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Claudio Martelli su Bettino Craxi: “Se non fosse fuggito, avrebbe fato la fine di Moro”

“Sarebbe morto” Bettino Craxi se non fosse fuggito in Tunisia: Claudio Martelli ne è convinto. In un’intervista rilasciata a Il Giornale, il numero due del PSI a 20 anni dalla sua scomparsa fa un ritratto dell’ex presidente del Consiglio e spiega che se fosse rimasto in Italia, senza alcun dubbio “lo avrebbero incarcerato, forse sarebbe morto o addirittura l’avrebbero ucciso”.

Claudio Martelli

Claudio Martelli, Craxi “aveva paura di fare la fine di Moro”

“Lo stato di diritto non c’era più, la gente aveva la bava alla bocca. Al Raphael fu linciato, perché di questo si trattò quando gli lanciarono addosso le monetine. E lui aveva la paura di fare la fine di Moro“, ha spiegato Martelli in occasione del ventennale della morte che ha riaperto le polemiche sul socialista italiano che ha segnato la storia della Repubblica italiana. “Craxi conosceva bene il problema del finanziamento illecito, ma pensava che ci sarebbe stata una terza amnistia. Ne hanno già fatte due ripeteva, ne arriverà un’altra. Sottostimava il problema”, ha detto Martelli sbottonando la questione delle due condanne definitive per corruzione e finanziamento illecito dei partiti sollevate durante Tangentopoli, la stessa inchiesta che portò Martelli a credere che il suo coinvolgimento fosse “una qualche forma di vendetta da parte di Bettino”.

Claudio Martelli

Martelli contro D’Alema: “Non fece assolutamente nulla”

Durante l’intervista l’ex ministro della Giustizia ha affrontato anche il ruolo di Massimo D’Alema, all’epoca capo del Partito Democratico della Sinistra, che nel tempo si è sempre vantato di aver permesso a Craxi di rientrare in Italia per le cure di cui aveva bisogno: “Che ipocrisia, non fece assolutamente nulla se non chiedere il permesso a Borrelli e agli altri magistrati che risposero “Ok, lo piantoneremo in ospedale”. E sempre D’Alema si è vantato di aver sostituito sulla scena italiana ed europea il PSI con il PDS. Vergognoso“. Secondo Martelli infatti, D’Alema avrebbe dovuto “contattare un governo amico, penso a Spagna o Portogallo, e poi imbarcare Craxi su un aereo per farlo operare a Lisbona o Madrid”. L’ex presidente del Consiglio, invece, venne operano là dove era fuggito, a Tunisi, “in una situazione precaria, con un infermiere che reggeva la lampada. E alla fine morì per quell’intervento“.

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