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Mentre il Senato approva la mozione sulla cittadinanza a Patrick Zaky l’Italia continua a fare affari con l’Egitto

In Senato è stato approvato l’ordine del giorno sulla cittadinanza italiana a Patrick Zaky. Il testo chiede al governo di “avviare tempestivamente mediante le competenti istituzioni le necessarie verifiche al fine di conferire a Patrick George Zaky la cittadinanza italiana”. Il giovane studente dell’Università di Bologna, infatti, è ancora prigioniero nel carcere egiziano di Tora con l’accusa di propaganda eversiva. Il governo, tuttavia, sembra volerci andare con i piedi di piombo.

Cittadinanza Patrick Zaky, il Senato approva l’ordine del giorno

Tra i primi firmatari della mozione per la cittadinanza a Patrick Zaky troviamo molti senatori del Partito Democratico, di Italia Viva e del Movimento 5 Stelle. Una, però, risalta più delle altre: è quella di Liliana Segre che, questa mattina, ha scelto di presenziare in aula proprio in occasione del voto. Nel testo si domanda al governo di “avviare tempestivamente mediante le competenti istituzioni le necessarie verifiche al fine di conferire a Patrick George Zaki la cittadinanza italiana”. Oltre a intraprendere l’iter per la cittadinanza, si chiede anche di “intraprendere tempestivamente ogni ulteriore iniziativa presso le autorità egiziane. Per sollecitare l’immediata liberazione di Patrick Zaky”.

Questo significa che si vorrebbe che lo Stato prendesse maggiori posizioni contro le torture applicate dal Paese. E valutare “la possibilità dell’utilizzo degli strumenti previsti dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984”. Così come di essere sempre presenti alle udienze con la rappresentanza diplomatica italiana al Cairo. Infine, nel testo si domanda di “attivarsi, a livello UE, per sollecitare istituzioni e Stati membri contro la repressione nei confronti degli attivisti politici e dei difensori dei diritti umani”.

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Patrick Zaki cittadinanza onoraria

Intanto l’Italia continua a fare affari con l’Egitto

“Il governo condivide la preoccupazione del parlante anche alla luce della proroga della sua detenzione. E sollecitiamo in ogni occasione a rilasciare lo studente”, ha dichiarato in Aula la vice ministra degli Esteri Marina Sereni in Aula prima del voto. Questo, tuttavia, non significa che la cittadinanza verrà concessa a Patrick Zaky. Il governo, infatti, riconosce la portata “ideale e simbolica del possibile gesto” della cittadinanza, una “sensibilità in cui il governo si rispecchia”. Ma è bene che la mozione “faccia riferimento alla necessità di verificare la possibilità della cittadinanza”. Secondo la vice ministra, infatti, l’Italia riscontrerebbe serie difficoltà nel fare pressione sul governo egiziano. Perchè “prevarrebbe la cittadinanza originaria, e potrebbe ottenere effetti negativi”, portando a una situazione che potrebbe “addirittura rivelarsi controproducente”.

Fondamentalmente, quindi, sembra che l’Italia continui a sostenere il rispetto dei diritti umani solamente formalmente. Perchè nella sostanza, sebbene il ministro degli Esteri abbia riconosciuto la situazione degradante che sta vivendo Patrick Zaky e il Parlamento europeo abbia votato una risoluzione per condannare la condotta dell’Egitto, l’Italia sta finalizzando la vendita di due fregate militari al Paese di Abdel Fattah Al-Sisi. Anche perchè, come ha sottolineato Sereni, “l’Egitto rimane cruciale sulla stabilizzazione della Libia, il terrorismo, la gestione dei flussi migratori”. Si parla, secondo Francesco Vignarca della Rete Pace e disarmo, di un affare da circa 990 milioni di euro. Per l’Italia, però, la spesa complessiva per le due navi si era aggirata attorno a 1,2 miliardi di euro, interessi inclusi.

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