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Coronavirus, la foto delle bare in fila non è di Bergamo, ma di Lampedusa ed era il 2013

Purtroppo anche durante un’emergenza sanitaria mondiale i complottisti non si danno tregua. Con i social network è diventata quasi incontrollabile la circolazione delle immagini e delle opinioni, tanto da creare, alle volte, delle vere e proprie bufale. Bufale che dai cittadini possono essere prese per vere. Un esempio è quello della pubblicazione di una foto, in realtà risalente al 2013, di centinaia di bare in fila. Foto che è stata collegata alla tragedia causata del coronavirus a Bergamo. Questa fake news, purtroppo, ha creato un effetto a catena: è stata messa in dubbio la veridicità dei decessi da Covid-19, gridando a un complotto non ben chiaro per “controllare” il popolo italiano.

Coronavirus, c’è chi sostiene che “le bare di Bergamo non erano vere”

E’ vero: sui social è spopolata l’immagine delle bare tutte in fila. Non era Bergamo, ma Lampedusa e l’anno era il 2013. Con quella foto si è raccontato il naufragio avvenuto in ottobre, il quale aveva causato 368 morti. Le bare erano ospitate nell’hangar dell’aeroporto: erano 111, i corpi che non erano stati inghiottiti dal mare. Nessun Tg, va sottolineato, ha mandato in onda quella foto. L’unico documento reale è quello degli autocarri che portano via le bare da Bergamo, per la saturazione delle attività che si occupano di onoranze funebri. Insomma: quella di Lampedusa era una storia, quella di Bergamo, è un’altra.

Ora c’è una nuova versione della bufala: c’è chi sostiene che le bare di Bergamo in realtà non siano vere. Quella che sta avvenendo è una vera e propria strumentalizzazione da parte di alcuni complottisti, i quali vogliono dimostrare l’intenzione del governo non solo di ingigantire i numeri del Covid-19, ma anche quella di fare terrorismo psicologico per poi indurre tutti noi a… vaccinarci.

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Coronavirus, perché le persone credono ai complotti

Ci siamo imbattuti contro il coronavirus. Sappiamo che non è un virus che ha attaccato solamente l’Italia, ma sta mettendo in ginocchio, uno dopo l’altro, tutti i Paesi del mondo. In alcuni casi, per fortuna, l’esperienza degli altri Stati ha insegnato come gestire l’emergenza e il numero dei decessi si è ridotto. L’Italia, dopo la Cina, è stata la prima a combattere il nuovo virus e la storia la conosciamo tutti. Le immagini le abbiamo viste, i numeri (che ci si voglia credere oppure no) li conosciamo. Perché alcune persone arrivano a dubitarne? Come fanno a pensare che sia tutto un complotto, studiato a tavolino per chissà quale motivo?

Le persone sentono la necessità di trovare un complotto in tutte le situazioni che non riescono personalmente a verificare e a cui si rifiutano di credere. Siamo continuamente bombardati dalle notizie, sia che esse arrivino dalla televisione che da internet. Questo porta a cercare delle correlazioni inesistenti tra le migliaia di informazioni frammentate che quotidianamente ascoltiamo, a ricondurle a episodi passati senza alcuna relazione e a percepire degli imbrogli anche dove non ci sono. La dimostrazione è, per esempio, la presunta correlazione sostenuta da alcuni tra il coronavirus e i vaccini, o addirittura tra il coronavirus e la rete 5G. Nessuna evidenza scientifica dimostra nulla di tutto questo.

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Il video in cui si mettono in dubbio le bare di Bergamo

Il problema nasce quando le persone che sostengono certe teorie lo fanno con un tono abbastanza credibile: sul web è spopolato un video di un’intervista realizzata dal canale web TViVo, nella quale si sostiene che tutta l’emergenza in realtà sia stata programmata e attuata dal governo italiano per “controllare e zittire gli italiani”. E l’unico modo era, appunto, “quello di metterli di fronte alla morte”. Nel video, l’intervistata, Pam Morrigan, già nota per aver partecipato alla conferenza dei terrapiattisti del 2018, sostiene che Bergamo non sia stata colpita da nessuna emergenza. Anzi, il numero dei morti, dice, rispecchia esattamente la media annuale. Non è ben chiaro, dall’intervista, il perché il governo avrebbe dovuto prendere queste misure per “controllare gli italiani”. Chissà cosa staranno combinando a Palazzo Chigi insomma se hanno dovuto chiudere in casa tutti gli italiani per circa due mesi. Anzi: chissà cosa staranno combinando nel mondo.

Nel video, inoltre, si mette in discussione anche l’immagine dei camion che trasportano via le salme. Un’immagine che purtroppo rimarrà nella storia. Secondo Pam Morrison, l’unico motivo per cui è dovuto intervenire l’esercito è stato che “le bare puzzavano e non potevamo trasportarle nei carri funebri”.

Forse bisognerebbe portare un po’ più di rispetto a tutti i familiari delle vittime, ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari e in generali a tutti coloro che hanno cercato di gestire un’emergenza che, come uno tsunami, ha invaso il mondo intero. Andare a cercare per forza il complotto, in questo momento, è inutile e meschino. >>Tutte le notizie di UrbanPost

 

cecilia rodriguez

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