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Coronavirus, riapertura il 4 maggio: come avverrà, settori e lavoratori più a rischio

Coronavirus riapertura. Si parla di giorni di una riapertura graduale che – ad oggi – vede come data più certa d’inizio lunedì 4 maggio 2020. Il Comitato tecnico scientifico e l’Istituto superiore di Sanità (Iss) stanno assistendo il governo nella decisione, predisponendo un’attenta analisi sul rischio che corrono i lavoratori interessati dalla riapertura. Vediamo di capire meglio di cosa si tratta.

Coronavirus riapertura

Le attività che potrebbero riaprire per prime

Scrive La Repubblica che la “legenda” del Comitato tecnico-scientifico individua tre livelli di rischio, “tre luci – verde, gialla e rossa – a seconda di quanto i lavoratori sono fisicamente vicini, tra loro e con eventuali clienti. Il Comitato tecnico scientifico della Protezione civile lavora a una classificazione del pericolo in vista delle riaperture, che ancora non sono state sbloccate”.

Tra le attività che potrebbero ripartire per prime, perché considerate a basso rischio (semaforo verde) ci sono:

  • coltivazioni agricole;
  • attività legali, contabili e assicurative;
  • fabbricazione di mobili;
  • attività immobiliare;
  • riparazione di materiale elettronico e per la casa.

Il quotidiano romano spiega solo in parte perché queste vengano considerate attività a basso rischio. Possiamo fare delle ipotesi, più che fondate, conoscendo bene le linee guida dell’Iss per uscire dall’epidemia, fondate sul “distanziamento sociale”. E’ evidente che nel settore agricolo, oltre al vantaggio di lavorare all’aria aperta, il distanziamento tra i lavoratori sia più semplice. Forse meno nelle coltivazioni in serra, ma qui entra in gioco la diversa organizzazione del lavoro negli spazi, discorso che va esteso anche agli alti settori indicati con il “semaforo verde”.

Si tratta in tutti i casi di attività che si svolgono in uffici, dove il distanziamento è possibile con una buona organizzazione. Lo stesso discorso vale per la regolazione dell’afflusso dei clienti. Anche nelle attività artigiane come le riparazioni o piccolo-industriali, come la fabbricazione di mobili. In tutti questi ambiti, mantenere la distanza corretta sul luogo di lavoro appare più semplice che in altri campi.

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Coronavirus riapertura: le attività a “rischio medio”

Le attività contrassegnate con il semaforo giallo, quindi considerate a rischio medio sono queste:

  • fabbriche (tutti i settori industriali)
  • uffici pubblici e privati
  • negozi ed esercenti al dettaglio (commessi inclusi)

Per queste attività potrebbe rendersi necessario più tempo dei venti giorni tra oggi e il 4 maggio prossimo. Si tratta di organizzare i luoghi di lavoro in modo adeguato per permettere il distanziamento sociale e garantire l’approvvigionamento di mascherine e dispositivi di protezione individuale in quantità sufficiente. E’ evidente che in settori come l’industriale il consumo sarà elevato.

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Coronavirus riapertura: le attività ad alto rischio

Queste invece, secondo l’analisi del Comitato tecnico-scientifico, le attività considerate ad alto rischio:

  • scuole
  • ristoranti e bar
  • dentisti
  • parrucchieri ed estetisti
  • palestre
  • discoteche

Per queste attività ancora non è chiaro come la task force del governo voglia muoversi per la riapertura. Di sicuro, saranno necessarie attività straordinarie di sanificazione degli ambienti. E le dotazioni di consumabili per la protezione individuale dovrà essere massiccia. Il distanziamento sociale potrebbe comportare gravi problemi organizzativi soprattutto per le scuole fino alle secondarie superiori, per via di come sono strutturate attualmente le classi. Il distanziamento sociale potrebbe essere più semplice per i ristoranti, anche solo organizzando l’afflusso della clientela su più turno. Più complicato quello dei lavoratori, soprattutto nelle cucine piccole. Per i bar invece resta complesso, per via del servizio al banco che tuttavia potrebbe essere organizzato come se fosse una specie di take-away. >> Tutte le notizie sul Coronavirus

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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