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Chi era Gianluigi Armaroli: la storia del giornalista che ha raccontato l’Italia al Tg5

05/01/2026 15:35 - Aggiornamento 05/01/2026 15:38

Chi era Gianluigi Armaroli: la storia del giornalista che ha raccontato l’Italia al Tg5

Gianluigi Armaroli è stato uno dei volti più riconoscibili e rispettati del giornalismo televisivo italiano. Per oltre quarant’anni ha raccontato la cronaca, la politica, la società e i grandi eventi del Paese con uno stile sobrio, rigoroso e profondamente umano. La sua scomparsa, avvenuta all’età di 77 anni, segna la fine di una stagione del giornalismo fatta di presenza sul territorio, voce riconoscibile e rispetto assoluto per i fatti.

Le origini e la formazione artistica

Nato a Bologna nel novembre del 1948, Gianluigi Armaroli aveva un percorso formativo atipico rispetto al giornalismo tradizionale. Si era diplomato all’Accademia di Belle Arti con indirizzo in scenografia e aveva poi frequentato l’Accademia d’Arte Drammatica. Prima ancora di diventare cronista, Armaroli era stato attore teatrale e radiofonico, lavorando per anni in compagnie di primo piano e collaborando con la Rai come interprete in numerose produzioni di prosa.

Questa formazione artistica avrebbe segnato profondamente il suo stile professionale: una voce inconfondibile, un timbro caldo e modulato, una capacità narrativa che lo distingueva immediatamente in video e nei collegamenti in diretta.

Gli esordi nel giornalismo e le tv locali

L’ingresso nel mondo dell’informazione avviene nel 1977, quando Armaroli inizia a lavorare nelle televisioni locali emiliane. Diventa il volto del telegiornale di TeleCarlino, il notiziario quotidiano de Il Resto del Carlino a Video Bologna. In quegli anni ricopre ruoli molteplici: conduttore, autore, regista, scenografo, firmando programmi musicali, talk show e rubriche di approfondimento.

È il periodo delle tv locali, della sperimentazione, del giornalismo fatto con mezzi limitati ma grande libertà creativa. Un’esperienza che Armaroli attraversa da protagonista, diventando una figura centrale di quel mondo.

L’approdo a Fininvest e l’ingresso nel Tg5

Nel 1984 entra nel gruppo Fininvest, collaborando con diverse testate e programmi. L’approdo al Tg5 arriva nel 1992, sotto la direzione di Enrico Mentana. Da quel momento diventa il corrispondente storico dall’Emilia-Romagna, ruolo che manterrà per oltre vent’anni.

Nel corso della sua carriera al Tg5 lavora sotto la guida di numerosi direttori e collabora anche con altre testate del gruppo, spaziando tra cronaca nera, politica, costume e grandi eventi. La sua è una presenza costante sul territorio, fatta di servizi accurati, collegamenti in diretta e reportage costruiti con attenzione maniacale ai dettagli.

La cronaca: immagini che restano

Armaroli è stato testimone diretto di alcune delle pagine più drammatiche della storia recente italiana. Le stragi, gli attentati, le alluvioni, le emergenze ambientali, i grandi lutti collettivi. Raccontava la cronaca senza mai indulgere nel sensazionalismo, lasciando parlare i fatti e le immagini.

Nelle sue parole tornava spesso il peso emotivo di certe scene: l’odore del sangue, il silenzio irreale dopo un’esplosione, la lentezza di una bara che passa alle spalle durante una diretta. Flash che restano impressi e che, come lui stesso raccontava, non si cancellano mai davvero.

Gli incontri con la storia e i grandi personaggi

Nel corso degli anni ha incontrato capi di Stato, leader politici, artisti e protagonisti della cultura internazionale. Dai grandi leader politici ai volti simbolo dello spettacolo, Armaroli ha sempre mantenuto uno sguardo curioso e rispettoso, capace di cogliere il dettaglio umano anche nei personaggi più celebri.

Raccontava con ironia episodi apparentemente minori, convinto che fossero spesso quelli a restituire la verità delle persone. Un modo di fare giornalismo che univa osservazione, memoria e racconto.

Un giornalista, ma anche un uomo di cultura

Parallelamente all’attività giornalistica, Armaroli non ha mai abbandonato il teatro e la scrittura. Negli anni Ottanta fonda la Compagnia del Teatro Padano, affrontando testi di Molière, Goldoni e Cechov. Torna più volte sul palcoscenico come attore e regista, portando in scena opere classiche e contemporanee.

Era un uomo colto, curioso, capace di riflettere sul cambiamento della società e dei media. Guardava con interesse al boom dei social network, riconoscendone le potenzialità creative, ma senza nascondere i rischi legati alla disinformazione e alla perdita di fiducia.

La pensione e la vita privata

Dopo oltre quarant’anni di carriera, Gianluigi Armaroli era andato in pensione da alcuni anni. Viveva a Pesaro con la moglie Daniela, mantenendo comunque uno sguardo attento su ciò che accadeva nel mondo dell’informazione e della società.

Non aveva mai smesso di pensare a nuovi progetti, tra documentari, idee televisive e racconti ancora da scrivere. Diceva spesso di avere “tutto in testa”, come se la sua memoria fosse un archivio vivo, sempre pronto a riaprirsi.

Il ricordo dei colleghi

Alla notizia della sua scomparsa, il mondo del giornalismo ha reagito con un cordoglio unanime. Colleghi, operatori, cameraman lo ricordano come un professionista serio, gentile, sempre disponibile, capace di lavorare in squadra e di trasmettere esperienza senza mai imporsi.

Questo il pensiero di Clemente Mimum, direttore del TG5:

Con Gianluigi Armaroli se ne va un modo di fare giornalismo fondato sulla presenza, sull’ascolto e sulla responsabilità di raccontare la realtà. Un cronista che ha attraversato la storia recente del Paese con rispetto e passione, lasciando un segno profondo e silenzioso.

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