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Coronavirus, “super untore” contagia 11 persone poi guarisce: «I miei pensieri sono per gli altri»

È stato rinominato suo malgrado “super untore” il 53enne britannico contagiato da coronavirus e veicolo della malattia per ben 11 persone. Si chiama Steve Walsh ed è un imprenditore inglese oggi guarito dal virus che, a partire da Wuhan, ha seminato una scia di morte senza fine e senza precedenti. Individuato nei giorni scorsi come fonte di contagio per 11 connazionali, il “super untore” ha rivelato la propria identità.

coronavirus super untore

Coronavirus, “super untore” contagia undici persone: oggi guarito

La storia di Walsh comincia il 24 gennaio scorso quando contrae a sua insaputa il coronavirus dopo un viaggio di lavoro a Singapore. Senza presentare sintomi per diverso tempo, il “super untore” vola poi sulle Alpi francesi per una vacanza in località Les Contamines. Sarebbe stato proprio qui che Steve avrebbe contagiato le undici persone che soggiornavano con lui in uno chalet. Soprannominato “super untore”, – per i numerosi spostamenti e per essere stato a lungo asintomatico – pare che Walsh abbia una ‘propensione’ a diffondere il virus più facilmente degli altri, per cause spesso ignote o in parte legate al suo tipo di respirazione. Sebbene sia ad oggi guarito – notizia confermata dal servizio sanitario – l’imprenditore resta al momento ricoverato e in isolamento «per precauzione».

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«Mentre io sono totalmente guarito, i miei pensieri sono per le altre persone che hanno contratto il virus»

Dopo aver annunciato la sua guarigione, Walsh ha voluto ringraziare il servizio sanitario britannico «per l’aiuto e le cure», aggiungendo: «Mentre io sono totalmente guarito, i miei pensieri sono per le altre persone che hanno contratto il virus». Il caso del “super untore” è stato commentato anche dall’Oms. «Le persone che trasmettono il virus non hanno colpe, – ha precisato Michael Ryan, direttore esecutivo del programma emergenze dell’Organizzazione mondiale della sanità – non hanno alcuna colpa di questa situazione». Con l’occasione ha invitato l’opinione pubblica ad un atteggiamento di «estrema cautela» e a non «imporre un marchio insensato» su individui coinvolti in casi di contagio.

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