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Congedo parentale, arrivano le novità dal governo: cinque mesi per le madri e uno per i padri

Il governo giallorosso sta valutando la possibilità di estendere il congedo parentale da cinque a sei mesi, di cui potranno usufruire non solo le madri, ma anche i padri per un mese su sei. La novità arriva grazie alla proposta della sottosegretaria al Lavoro Francesca Puglisi, che ha annunciato l’insediamento di un gruppo di lavoro sulla questione già nei prossimi giorni.

congedo parentale

Congedo parentale, cosa cambia

A oggi c’è una grossa disparità tra il congedo di maternità e quello di paternità: per le donne sono previsti cinque mesi obbligatori, mentre per il padre fino al 2019 erano cinque giorni e dal 2020 sono diventati sette, un valore molto inferiore a quello previsto nell’Unione europea. Con la proposta di Puglisi invece il governo rivoluzionerebbe l’attuale sistema introducendo un congedo familiare unico della durata di sei mesi: di questo periodo l’80%, quasi cinque mesi, sarebbero riservati alle madri e il restante 20%, più o meno un mese, ai padri. Per quanto riguarda i costi, al momento non ci sono stime ma per le casse dello Stato l’impatto potrebbe essere molto significativo visto che quando si è in congedo circa l’80% della paga non viene versata dal datore di lavoro, ma dall’Inps.

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Congedo parentale, Puglisi: “Dobbiamo pensare a politiche di condivisione”

Ora i padri possono usufruire di solamente 7 giorni di congedo: “Lo fa già la Svezia, ci sono regole per un congedo unico utilizzato però per il 20% dal padre. Le donne fanno carriera più lentamente perché sono spiazzate dal peso delle cure familiari. Per scardinare questo paradigma e fare dì che il lavoro sia condiviso dobbiamo pensare a politiche di condivisione. L’ipotesi di un congedo di sei mesi è ancora in stato embrionale, siamo all’inizio di una riflessione, ma penso che si possano usare i fondi europei che sono a disposizione per aumentare il lavoro delle donne per fare una riforma strutturale di questo tipo”.

Insieme al tema della maternità, con l’idea di modificare il congedo per i neo-genitori sia che si tratti di una nuova nascita o dell’adozione di un figlio, nelle prossime settimane il ministero del Lavoro insedierà un gruppo di esperti per studiare delle proposte riguardo alla questione del gender pay gap, la differenza salariale tra gli uomini e le donne. Secondo le rilevazioni calcolate dall’Istat, infatti, la disparità degli stipendi in Italia è pari al 7,4%. Le nuove norme, nel caso in cui si trovassero i fondi necessari per sostenere, dovrebbero essere inserite nella prossima legge di Bilancio: “Dobbiamo passare dalla conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro che in genere pesa tutta sulle donne alla condivisione delle cure familiari”, ha spiegato Puglisi.

 

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Congedo e gender gap: qual è il legame

Come ha sottolineato il sottosegretario al ministero del Lavoro, oggi la carriera lavorativa delle donne, e i loro stipendi, subisce il fatto che su di loro ricada il lavoro di cura familiare. Il divario occupazionale di genere in Italia sfiora il 20%, uno dei numeri più alti nell’Unione europea. Per occuparsi dei figli le donne ricorrono sempre di più a part time o addirittura a lasciare più facilmente il lavoro rispetto agli uomini: “C’è una nuova crescita di abbandono del lavoro dopo la nascita del primo figlio, dobbiamo frenare questo andamento. Lavorare è importante per molti motivi, anche per non essere poi pensionate povere”, ha spiegato Puglisi. Chi non lavora è più debole e può essere spinta a non denunciare anche in caso di violenze familiari “perché non c’è autonomia lavorativa. Mantenere il lavoro è fondamentale”.

La proposta sul congedo unico, quindi, porterebbe le madri a farsi meno carico dei figli, coinvolgendo di più i padri e tentando di equilibrare le carriere e gli stipendi di uomini e donne. “Se sono sempre le donne a dover conciliare lavoro e cura, non cambierà nulla. E invece bisogna passare dalle politiche di conciliazione a quelle di condivisione”, ha concluso Puglisi.

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