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Servizi Segreti: perché la nomina di Benassi potrebbe ritorcersi contro Pd e M5S

Dopo mesi di critiche al premier e frizioni con Italia Viva, Pd e M5S Conte ha ceduto la delega ai servizi segreti. La rinuncia da parte del presidente del Consiglio poteva sembrare un passo indietro, un punto di apertura al dialogo, sull’orlo della crisi di governo. Ma secondo quando riportato da Nicola Biondo per Il Riformista, la nomina di Pietro Benassi come sottosegretario con la delega ai Servizi segreti potrebbe nascondere una motivazione meno nobile.

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Conte Servizi: la nomina di Benassi

“Mi avvarrò della facoltà di assegnare un’autorità delegata di Intelligence sui Servizi, una persona di mia fiducia”, aveva annunciato in Senato Giuseppe Conte martedì scorso nel corso del voto di fiducia. E così è stato: la nomina di Pietro Benassi è una nomina politica che rispecchia la concezione “privatistica” che il premier ha dei Servizi. I “superpoteri” affidati a Benassi creano un precedente non gradito alla struttura della Farnesina dove negli ultimi tempi l’ambasciatore aveva espresso il desiderio di tornare come segretario generale al posto dell’attuale ambasciatrice Elisabetta Belloni. La nomina crea, in sostanza, una sorta di doppia diplomazia dipendente direttamente da Palazzo Chigi.

Benassi ambasciatore

Ma la vera questione politica dietro alla nomina di Benassi sarebbe da ricercare nella gestione della politica estera del governo Conte. Ogni dossier diplomatico recherebbe le impronta dell’ambasciatore Pietro Benassi. C’è la sua partecipazione nei rapporti con la Libia con Al Serraj e il generale Haftar, nei rapporti con la Cina per gli accordi per la Via della Seta e per Huawei. C’è Benassi anche dietro ai rapporti con il regime di Putin e dietro alla misteriosa visita di William Barr, inviato da Trump a Roma per ragioni ancora sconosciute. E’ proprio quella missione, rimasta top secret, che secondo Il Riformista sarebbe in grado di far traballare Conte, che per questo avrebbe chiamato proprio Benassi alla delega per i Servizi.

crisi governo conte

L’inviato di Trump William Barr

Tutto verte sullo scopo della visita di William Barr a Roma nel 2019. Tra luglio e agosto 2019, Donald Trump inviò Barr in giro per l’Europa e non solo, per raccogliere dossier con informazioni riservate su Joe Biden in vista della corsa elettorale. Barr tocco senza dubbio l’Ucraina e l’Australia per raccogliere spazzatura che potesse affossare il candidato democratico. “Fammi un favore”, disse l’ex-inquilino della Casa Bianca al Presidente ucraino Voldymyr Zelinski. Quel favore era fornire a Barr prove di corruzione contro Biden e il figlio Hunter. Zelinski si sottrasse, quelle telefonate furono rese note e l’intera vicenda costò a Trump l’avvio della procedura di impeachment.

La visita a Roma di William Barr ha motivo di motivo di essere sospettata di avere lo stesso scopo delle altre. Se la pista fosse confermata, potrebbe avere conseguenze nei rapporti tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) ha convocato un vertice a Palazzo Chigi. In questa occasione l’autorità delegata ai Servizi Benassi potrebbe essere chiamato a rispondere delle attività svolte in quanto ambasciatore. >> Tutte le news 

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Written by Chiara Ferri

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