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Consultazioni governo, cosa sta progettando dietro alle quinte Francheschini

Conte o non Conte, quello che è emerso durante queste consultazioni sul governo dimissionario è che un confronto con Matteo Renzi non si può evitare. Oggi si chiuderanno le riunioni, e Roberto Fico è atteso al Colle con un nome da proporre al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non si esclude, tuttavia, che possa chiedere altre 24 ore per prendere una decisione, visto che al momento un accordo sul tema della Giustizia sembra essere ancora molto lontano. Così come pare essere un tema piuttosto caldo anche quello del Recovery Fund. Un ruolo fondamentale, poi, sembra lo stia ricoprendo Dario Franceschini per la creazione di questo nuovo governo, “il più abile a tessere accordi”.

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Dario Franceschini

Consultazioni governo, cosa sta progettando Franceschini

Se fino agli ultimi giorni di dicembre Franceschini dichiarava “o Conte o voto anticipato”, durante queste consultazioni sul governo dimissionario sembra aver cambiato la sua posizione. Certo è che era il primo a sostenere che Renzi stesse facendo sul serio, quindi doveva presumere si sarebbe arrivati a una vera e propria crisi di governo. E a conti fatti, tornare alle urne sarebbe la scelta peggiore da prendere. Lo sa lui, come lo sanno tutti i dem del Partito Democratico. Proprio qui si inserisce quindi il ruolo di Franceschini, un punto di riferimento per evitare il voto, nonché “un gigante rispetto agli altri interlocutori”, lo hanno definito. “E’ l’unico che può prevedere l’imprevedibilità di Renzi”, ha spiegato chi lo conosce meglio.

Tra l’altro, questo è un momento focale per Franceschini, che può letteralmente disegnare il suo futuro. Non a caso inizialmente ha tentato di capire le possibilità per proporre Roberto Fico come premier incaricato e, di conseguenza, far liberare il posto di presidente alla Camera. Un ruolo che, all’attuale ministro dei Beni culturali, piacerebbe molto prima di buttarsi nella corsa alla Presidenza della Repubblica. Roberto Fico, però, ha risposto con un “no” deciso, rimescolando così tutte le carte in tavola e spostando l’attenzione sulle amministrative. Anche perché, ormai era già noto, l’obiettivo sarebbe quello di far candidare Fico come sindaco di Napoli, sostenuto dall’alleanza giallo-rossa.

Pare infine che Franceschini stia proponendo un ministro dell’Economia più tecnico e di alto profilo europeo rispetto a Roberto Gualtieri. Che invece potrebbe essere indicato per la presidenza al Quirinale. Forse non Mario Draghi, ma sicuramente qualcuno stimato nell’Unione europea. Perchè? Perchè è necessario attirare una squadra di centro a supporto della maggioranza, è ovvio.

consultazioni governo

E’ già finito il periodo del “o Conte o niente”?

Tutto questo, però, non sta piacendo affatto al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Come ha riportato Il Giornale, “ha già subito la nascita del Conte 2, ora non vuole assistere passivamente all’evoluzione di questa crisi. Anche al costo di forzare la mano sulle elezioni”, dicono tra i corridoi di Palazzo Chigi. Proprio per questo continua a esprimere la sua posizione, inflessibile: pieno sostegno a Conte. E intanto ha spedito Goffredo Bettini, stratega del Partito Democratico, a ribadire il concetto anche pubblicamente: o si dà la fiducia a Conte, oppure si va al voto prima dell’estate. “Non si capisce se sia tattica o cos’altro, ma è soltanto una solenne sciocchezza. I gruppi parlamentari vogliono lavorare sul Recovery plan e vogliono evitare in ogni modo le elezioni anticipate. Un governo bisogna farlo”, ha detto a Il Giornale un deputato dem.

Ma davvero sarà o Conte o niente? “Per ora la posizione è questa”, sembra essere la risposta. Il che, in realtà, apre un mare di possibilità ad altri scenari. Certo è che l’ingresso in scena di Bettini non è stato apprezzato da tutti, e che ci siano dei dissidi anche tra i dem ormai è cosa ovvia. “Bettini a nome di chi parla? E in quale veste? Così mi regolo”, si è chiesto però Alfredo Bazoli su twitter. In tutto questo, non dimentichiamolo, c’è Matteo Renzi. L’essere andato dritto, in modo imperterrito, a spada tratta, di Giuseppe Conte non è ancora stato metabolizzato da alcuni parlamentari del Partito Democratico. E qualcuno sta incominciando a dirlo: “Piaccia o meno, per una coalizione di centrosinistra bisogna dialogare con Renzi. Perchè se non c’è lui bisogna confrontarsi con Mastella, non proprio Trotsky. Se Conte non riesce…”

Parole che, così dette, fanno emergere un sottile malcontento nei confronti di Conte che potrebbe arrivare a non essere più “l’intoccabile”. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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