica politica. La donna ha concluso il proprio messaggio ricordando le altre vittime di quella stagione di sangue, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle scorte, sottolineando come, a volte, il silenzio resti la scelta più dignitosa.
Le reazioni della politica
Sulla vicenda è intervenuta duramente la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, che ha chiesto a Travaglio di scusarsi immediatamente. Sulla stessa linea il senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, capogruppo in Commissione Antimafia, secondo cui il direttore del Fatto Quotidiano dovrebbe presentare le proprie scuse a tutti i familiari delle vittime di mafia. Critico anche l’ex senatore del Pd Stefano Esposito, secondo cui Travaglio, pur di difendere Ranucci, sarebbe arrivato a insultare la memoria di Falcone.
Il contesto: il post di Ranucci su Moro e Falcone
La vicenda si inserisce in una polemica più ampia, nata da un post pubblicato nei giorni scorsi dallo stesso Sigfrido Ranucci, intitolato “La voce che spaventa”, in cui il conduttore di Report aveva tracciato un parallelo tra le figure di Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sostenendo che la storia italiana non ucciderebbe mai i propri uomini migliori per debolezza, ma per eccesso di chiarezza. Un accostamento che aveva già scatenato reazioni politiche, tra cui quella del vicepremier Matteo Salvini, che aveva chiesto alla Rai di sospendere la collaborazione con il giornalista.
Fonte: Adnkronos