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Coronavirus, tamponi da un’azienda di Brescia agli Stati Uniti: una scorta da mezzo milione di pezzi

È una guerra senza esclusione di colpi quella al coronavirus: e se il colpo, bassissimo, è quello di vendere mezzo milione di tamponi per COVID-19 agli Stati Uniti anziché fornirli alla propria nazione – in piena emergenza – poco importa. La notizia che circolava sui social già dal pomeriggio di ieri, giovedì 19 marzo, è stata confermata da Repubblica.it. Mezzo milione di kit per l’identificazione del coronavirus sono stati imbarcati dalla base americana di Aviano, a qualche chilometro da Pordenone, per gli Stati Uniti con un aereo militare. Partito nella giornata di lunedì 16 marzo, il carico di tamponi sarebbe arrivato a Memphis mercoledì. Il tutto prodotto da un’azienda bresciana, con sede proprio in uno dei focolai dell’epidemia.

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Coronavirus, tamponi agli Stati Uniti dall’Italia

L’annuncio della spedizione era stato fatto su Instagram con un post – poi rimosso – assieme alla foto della stiva di un quadrireattore C-17 Globemaster dell’Air Force zeppa di contenitori con i kit per i tamponi. Il pensiero iniziale che i tamponi giunti in America provenissero dalle basi militari statunitensi (che dispongono di enormi depositi di materiali medici, accumulati in vista di un conflitto) è stato presto smentito. È stato il portavoce del Pentagono, Jonathan Hoffman, a confermare in qualche modo la notizia. «Ci sono elementi multipli per fare il test – ha approfondito il generale Paul Friedrichs, del comando medico centrale – I primi sono i tamponi che servono a raccogliere i campioni dalle persone, poi c’è il liquido dove svilupparli. Questo è ciò che abbiamo portato dall’Italia». Con la postilla: «Questo è un grande esempio di come le nazioni lavorino insieme per assicurare che venga data risposta alle domande globali».

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Copan Diagnostics, l’azienda bresciana fornitrice dei tamponi

La riprova della produzione tutta italiana, anzi bresciana, dei kit per tamponi da coronavirus spediti negli Stati Uniti arriva a Repubblica dall’ambasciatore Lewis Einsenberg: «Siamo lieti che l’azienda italiana Copan Diagnostics continui a produrre tamponi per i test del Covid-19 in quantità sufficienti per soddisfare le richieste in Italia e le vendite all’estero. – ha riferito – Il settore privato italiano contribuisce a salvare vite nel mondo. Mi congratulo per questo sforzo». E ha quindi precisato che «gli Stati Uniti continueranno ad acquistare questi tamponi da aziende italiane secondo le proprie necessità. Gli Stati Uniti e l’Italia continuano a lavorare insieme in strettissima collaborazione».

La replica dell’azienda

A fornire i tamponi agli Usa è stata dunque la Copan Diagnostics, un’azienda di Brescia che dal canto suo replica: «Tutto è avvenuto alla luce del sole. Non dovevamo avvertire le autorità italiane: sono prodotti in libera vendita. E noi siamo un’azienda leader che esporta in tutto il mondo. Non c’è carenza di tamponi: nelle scorse settimane in Italia ne abbiamo venduti più di un milione e possiamo soddisfare tutte le richieste. Il problema non sono i kit, ma i laboratori per analizzarli. Quello stock – precisa poi – non è stato acquistato dal governo statunitense, ma da società private e distributori americani. Lo hanno trasportato con un volo militare soltanto perché non c’erano aerei commerciali disponibili».

 

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BREAKING: 500,000 test kits flown in to Memphis, a major FedEx distribution hub. Link in bio for details. #coronavirus #military #tennessee #memphis #italy #airforce

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