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Coronavirus, lettera di un infermiere che combatte l’emergenza sanitaria

In questo momento i veri eroi dell’emergenza sanitaria da coronavirus sono tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari impegnati giorno e notte a contrastare la diffusione del Covid-19. Peleggrino Coretti, un infermiere dell’ospedale Niguarda di Milano, ha raccontato cosa significa lavorare in ambito ospedaliero in un periodo storico così delicato.

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Coronavirus, la testimonianza di un infermiere

“In trincea, ci siamo noi professionisti sanitari, i professionisti di sempre, quelli che prendono insulti, minacce, botte, ma salvano vite”: inizia così la lettera inviata dall’infermiere di Milano a Fanpage.it. “Turni massacranti, riposi che saltiamo, notti in piedi. Colleghi e colleghe che mai come in queste ore hanno fatto della loro professione una vera e propria missione di umanità. Infermieri, medici, tecnici, Oss che il virus ha colto di sorpresa come tutti, ma noi non possiamo permetterci il lusso di rinchiuderci in casa con le nostre famiglie, non possiamo cedere alla paura, allo sconforto e alla stanchezza! Le Nostre famiglie vorrebbero che stessimo con loro ma non possiamo, perché abbiamo una “Mission” e per questo ci seguono a distanza perché sanno di averci prestato alle Aziende ospedaliere per sconfiggere questo maledetto virus”.

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Coronavirus, l’impegno dei professionisti sanitari

L’ospedale milanese di Niguarda è uno dei presidi che in questi giorni sta affrontando una situazione senza precedenti. “La nostra presenza infaticabile e premurosa anche dopo molte ore di lavoro stremante, la nostra capacità di mantenere la calma in una situazione così delicata. Alcuni di noi si sono ammalati per prendersi cura di chi ne aveva bisogno”. La percentuale di medici e infermieri contagiati dal Covid-19, infatti, è circa del 10%. Ma questo non basta a fermarli: “Noi professionisti sanitari, quelli in prima linea e quelli che lavorano nelle retroguardie, ce la stiamo mettendo tutta! Ce la faremo!“. In Lombardia i contagi da Coronavirus sono saliti a 5469, con 2802 ricoverati tra i diversi ospedali e 440 persone trattenute nei reparti di terapia intensiva. Questi numeri, oltre a quelli dei decessi (333) rappresentano la vera crisi: il rischio di incorrere nella mancanza di posti letto.

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