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M5S, De Masi: “Non sto facendo da mediatore tra Grillo e Conte, ma da come andrà dipendono sorti paese”

Conte Grillo e la lunga crisi del M5S. “Non sto facendo da mediatore tra Grillo e Conte. Lo scontro è tra ala movimentista e quella governativa, è come passare da sabbia a mattone, il mattone è più compatto. Da come si risolverà la contesa Grillo-Conte dipenderanno anche le sorti del centrosinistra e del Paese, rischia di andare al governo una destra a cui non eravamo più abituati”. Così Domenico De Masi, sociologo, questa mattina ai microfoni di Radio Cusano Campus. (Continua a leggere dopo la foto)

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Conte Grillo, il sociologo De Masi smentisce di ruolo di mediatore tra i due: l’analisi sulla lunga crisi del M5S

Riguardo allo stallo sul nuovo statuto del M5S e il possibile addio di Conte ai pentastellati dopo il recente attacco di Grillo nei suoi confronti, De Masi smentisce le voci che lo indicano come mediatore tra i due. “Non confermo affatto il ruolo di mediatore che mi viene attribuito”, ha detto ai microfoni della radio romana. “Ho studiato le vicende organizzative del M5S, ne scrivo quasi quotidianamente, ma non sono assolutamente un mediatore”.

Cosa sta succedendo allora, gli chiede il conduttore della radio universitaria? “Il M5S ha avuto un grande successo alle elezioni del 2013 e poi ancora di più a quelle del 2018, questo è avvenuto perché un italiano su 3 ha votato il M5S in quanto questa forza politica presentava novità e particolarità. Nello stesso Movimento – prosegue De Masi – esisteva un’ala governativa e un’ala movimentista rappresentata da Di Battista, questa era un’originalità. Poi c’era un’anima digitale, perché il M5S si è servito molto della piattaforma Rousseau. Poi c’è stata la radicalità, era un partito drastico che andava avanti con slogan e azioni molto forti. E poi c’era il carisma dei fondatori Grillo e Casaleggio padre”.

“L’ala movimentista non c’è più così come l’ala digitale, la radicalità si è attenuata”

“Poi una ad una queste gambe sono state tagliate”, osserva De Masi. “L’ala movimentista non c’è più così come l’ala digitale, la radicalità si è attenuata, questi cambiamenti hanno trasformato il Movimento in partito e hanno creato una forte conflittualità tra l’ala movimentista e quella governativa. Conte personalizza l’ala governativa e Grillo quella movimentista. Il problema è che tutti i partiti che noi conosciamo in Italia e all’estero sono nati come movimenti e poi sono diventati partiti”.

Poi va al cuore del problema, dove sta la difficoltà della transizione M5S. “Il problema del passaggio da movimento a partito è di passare da mucchio di sabbia a mattone, nel frattempo si spargono i granelli, però come mattone è più compatto. Ci sono quelli molto più legati alla visione di Grillo e quelli molto più legati alla visione di Conte. Si tratta di capire se troveranno una conciliazioni, i tempi sono stretti”.

Quindi la previsione, che si intravede peraltro già in molti sondaggi. “Da quello che succederà dipenderà anche se il centrosinistra si presenterà alle prossime elezioni politiche con una forza del 40% o di meno del 30%. Se vince la destra si offre l’Italia ad una destra destra, il governo che può venirne fuori può avere delle sfumature di destra che ci eravamo disabituati ad avere in Italia. Grillo e Conte possono determinare l’andamento della storia del nostro Paese senza neanche accorgersene”.

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