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Coronavirus, l’ufficiale di Costa Victoria: “Lo Stato ci ha abbandonato in mezzo al mare”

“Non siamo untori, vogliamo solamente rientrare nel nostro Paese”. Con la voce strozzata in gola, l’ufficiale Massimo Castiello lancia il suo drammatico appello dalla nave da crociera “Costa Victoria”, quella nave che giorni fa è riuscita ad attraccare a Civitavecchia dopo aver peregrinato in cerca di un approdo. “Vogliamo farlo in sicurezza, sottoponendoci ai test necessari e isolandoci volontariamente per il periodo di quarantena. Nessuno di noi dovrebbe sopportare il solo pensiero di essere inconsapevolmente divenuto un veicolo di diffusione del coronavirus”.

Coronavirus, l’appello disperato dell’ufficiale della nave da crociera Costa Victoria

Quello che stanno vivendo è un vero e proprio incubo. Dopo il ricovero a Creta di una passeggera argentina risultata positiva al coronavirus, la nave si è diretta in quarantena verso l’Italia. Ma le cose non sono andate come da programma: una volta attraccati a Civitavecchia, la disavventura è continuata. Alcune centinaia di turisti sono stati fatti sbarcare, così come cinquanta dipendenti della Costa Victoria. Tutti gli altri invece sono stati costretti a rimanere a bordo, completamente isolati. I test dovevano essere fatti a tutti, e invece sono stati sottoposti al tampone solamente poche persone, tra le quali il comandante, due marinai, i medici e gli infermieri. Di questi, due marinai sono risultati positivi al Covid-19.

Sulle navi dove il virus è risultato presente non è stato certo per colpa nostra“, sottolinea l’ufficiale nel video messaggio. “E’ arrivato in sordina, come ha fatto altrove, generando la stessa paura. La stessa sofferenza. Ci hanno sbattuto le porte in faccia molteplici volte, togliendoci la terra da sotto i piedi. Non ci siamo sconfortati, perché sapevamo che c’è pur sempre il nostro Paese ad attenderci all’orizzonte. E invece giunti nelle prossimità delle acque italiane, è incominciato il valzer dei divieti. ‘Non potete andare lì. Non vi vogliamo. Dovete aspettare. Vi stiamo monitorando’. Facendoci così trascorrere giorni in attesa di una decisione, come se non fosse bastato il lungo viaggio. E quando anche la decisione è arrivata, il sindaco e il presidente di turno hanno posto ancora una volta il veto, lasciandoci basiti”, racconta.

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Coronavirus, l’ufficiale della nave: “Lo Stato ci ha lasciati in mezzo al mare”

“Cosa devo dire a mia moglie dopo quasi sei mesi? Qual è l’altra scusa che devo accampare ai miei figli? Come faccio a spiegargli che le belle parole appassionate spese per fargli capire il senso di quel drappo di colore potessero essere smentite di lì a breve?”, continua l’ufficiale nel video. “Forse non avrei dovuto dirgli che quella non era solo una bandiera colorata, ma il simbolo di un Paese e per tanto andava maneggiata con rispetto. Quei colori che ci rendono una Nazione. Per questo ne ho spedita una, grande da appendere al balcone come è grande il mio amore per loro.

Questo accadeva non molti giorni fa, quando il virus si è presentato tragicamente nelle nostre vite. Quando costringendoli a rimanere a casa, sono rimasti soli. Un simbolo forte di unità a cui in mia mancanza, loro si sarebbero potuti aggrappare per sentirsi meno soli. Poi lo Stato di quella stessa bandiera che ho comprato con tanto orgoglio ci lascia in mezzo al mare in balia degli eventi che si preannunciano per noi sempre più difficili. Ci respinge come se fossimo dei clandestini. Come faccio a spiegarglielo? Se non nutrissi un profondo rispetto dello Stato, l’avrei fatta rimuovere dal balcone. Non sarebbe stato certo un bel gesto, troppo facile. Provo una profonda vergogna in questo momento, perché anche durante le battaglie più ardue e cruente quando cade il porta bandiera c’è sempre qualcuno ardito che la raccoglie.

Sprezzante del pericolo, la innalza nuovamente al cielo a costo della propria vita. Per non dover rinunciare mai a quel gesto che è alla base della nostra libertà. Forse a questo punto verrebbe da dire che sarebbe meglio ammainare la bandiera italiana che portiamo orgogliosamente in giro per il mondo, segno distintivo di uno stile. Simbolo di cultura pregna di storia e tradizione millenaria. Omaggio ai sacrifici di un popola abituato ad alzarsi fiero. Beh, se questi colori non significano più nulla per voi, sarà meglio riporla. Il mio appello va al presidente della Repubblica e a tutti voi, non lasciate questa bandiera sul selciato. Aiutateci a tornare a casa.”, ha concluso l’ufficiale.

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