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Coronavirus Cremona, il primo risveglio dalla terapia intensiva: «Abbiamo pianto, non era mai successo qui»

Nei tanti numeri del coronavirus ci si perde giornalmente senza pensare, forse, che dietro ogni cifra c’è una storia personale, ci sono persone che lottano contro la paura e il terrore di non farcela o di perdere i propri cari: lo stesso timore che ha pervaso Margherita, una donna di 52 anni in coma farmacologico all’ospedale di Cremona. È il Corriere a riportare la sua storia. E le testimonianze di quegli eroi silenziosi che attorno ai letti dei COVID-19 sperano, ogni giorno, di assistere a dei miglioramenti.

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Coronavirus Cremona, il primo risveglio in rianimazione: la notizia fa il giro delle corsie

«Ricordo una paura terribile. – ha riferito Margherita al Corriere della SeraScolpite nella mente, ho le parole del medico che mi dice che sarei stata intubata di lì a poco. Se chiudo gli occhi rivedo l’ansia di quel momento: io che penso alla mia famiglia a Crema, il timore di non farcela, di morire». I pensieri della donna si arrestano, interrotti dal coma farmacologico dal quale si è svegliata solo ieri, domenica 23 marzo. Il primo risveglio nella sala di terapia intensiva dell’ospedale di Cremona dove, dall’inizio dell’emergenza, nessuno aveva ancora riaperto gli occhi. Chi registra lievi miglioramenti viene trasportato in altri ospedali per lasciare il posto ai pazienti più gravi. Ma Margherita, con grande orgoglio dei medici, lascia la terapia intensiva per andare in reparto. Quel reparto di pneumologia tanto sognato da chi è in rianimazione.

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«Non è mai successo qui da noi»

È da lì che la 52enne mostra gli occhi che brillano, nonostante lo stordimento, comprensibile. «Il peggio adesso è passato», dice parlando di «un sogno». La notizia del risveglio di Margherita fa subito il giro delle corsie all’ospedale di Cremona. «È andata così: – ha spiegato la capo sala della terapia intensiva, Carla Maestrinimi ha chiamato una dottoressa, mi ha chiesto di seguirla. Mi ha portato in rianimazione di fronte a lei. Vedere una paziente senza i tubi, guardare con i miei occhi qualcuno respirare autonomamente, è stata un’emozione indescrivibile: non è mai successo qui da noi. Il nostro rammarico, fino a ieri, è stato quello di non aver mai visto una persona sveglia: è qualcosa che ti distrugge dentro, che ti porti a casa la sera. Di fronte a quella scena abbiamo pianto, significa che qualcosa di positivo lo abbiamo fatto». Anche il responsabile della rianimazione Antonio Coluccello ha voluto sottolineare l’importanza del risveglio della donna: «Di Margherita – ha detto – ci ha sorpreso la rapida evoluzione che le ha consentito di raggiungere l’autonomia respiratoria senza dover praticare la tracheotomia. Ci vuole pazienza, bisogna andare cauti, ma la notizia è buona».

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(Prima e seconda immagine repertorio, ultima immagine Instagram Corriere della Sera)

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