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Coronavirus, il medico che annunciò il virus non è morto

Da qualche ora tutti i giornali stanno parlando della morte del medico cinese Li Wenliang, colui che per primo annunciò l’allarme sulla diffusione del Coronavirus. Secondo la stampa cinese, il dottore simbolo del silenzio governativo di fronte all’emergenza, sarebbe morto dopo il contagio del virus. La notizia, ripresa immediatamente anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, in realtà poco fa è stata smentita dall’ospedale dove Li Wenliang è ricoverato da giorni.

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Coronavirus, la notizia smentita

Il medico cinese al momento sembra essere ancora ricoverato al Whuan Central Hospital, e a confermarlo è anche l’Hong Kong free press. Il South China Morning Post, inoltre, ha riportato la dichiarazione che l’ospedale ha pubblicato sul suo account Weibo: “Nella lotta contro l’epidemia di polmonite da nuova Coronavirus, l’oftalmologo Li Wenliang del nostro ospedale è stato purtroppo contagiato. Attualmente è in condizioni critiche e stiamo facendo del nostro meglio per rianimarlo”. Un paio di ore fa, invece, alcuni media come il Global Times e la tv Cgtn avevano diffuso la notizia della sua morte, smentita dall’ospedale in cui si trova in condizioni critiche.

Che il dottore fosse ricoverato era già noto: lui stesso aveva pubblicato un post in cui spiegava di essere costretto in ospedale per via del contagio. La sua foto, con la mascherina dell’ossigeno e il tesserino d’identità mostrato a fatica, è diventata immediatamente virale: dopo la riabilitazione per mano della magistratura, infatti, Li Wenliang è stato riconosciuto come l’eroe nazionale che ha sfidato il potere delle autorità locali per una “nobile causa”.

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Coronavirus, il medico che lanciò l’allarme non è morto

Li Wenliang, un oculista dell’ospedale di Whuan, aveva diffuso l’allarme in una chat condivisa con alcuni colleghi alla fine di dicembre. Il dottore, infatti, aveva notato sette casi di un virus simile alla Sars e immediatamente ha tentato, senza successo, di avvertire i colleghi e di condividere l’allarme che quei pazienti sospetti avevano suscitato. La preoccupazione gli è costata una convocazione da parte dei responsabili dell’ufficio pubblico per la sicurezza, l’iscrizione nel registro degli indagati e la messa in guardia dal diffondere “interpretazioni false”.

Non è tutto: dopo l’allarme Li Wenliang è stato screditato dalle autorità e arrestato insieme ai sette colleghi che avevano messo in guardia amici e conoscenti. L’indagine, infatti, era partita con un interrogatorio che si era concluso con l’obbligo di firmare un documento con cui dichiarava che il suo allarmismo costituiva un “comportamento illegale“. Il giorno dopo, il 31 dicembre 2019, la polizia ha annunciato l’avvio di un’indagine su otto persone che avrebbero diffuso notizie false sulla diffusione della malattia. E in quello stesso giorno, la commissione Salute di Wuhan ha registrato i primi 27 casi di polmonite, ma non era ancora chiara la causa dell’infezione. Li Wenliang è stato riabilitato in seguito solo grazie all’intervento della magistratura.

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